- Categoria: Difficoltà di apprendimento
Volontari "nella rete"
Storia di un incontro, di un contatto, di una crescita personale nella relazione di aiuto alla propria comunità
Se un assistente sociale organizza l'aiuto attraverso i volontari, questo non è solo un modo particolare tra i tanti possibili, per realizzare l'assistenza o la riparazione rispetto ai deficit conclamati di questa o di quella persona. Si produce, come valore aggiunto, lo sviluppo di benessere (autorealizzazione) così come lo sviluppo di attitudini e abilità di cura (eterorealizzazione) nei volontari stessi […] ciò che il volontario apprende nei contesti in cui offre il suo servizio lo può poi riportare nella propria vita quotidiana, nella famiglia, nel lavoro e così via, quindi con benefici indiretti e diffusi nella società intera.
Fabio FolgheraiterSpesso approdano al Servizio Sociale segnalazioni di "difficoltà del rendimento scolastico" da parte della scuola, come risulta da molteplici ricerche (1).
La tipologia di lavoro richiesto all’educatore del Servizio Sociale in questi casi è di incidere sulle relazioni familiari problematiche operando là dove i bambini e le loro famiglie vivono quotidianamente. Tuttavia, "la forte presenza della scuola concorre a indirizzare i Servizi educativi prevalentemente verso finalità di sostegno scolastico, mettendo in secondo piano le più ampie finalità educative" (2), mentre il Servizio Sociale dovrebbe impiegare tempo a creare "connessione tra i problemi di comportamento dei minori e i problemi delle famiglie di appartenenza" con un "approccio maggiormente efficace a favore delle famiglie multi problematiche" (3).
… ARRIVANO I PIONIERI DELLA "CROCE ROSSA"
"Altre cose in verità mancavano [ …] una di queste era la collaborazione con il volontariato" per non incorrere in "una certa rigidità di schieramenti che sembravano contrapporre l’efficientissima rete di servizi[ …] alle iniziative del volontariato locale" (4).
Come educatori abbiamo deciso di scrivere questa esperienza consapevoli che "gli operatori [ …] difficilmente sono disponibili a elaborare per iscritto e quindi a rendere trasmissibili le loro acquisizioni, condannando se stessi e i colleghi a ricominciare sempre da capo" (5).
Per questo speriamo che altri e noi stessi non si debba ricominciare troppe volte da capo.
La ricerca di volontari nel nostro lavoro ha rappresentato la messa in atto di cure informali secondarie (6) tese al significato di care (prendersi cura di) per non "sanitarizzare" ed etichettare i minori. Lo scopo è costruire una rete al fine di dare a tutti i minori l’opportunità di conseguire il diploma dell’obbligo, secondo il "motto" di Barbiana "la scuola media non può bocciare", anche se, ancora oggi, non garantisce gli strumenti affinché tutti apprendano (ad esempio raramente si adopera per realizzare servizi di dopo scuola) e perpetua e diffonde il classismo e la differenziazione sociale.
In quest’ottica i volontari sono stati preparati alla loro attività con incontri introduttivi rispetto ai ragazzini con i quali devono interagire ed alle caratteristiche del servizio sociale con il quale collaborano E’ stata stipulata una convenzione tra l’ente sociale e la Croce Rossa ed è stato organizzato un "aiuto formale ai carer informali da parte degli operatori professionali che passa attraverso una riflessione sui bisogni dei carer "che devono essere rispettati" per la valorizzazione della loro funzione e prevenire il loro burnout" (7):
- riconoscere esplicitamente i bisogni del carer e il valore del contributo da lui offerto;
- dare la possibilità di sospendere "[ …] l’attività" per i periodi brevi o lunghi di "tregua";
- garantire aiuto pratico;
- garantire la presenza di qualcuno con cui il carer possa parlare e soddisfare le sue particolari necessità emotive.
…PIONIERI AL LAVORO: SOSTEGNO E RIELABORAZIONE EMOTIVA
Si è avviata la collaborazione con circa quindici volontari rispetto ad attività con altrettanti minori dal periodo di aprile 2002. Un monitoraggio costante degli operatori, in particolare degli educatori di territorio rispetto alle situazioni in carico, ha permesso che i percorsi attivati venissero seguiti in modo continuativo attraverso momenti di scambio e confronto individuale. Tutte le attività concordate sono state svolte con regolarità e soddisfazione da parte dei volontari e dei minori.
In occasione della verifica del lavoro svolto, è emersa l’esigenza da parte dei volontari di avere un momento calendarizzato di confronto di gruppo per raccontare e rielaborare l’esperienza. Allo stesso tempo, se da un lato i volontari dicono di ritenersi soddisfatti dell’esperienza svolta in collaborazione con il Servizio Sociale, dall’altro si definiscono "volontari allo sbaraglio", necessitando di essere sostenuti nel loro percorso.
In tal senso, è parso opportuno agli operatori proporre un percorso di verifica e sostegno rispetto al lavoro svolto, che preveda, oltre ai momenti di incontro individualizzato, occasioni di confronto e di lavoro di gruppo con cadenza bimestrale.
Infatti, esiste un tipo di formazione per i volontari soprattutto a livello di informazioni su tematiche e gruppi sociali oggetto di lavoro, invece "si tratta di costruire un profilo di formazione in cui siano presenti gli elementi della conoscenza dei problemi (cos’è il dialogo, quali tipi di ragazzi si possono incontrare, quali stili relazionali adottare, ecc.) a fianco di una formazione centrata sulla rielaborazione dell’esperienza [ …] una dimensione autoriflessiva per mezzo della quale interrogarsi e crescere attraverso l’esperienza stessa" (8).
