- Categoria: Esperienze a scuola
Il gabbiano Fabrizio
Il percorso didattico ed educativo che mi accingo ad esporre è la testimonianza di un’esperienza possibile e realizzabile,in casi così gravi di disabilità, dove però siano presenti sinergie di intenti all’interno dell’istituzione scolastica e alla base ci sia un lavoro di equipe.
Le letture che hanno supportato il mio impegno sono testi come quelli di don Milani, di Freinet e il movimento di cooperazione educativa e di Torej Hajden, psicoterapeuta e scrittrice americana contemporanea che nei suoi scritti racconta il lavoro didattico ed educativo con alunni difficili. Ciò di cui ero però consapevole, come dice dottor Matteo Lucioni, era che gli autistici devono essere considerati “ragazzi a piena partecipazione. Sono ragazzi come tutti gli altri e soprattutto come tutti gli altri sono ragazzi!”
Questo lavoro è stato reso possibile da più persone che fermamente hanno creduto realizzabile l’integrazione di Fabrizio sia dentro la classe che nella scuola.
Già nel maggio 2004 venni a conoscenza del probabile inserimento nella classe prima, che io avrei avuto , di un caso molto grave di disabilità.
Nell’estate scelsi la lettura e l’animazione del libro di Luis Sepulveda “La Gabbianella e il Gatto che le insegnò a volare” dove sono trattate varie tematiche: la diversità, la solidarietà e l’amicizia fra esseri completamente diversi. Un gatto, infatti, con l’aiuto dei suoi simili, cova un uovo consegnatogli da una gabbiana morente a causa dell’inquinamento umano. Dall’uovo nasce Fortunata che, covata e allevata dai gatti, si identifica con loro. Zorba, il gatto mamma, aveva promesso di insegnarle a volare e, con l’aiuto di un poeta, riesce a mantenere la promessa fatta .
La lettura del testo mi permetteva da subito di entrare nel merito dei problemi e di preparare gli alunni in modo adeguato. Ero certa che solo attraverso loro potevamo creare i presupposti per una reale integrazione. Insomma, ero sicura che i Gatti alunni avrebbero imparato ad amare il mondo sconosciuto della Gabbiana Fortunata.
Con l’inizio delle attività didattiche ritenevo indispensabile coinvolgere insieme ai miei alunni le famiglie perciò, fin dall’inizio, presentai il caso e proposi la visione del film di Gianni Amelio “Le chiavi di casa” sul tema della disabilità e con esse ci recammo al cinema. Con i ragazzi riflettemmo a lungo sul problema.
Contemporaneamente, una volta alla settimana, incontravamo, seduti in cerchio, l’educatore che con il metodo della maieutica, preparava gli alunni all’incontro con Fabrizio e a ciò che avrebbe significato il suo arrivo. L’ansia e la paura che in generale gli alunni avevano percepito nella scuola, pian piano si trasformò in entusiasmo e desiderio di condividere con noi adulti un progetto di integrazione. Ogni rinvio del suo arrivo, dovuto alla fase preparatoria, veniva accolto con molta delusione da parte dei compagni.
Il giorno dell’ingresso a scuola arrivò carico di ansie e di forti emozioni per tutti noi. Fabrizio entrò in classe accompagnato dall’educatore e dall’insegnante di sostegno, mentre i suoi compagni lo salutarono presentandosi uno per uno.
Dopo uno sguardo curioso verso di loro mostrò subito segni di insofferenza e forte irritabilità e la porta fu subito raggiunta! Molti giorni seguirono così, ma noi tutti sapevamo che solo stando con i suoi compagni, e non relegato nell’ aula predisposta appositamente per lui, Fabrizio avrebbe imparato a interagire con loro. Si dovevano creare le condizioni per farlo stare in classe e lavorare insieme ai compagni.
Avevo già programmato alcune attività, ma quella che mi parve più consona e più efficace era il sistema del tutoring. Ogni giorno, a turno, gli alunni si avvicendavano a lavorare con il compagno.
Il lavoro da svolgere con lui veniva preparato a casa da ciascuno di essi. In genere si iniziava con la scrittura guidata della data e del nome di Fabrizio e successivamente il compagno di turno gli presentava il lavoro da svolgere: individuazione di sequenze, ripetizione di nomi di animali, individuazione e ripetizione delle parti del corpo, di colori e forme. Da casa i ragazzi portavano dei giochi didattici e spesso Fabrizio li lanciava via, ma loro non si sono mai sentiti frustrati dalle sue reazioni poiché intuivano la necessità di pazientare. La fantasia degli alunni superò di gran lunga la mia: io diedi dei suggerimenti, ma loro andarono ben oltre!
La purezza della loro età e la capacità di interagire fra pari si manifestò da subito attraverso l’osservazione del modo di reagire di Fabrizio.
Il resto della classe continuava a lavorare in perfetto silenzio, poiché questa era una condizione assolutamente indispensabile. Il lavoro silenzioso veniva interrotto solo dalle urla o dai tentativi continui di Fabrizio di sottrarsi all’impegno. Gli alunni erano consapevoli che loro dovevano fare in modo di non osservarlo in modo tale che l’educatore lo riportasse alla calma e alla tranquillità. Giorno dopo giorno, e con molta pazienza da parte di tutti coloro che lavoravano con Fabrizio, la situazione migliorò, finché lui non accettò di stare in classe, anche se, ancora oggi, a volte tende a sottrarsi all’impegno!!!
