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Un aiuto per mia figlia

Gentile redazione, avrei bisogno di un consulto per la nostra Giulia, una bambina di 11 anni.
Lei è figlia di mio marito e da giugno dello scorso anno, concordi con la mamma e la bambina, abbiamo deciso che, terminato il ciclo delle scuole elementari nel suo paese, si trasferisse da noi per frequentare la prima media.

Per questo, mediante l'istituto dell'affidamento congiunto, abbiamo ottenuto la residenza prevalente presso la nostra abitazione.
In famiglia ci sono anche una sorellina di 4 anni ed un fratellino di 2 anni.
I problemi con Giulia non sono recenti: da quando la conosco (circa 6 anni) la bimba è sempre stata molto chiusa, introversa con difficoltà di esposizione, molto lamentosa e priva di interessi, almeno con noi in famiglia. Sottolineo questo perché io ho sempre avuto il sentore che fuori dall'ambito familiare non fosse così.
Ed infatti, grazie ai colloqui con le professoresse della scuola, gli educatori del "dopo-scuola", dell'oratorio e della palestra, abbiamo avuto modo di confermare questa tesi.
La bambina, infatti, fuori casa è molto vivace (all'inizio a scuola addirittura troppo tanto da essere più volte ripresa da più professori e da avere un voto non molto positivo in condotta), cerca sempre compagnie più grandi ma nello stesso tempo si scatena in giochi infantili, chiacchiera in continuazione senza lamenti dimostrando, a detta degli insegnanti, diversi interessi: in definitiva sembra voler essere, a tutti i costi, protagonista e alla ricerca continua di attenzione.
Nel contempo, però, dimostra di non saper capire cosa sia giusto o sbagliato: la cosa più importante è apparire e per questo si fa e si segue di tutto.

Tornando in famiglia un altro grosso problema sono le bugie. Giulia ogni volta che le viene posta una domanda non risponde mai immediatamente, ma aspetta sempre una decina di secondi e poi abbozza una risposta che non corrisponde quasi mai a verità. Sembra quasi che cerchi di elaborare la risposta che, secondo lei, possa essere quella "giusta" per noi e che, in qualche modo, ci
possa far piacere.
Pertanto, con lei risulta difficilissimo comunicare e questa situazione sta diventando per noi fonte di grossa preoccupazione vista l'età della bimba e le pressioni esterne.

Un altro elemento di preoccupazione è il suo rapporto con la mamma. Più volte la bimba ci ha confidato il suo dispiacere nel non avere momenti di "comunione" con sua mamma (di gioco, o anche di semplice vita familiare).
Prima di trasferirsi con noi, a causa dei turni di lavoro della mamma, erano frequentissime le volte che passava intere giornate presso i nonni materni (e non nascondo che anche questo è stato uno dei motivi che ci ha spinto a chiederne l'affidamento anche se solo congiunto). Il fatto, infine, che
ultimamente la mamma si stia rifacendo una vita con un altro uomo, ha generato nella bimba un ulteriore moto di dispiacere (tanto che alcune volte è arrivata a confidarci di avere intenzione di "far separare" i due).
Ovviamente noi abbiamo un po' di problemi ad affrontare direttamente questi argomenti con sua mamma in quanto rientrano nella sua sfera personale, anche se i risvolti che hanno sulla crescita della bimba ci preoccupano molto.

A tutto ciò si aggiunga ancora che, secondo gli accordi, la bimba dovrebbe vedere la mamma ogni fine settimana ma, ultimamente sempre più, Giulia cerca apertamente ogni scusa per evitare questi incontri. Le occasioni di "socializzazione", ovviamente, stanno spostando sempre più il baricentro
della sua attenzione lontano dal paese della mamma (scuola, oratorio, chiesa, palestra, campionato di pallavolo, etc.) ed anche la distanza (60 km, non eccessivo, ma neanche trascurabile) rende sempre più radi questi appuntamenti.


