- Categoria: Monografie
- Scritto da A. Diavoletto, F. Bottiglieri, M. Sessa, A. Tortorella, L. Carpinelli, G. Savarese
Pratiche inclusive e deistituzionalizzanti in età evolutiva: sfide per la Neuropsichiatria Infantile
L’articolo analizza il tema della deistituzionalizzazione e dell’inclusione dei minori, alla luce della normativa attuale. In questo contesto viene esplorato il ruolo cruciale della Neuropsichiatria Infantile per rispondere alle esigenze psico-sociali dei minori e delle loro famiglie, secondo un approccio che non può essere soltanto clinico, ma biopsicosociale e multidisciplinare.
Introduzione
Nei decenni passati, la Neuropsichiatria Infantile ha partecipato con alcuni suoi autorevoli rappresentanti alle lotte contro l’emarginazione e l’istituzione “totale”, tappe fondamentali della clinica e della cultura delle organizzazioni sanitarie psichiatriche (Calamoneri, 2018). I frutti di quella stagione sono stati la riorganizzazione dei servizi territoriali, la chiusura delle scuole speciali e la chiusura degli istituti per minori. Quello che caratterizzava l’istituzione totale, in generale, era la convivenza di un elevato numero di individui, dichiarati devianti secondo le norme sociali condivise, e la convinzione che tali individui dovessero vivere tutte le attività della propria vita quotidiana in modo predefinito, all’interno dello stesso luogo, governato da un’unica autorità. Tali condizioni determinavano una cristallizzazione delle funzioni psico-sociali e della vita psichica nella sua globalità (Belotti, 2008).
Per quanto concerne i minori, la letteratura ha ampiamente documentato i danni determinati dalla permanenza dei bambini in strutture non caratterizzate come un ambiente familiare (Wade, 2018; Van Ilzedoom, 2020). Infatti, i grandi istituti assistenziali possono rispondere ai bisogni materiali dei bambini, ma non possono offrire un ambiente capace di promuovere un'adeguata salute mentale. In altre culture, in diverse nazioni, tra cui alcuni paesi postsovietici, l’istituzionalizzazione è stata ancora largamente usata per offrire assistenza all’infanzia in difficoltà con le relative conseguenze (Ismailova, 2023).
In Italia, con la Legge 149/2001 è stata disposta la chiusura degli istituti per minori entro il 31 dicembre 2006, con la convinzione che va posta attenzione non solo sulla sicurezza fisica ma soprattutto sulla qualità delle relazioni nella vita del minore. Parallelamente, si è colta l’opportunità di lavorare sulle risorse del territorio per prevenire i fenomeni di abbandono e trascuratezza, nonché di promuovere interventi personalizzati in maniera “sartoriale” per ciascun minore, che riguardino però tutti i bisogni della persona e della famiglia.
Tale orientamento riguardo ai processi di deistituzionalizzazione e alla tessitura e rafforzamento di adeguati reti sociali sul territorio è stato adottato nei confronti del disagio psichico, sia degli adulti che dei minori.
I riferimenti normativi
Il principale riferimento normativo per la protezione dei minori è la Convenzione di New York sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991 con la Legge n. 176. La Convenzione sancisce il principio del "superiore interesse del minore", che è il fondamento delle normative sui diritti dei minori, contenente articoli che tutelano il diritto a preservare la propria identità, la relazione familiare, il diritto a non essere separato dai genitori senza giustificato motivo, e il diritto alla protezione in caso di privazione dell'ambiente familiare (Articoli 8, 9, 16, 20).
Il documento sottolinea anche il diritto alla protezione dalla violenza (Art. 19) e alla migliore salute possibile (Art. 24), nonché l'obbligo di garantire un livello di vita sufficiente per uno sviluppo sano e completo (Art. 27). In Italia, la Legge 184/1983, modificata dalla Legge 149/2001, regola l'affidamento dei minori e limita l'uso dell'istituzionalizzazione, favorendo l'affidamento a famiglie o, in caso di necessità, in comunità di tipo familiare. La Legge 328/2000, che mira a supportare le famiglie in difficoltà, promuove il sistema integrato di interventi e servizi sociali, ed è strettamente collegata alle Leggi 180/1978 e 104/1992. Il Decreto Ministeriale n. 308/2001 stabilisce requisiti minimi per le strutture residenziali per minori, che devono avere una bassa intensità assistenziale e una capacità ricettiva limitata a dieci posti.
La Legge 149/2001 ha completato il processo di superamento dell’istituzionalizzazione, favorendo l'affidamento a famiglie e, se necessario, l'inserimento in comunità familiari. L'affidamento del minore è temporaneo e dovrebbe durare al massimo 24 mesi, per permettere il recupero delle competenze dei genitori. Il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021/2023 promuove la presa in carico multidimensionale dei minori, riconoscendo la necessità di supportare le famiglie per prevenire l’allontanamento dei minori.
Tuttavia, le criticità del sistema di tutela sono molteplici e riguardano soprattutto la qualità degli interventi e l'organizzazione delle risorse disponibili per supportare le famiglie più fragili. Le azioni devono concentrarsi prioritariamente sul rafforzamento delle competenze del nucleo familiare e sulla ristrutturazione dei legami familiari, considerando l’affido familiare un intervento temporaneo, utile ad evitare l’istituzionalizzazione dei minori. Va riconosciuto, tra l’altro, che la sua applicazione presenta ancora difficoltà qualitative e quantitative, con una significativa differenza tra le regioni, poiché il sistema di affido richiede risorse, competenze specifiche e la formazione delle famiglie idonee, nonché azioni di sensibilizzazione per implementare una cultura dell'accoglienza e della fragilità che consideri l’educazione e la salute del minore come una responsabilità collettiva.
La deistituzionalizzazione ha riguardato anche il sistema scolastico...
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Autori: Aldo Diavoletto, Franca Bottiglieri, Marianna Sessa, Unità operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza Salerno, DSM ASL Salerno; Anna Tortorella, Servizio di Psicologia di base Ds 67 ASL Salerno; Luna Carpinelli, Giulia Savarese, Dipartimento di Medicina, Chirurgia, Odontoiatria “Scuola medica salernitana”, Università di Salerno.
copyright © Educare.it - Anno XXV, N. 9, Settembre 2025