Dopo ogni attività chiedevo all’alunno di turno di relazionare a casa il lavoro svolto: questo permetteva, sia a me che agli alunni, di osservare da vicino le reazioni del compagno e di abituarlo a stare con noi in classe. Dall’analisi delle riflessioni emergevano elementi importanti che guidavano il percorso di integrazione. I suggerimenti potevano essere: la sistemazione del compagno nello spazio dell’aula, l’osservazione del mutamento del suo umore, la preferenza di un compagno rispetto ad un altro, in particolare per l’autorevolezza di uno e la dolcezza di un altro .
Fra tutte le osservazioni, la più importante fu notare che con gli adulti Fabrizio era irritabile, aggressivo e manifestava rabbia, morsicando, graffiando, buttandosi a terra; ai suoi compagni, invece, riservava un sorriso, una carezza o altre esternazioni di gioia!!! Intuimmo che quella era la strada giusta. Così abbiamo proseguito fino a questo momento, con continui e progressivi miglioramenti sul fronte dell’integrazione.
Ai ragazzi non è venuto mai meno l’impegno e l’entusiasmo, grazie anche alle famiglie che in vari modi ci hanno supportato. Abbiamo avuto la loro piena fiducia e hanno compreso appieno che non sono solo i loro figli a dare, ma che da Fabrizio avrebbero ricevuto tanto .
A Natale preparammo una festa dedicata alla classe e a Fabrizio in particolare. I ragazzi hanno recitato delle poesie e cantato per lui. Con le famiglie abbiamo condiviso un momento di grande emozione.
Gli alunni hanno imparato a lavorare con motivazioni diverse, i lavori scritti sono memoria storica della scuola e sono stati valorizzati attraverso la realizzazione dell’antologia “Voglia di volare”che contiene i testi più significativi del materiale raccolto e del percorso di integrazione, inoltre sono presenti i lavori sull’animazione alla lettura del testo di Sepulveda svolti anche in 2A in accordo con l’insegnante di lettere del corso.
Ogni alunno si é abituato a studiare un problema e a trovare soluzioni, ha collaborato ad un progetto comune con i suoi coetanei e con gli adulti, ha imparato a progettare e a strutturare un lavoro personale e accresciuto l’autostima e sviluppato la coscienza del sé. Ciascun alunno ha inoltre fatto emergere tratti della sua personalità come la disponibilità, la fantasia, la volontà, la capacità di comunicare e di organizzare, l’autocontrollo, la gestualità. Infine hanno capito che il lavoro silenzioso è più produttivo.
L’orientamento è un altro aspetto di cui gli alunni trarranno beneficio.
Con la famiglia di Fabrizio c’è stata sempre una comunicazione continua e, anche da parte loro, una fattiva collaborazione e fiducia nei nostri confronti.
In classe si e’ creata inoltre una scala di valori diversi da quelli della società attuale: l’ amore, l’ amicizia e la solidarietà non si pagano con il denaro ma con un cuore grande e loro, i Gatti , hanno aiutato il Gabbiano a spiccare i primi piccoli voli, parafrasando così il titolo del libro “Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare”. Oggi Fabrizio, dopo sette mesi di scuola, sta tranquillo seduto con i suoi compagni .
Per renderlo partecipe, drammatizzo per lui passi dell’Odissea o fiabe e dai suoi gesti capisco che mi ha ascoltato con attenzione e, proprio l’altro giorno, dopo che i compagni hanno ripetuto una poesia a memoria, lui con il loro aiuto ha fatto lo stesso ed ha risposto con gioia alle loro gratificazioni. Ha partecipato a due visite guidate di un giorno e a una di tre giorni all’ Asinara, durante le quali ha rafforzato l’amicizia con i compagni e gioito dello stare con loro.
Alcuni passi sono stati compiuti, ma molto ancora ci aspetta. Come dicono i ragazzi, qualche chiave per entrare nel mondo di Fabrizio é stata trovata ma si tratta di impegnarsi ancora tanto, ognuno con il suo ruolo: dirigente, alunni, docenti, educatori, personale ATA scuola in generale. E, come dice il presidente dell’associazione Peter Pan “ Fabrizio ci sta insegnando ad osare e ad aver coraggio”
Per tutta l’estate ,per non interrompere il rapporto di amicizia,ho accompagnato i compagni di classe di Fabrizio a casa sua. Ogni volta ci accoglieva in giardino in un carrello ,di quelli da agganciare alla macchina, dove secondo lui, ricreava l’ambiente della classe. Spesso,benché goloso,non voleva scendere neanche per fare la merenda,tanta era la voglia di stare con loro. In modo caotico e convulso abbracciava,baciava,correva,urlava,comunicava a modo suo la sua gioia.
L’anno scolastico è iniziato da tre mesi e….dopo l’integrazione stiamo lavorando sulla comunicazione,ma questo lo racconterò a fine anno sperando che Fabrizio ci riservi altre sorprese.
PER FABRIZIO
Dentro i tuoi occhi ho guardato
Dentro i tuoi occhi ho cercato
Un lampo,un’immagine
Un sogno, un segno
Ho imparato a intrecciare
Fili di seta
Con pazienza e tenacia
I piccoli Gatti mi hanno aiutata
Ad andare là
Dove per altri è proibito
Mi hanno insegnato
A vedere oltre l’orizzonte
Per osservare l’imprescrutabile
Del tempo e dello spazio
Grazie a voi Gatti alunni
Grazie a te Gabbiano Fabrizio
Fabrizio è un ragazzo di 14 anni affetto da una forma delle più gravi di autismo.
Autore: Prof.ssa Maria Gabriella Olianas è docente di materie letterarie presso la scuola media “A.Rosas” di Quartu S.Elena (CA). Quando ho iniziato a lavorare con Fabri ero sostenuta dalla mia esperienza professionale e dai vari studi di psicologia e di pedagogia, il resto l’ho fatto con la capacità di mettermi in discussione e in gioco.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 2, Gennaio 2006