Con questo intervento, inoltre, si cerca di orientarsi verso azioni di responsabilizzazione di soggetti comunitari (9) in un’ottica di lavoro di rete, che si percepiscono come risorsa per la propria comunità di appartenenza in quanto al supporto di doposcuola per i minori, attualmente inesistente sui territori di Volvera e Piossasco (TO). Ciò comporta per gli educatori un lavoro improprio di sostegno scolastico "mettendo in secondo piano le più ampie finalità educative" a discapito di "un approccio maggiormente efficace a favore della famiglia multiproblematica" (10).
Quale è il significato che gli operatori hanno dato alla scelta di questa attività formativa?
- Possibilità di indurre nel lavoro di "routine" motivazioni e scopi collettivi, così insoliti nel nostro ambiente di lavoro (11);
- concedersi i tempi e gli spazi necessari per ragionare su ciò che si fa (12);
- sensibilizzare culturalmente il tessuto sociale sulla presenza di problematiche auspicando che almeno sul piano culturale non trovi ulteriori automatiche conferme l’idea che la "diversità" o la marginalità, la patologia o la devianza, implicano necessariamente la mancanza non reversibile di risorse per integrarsi dignitosamente nel tessuto sociale (13).
Infatti, i volontari possono proprio essere un punto rete che integra i minori nel loro tessuto sociale trasmettendo esperienze, conoscenze, attività sperimentate e fungendo da modello di "pari" importante nell’adolescenza.
In tale ottica, "Il lavoro di rete facilita lo sbocco del possibile, non la costruzione autoritaria dell’improbabile perché la rielaborazione di sé è possibile solo attraverso di sé, e questo è un limite più potente del potere degli operatori" (14).
PERCHÉ UNA PROSPETTIVA DI RETE?
Perché "non porta alcun frutto l’accanimento del Servizio Sociale e dell’educatore sul minore che si realizza nel "tamponare" una situazione familiare estremamente complessa e problematica e, talvolta, pericolosa per il benessere del minore (15), nella prospettiva curiamo il tuo disagio perché tu possa sopportarlo meglio (16).
In tale ottica, l’operatore sociale non fa il tappabuchi per le situazioni urgenti, ma favorisce lo sviluppo delle capacità di analisi e di comunicazione dei membri delle unità di base della società.
Il lavoro di rete può essere l’unica via percorribile nell’attuale situazione di carenza di risorse del sistema formale pubblico e del crescere di domande, come ormai indicato in molti testi affrontati in materia sociale.
Infatti, i bisogni umani sono così multiformi e così estesi da non poter essere soddisfatti attraverso le sole risorse delle agenzie formali e degli operatori professionali (17).
Nel lavoro di rete l’operatore non si sostituisce al cliente nel cercare risposte immediate, ma lo incoraggia nella formulazione di ipotesi di soluzione: si tratta di responsabilizzare ed autonomizzare e non di cronicizzare.
"Queste prospettive superando il tradizionale percorso della presa in carico che, avviando un processo di soluzione del problema, porta inevitabilmente il servizio ad espropriare l’utente della gestione stessa del problema, iscrivono invece l’azione a favore dell’utente, in una logica di tipo comunitario, caratterizzata da effetti che hanno a che fare con la prevenzione più che con la riparazione" (18).
E’ un "lavoro che tende a promuovere la possibilità di cambiamento nella direzione di una ridefinizione della domanda in termini di autonomia e di benessere collettivo e non più solo individuare" (19).
Infatti, "se qualcuno sta cercando una soluzione per una persona diversa da se stesso, questa non può reggere se non è tale anche agli occhi di quest’ultima" (20).
Note:
1. Checchi S., 2002
2. Checchi S., 2002, p. 113
3. Checchi S., 2002, p. 113
4. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p.5
5. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 4
6. Oliva f., Croce M., merlo R., 1995, p. 78
7. Bortoli B., 2002, p.137
8. M. Santerini2000, p. 194
9. S. Checchi, Minori, 2002, p. 114
10. S. Checchi, 2002, p.113
11. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 17
12. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 18
13. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 27
14. F. Folgheraiter, 1995, p. 36
15. Checchi S., 2002, p. 113
16. Cirillo S., Cipolloni M.V., 1994, p. 41
17. F. Folcheraiter, 1995, p. 281
18. Sanicola L., 1995, p.37
19. Oliva f., Croce M., Merlo R., p. 70
20. Folgheraiter F., 1998, p.158
Bibliografia:
1. Besson C., Il lavoro di rete. Strategie d’azione, in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 19952. Bortoli B., Cure informali (care), in "Lavoro sociale", Erickson, Trento, 2002
3. Cecchi S., Minori, famiglie e intervento educativo territoriale, in "Lavoro sociale", Erickson, Trento, 2002
4. Cirillo S., Cipolloni M.V., L’assistente sociale ruba i bambini, Cortina, Milano, 1994
5. Folgheraiter F., Lavoro di rete e valorizzazione delle risorse personali, in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 2002
6. Folgheraiter F., Teoria e metodologia del servizio sociale, Franco Angeli, Milano, 1998
7. Huguet J., Il lavoro di rete fra tecnica e partecipazione, in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 1995
8. Oliva f., Croce M., Merlo R., Appunti di metodo per un intervento di rete con approccio egocentrato, in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 1995
9. Sanicola L., Orientamenti al lavoro di rete. Approcci teorici e metodologici, in "L’intervento di rete", EGA, Torino, 1995
10. Santerini M., in Giovani-adulti, Unicopli, Milano, 2000
Autore: Emanuela Guarcello è Educatrice e formatrice e lavora in un servizio sociale della Provincia di Torino.
copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 3, Febbraio 2004

