- Categoria: Genitorialità
Non di sola scuola ...
Prosegue in questo articolo la riflessione sulle "fatiche supplementari" che molti genitori affrontano quando non sono abbastanza attenti ai momenti "critici" dello sviluppo dei figli. Dopo aver brevemente analizzato alcune difficoltà connesse all’ingresso nella scuola elementare e gli sconvolgimenti legati alla nascita del secondogenito, ci soffermiamo ora sull’età del grande sviluppo.
E’ stato scritto e detto in tutti i modi: l’epoca della pubertà, con la quale la fanciullezza cede il passo all’adolescenza, è un tempo critico.
Pensieri ed energie, infatti, sono in buona parte impegnati a far fronte ai nuovi compiti evolutivi: un corpo che cambia e che matura nuove esigenze, un diverso rapporto con i genitori e con gli adulti in genere, il bisogno di appartenere ad un gruppo di coetanei.
Quando iniziano queste impegnative trasformazioni, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze è negli anni della scuola media. L’esperienza ci insegna quanto sia difficile che il progresso scolastico non risenta di queste profonde "turbolenze". Gli insegnanti sono spesso dibattuti tra atteggiamenti di comprensione e posizioni più ferme sul dovere di svolgere il programma, con l’indubbia fatica di cercare un punto intermedio. Ma è proprio durante gli anni della scuola media che per molti si rompe quell’equilibrio raggiunto in famiglia durante il secondo ciclo delle elementari: una stabilità poggiata sull’accettazione di ciò che il bambino può fare e di quanta parte di responsabilità sulla situazione scolastica generale si può ricondurre al team degli insegnanti. Espressioni tipiche di tale equilibrio sono: "mia figlia non è una cima, ma per fortuna che ha degli insegnanti bravi, che hanno capito come prenderla", oppure "il mio bambino non ha mai capito la matematica, d’altra parte con la maestra che si ritrova!!".
Con il raggiungimento di tale equilibrio, molti genitori spostano pensieri e preoccupazioni su altri figli o ambiti più personali o professionali. Anche questo è naturale e non vorrei si leggesse un tono di giudizio.
Ma è così che i bambini diventano ragazzi, maturano fisicamente, coltivano sogni e paure sotto gli occhi di babbo e mamma, i quali però hanno altro cui pensare o cui badare. La loro attenzione è catturata dalle adempienze quotidiane e la crescita di questi figli rischia di avvenire "sullo sfondo".
Le cadute nel profitto durante la scuola media, le note disciplinari o le prime convocazioni degli insegnanti hanno la facoltà di rompere la situazione di equilibrio e di riportare i ragazzi in primo piano.
Il momento critico è proprio questo: molti genitori infatti reagiscono alla mutata situazione facendo dell’esito scolastico l’unico motivo di dialogo e confronto con il proprio figlio. Va da sé che la relazione assuma permanenti tonalità negative quando i risultati nello studio stentano ad arrivare, magari per lacune negli apprendimenti precedenti o per specifiche difficoltà di apprendimento.
Nelle nostre attività di consulenza abbiamo frequenti riprove di ciò quando chiediamo alle mamme e (soprattutto) ai papà di descrivere le qualità positive dei loro ragazzi: con grande imbarazzo riescono a srotolare una lunga lista di aspetti negativi, per lo più legati al comportamento a scuola ed all’impegno nello studio, mentre quelli positivi risultano difficili da trovare.
I figli molto spesso si accorgono di questa situazione, usandola talvolta a loro vantaggio: poiché a babbo e mamma interessa solo la scuola, il profitto diventa "moneta di scambio" per avere questa o quella cosa. Altri invece, avendo capito che i genitori si destano solo di fronte ai brutti voti o alle note, usano questi mezzi per richiamare su di sé un’attenzione altrimenti dedicata ad altre faccende.
Ma, come recita il titolo, non di sola scuola vivono i nostri ragazzi: così facendo, i genitori rischiano di sottovalutare le fatiche della crescita, il bisogno di aiuto, di accettazione profonda, di valorizzazione che si hanno all’ingresso nell’adolescenza. Soprattutto si rischia di incrinare il rapporto educativo, l’unico in grado di sostenere i giovani quando, qualche anno più tardi con l’ingresso nella scuola superiore, si presentano altre problematiche: le prime esperienze sessuali, le prime devianze (tra cui il consumo di alcol e sostanze), la necessità di maggiore libertà.
In definitiva la "miopia" verso l’età dello sviluppo, che porta i genitori a vedere solo il progresso scolastico, rischia di essere "pagata" in ulteriori e più gravi preoccupazioni.
pubblicato su "Il Grillo Parlante", Anno III, n. 10, 1999, compare su Educare.it per gentile concessione dell'Autore