Gentile Signora,
ringraziandola per aver descritto con semplicità e particolari utili la situazione vostra e di Giulia, posso dirle che il quadro possiede elementi che, seppure contraddittori, non sono totalmente negativi.
Sicuramente per un individuo in crescita, una separazione dei genitori che, se la matematica non mi inganna, nel caso di Giulia è avvenuta piuttosto presto, la ricomposizione da parte del papà di un nuovo nucleo con nuovi bimbi e l’attuale ricostruzione di una vita affettiva personale anche per la madre può indurre nei piccoli un comportamento, o meglio, una reazione di chiusura ed un atteggiamento sfiduciato nei confronti dei principali adulti di riferimento.
Questo ovviamente non significa che i genitori non debbano mai separarsi, anzi, o che non possano mai incontrare nuovamente l’amore in persone diverse da coloro che hanno generato i propri figli, ma va preso atto che per i bambini e per i figli in genere si tratta di cose che vengono comprese e accettate molto lentamente. Questo fatto rende necessario da parte dei genitori, grande stabilità, rispetto, pazienza e sensibilità nei confronti dei più piccoli.
Quando preciso fra termini come comportamento e reazione voglio intendere che il comportamento è la risultante sicuramente del carattere, del temperamento, col quale nasciamo e sul quale gli altri o l’ambiente possono intervenire solo fino ad un certo punto, ma anche di pensieri, sensazioni, convinzioni che ci siamo creati (e anche i bambini ne hanno) e che ci portano a reagire in qualche modo, piuttosto che in un altro.
Dico questo perché Giulia, sin da più piccola, con voi si è sempre manifestata con introversione; invece a scuola, almeno nel periodo più recente, si dà da fare e cerca attenzioni.
Si potrebbe allora pensare, ma è solo una ipotesi, che a casa la bambina parla poco perché vuole “punire” in qualche modo i genitori per la separazione e tutto quello che ne è conseguito, mentre a scuola sfoga tutta la sua energia, incorrendo anche in qualche eccesso proprio perché “autocompressa” a domicilio.
Voglio ripetere ulteriormente che ciò non deve neanche lontanamente costituire un elemento di colpa per voi adulti, ma solo un prezioso elemento di comprensione.
Va anche detto, però, che la preadolescenza (dai 9 ai 14 anni, periodo seguito poi dall’adolescenza) è un periodo particolarmente contrastante, burrascoso e “infelice” per i nostri ragazzini, specialmente quelli che transitano verso la ancora lontana età adulta con qualche situazione particolare alle spalle, ad es. una separazione.
In questo periodo si accentua particolarmente la riottosità dei giovani rispetto alla famiglia, e la totale apertura e sensibilizzazione nei confronti del gruppo dei coetanei, dal quale non si può più prescindere.

Come si può aiutare, dunque, la giovanissima Giulia?
Sicuramente continuando ad educarla, e continuando solo in parte a rinforzare la sua comunque, naturale tendenza a cercare esclusivamente di apparire.
Rispetto alle bugie e alla tendenza a manipolare, fatele capire chiaramente e con amore che ne siete consapevoli, che lei non vi tiene in balia, che siete voi ad avere il controllo della situazione e che siete seriamente intenzionati a sostenere tutti i suoi sforzi per essere trasparente perché non c’è niente da nascondere.
A parte ciò, privilegiate per lei attività ricreative che la portino a conoscere se stessa e ad esprimersi; per un aiuto individuale, potreste valutare e informarvi sul C.I.C. scolastico (disponibilità di un esperto, prevalentemente psicologo in uno sportello di ascolto per genitori e allievi presso la scuola frequentata dalla bambina) per un percorso leggero di auto esplorazione e comunicazione.

Infine, mi permetto di darle un consiglio, magari superfluo, ma secondo me significativo.
Lei è davvero encomiabile perché si prende a cuore la situazione di una figlia non direttamente sua; sicuramente lo fa per amore e per l’armonia familiare.
E’ però importante che anche il padre della bambina si faccia carico della situazione e della vostra naturale apprensione tanto quanto lei, se non addirittura di più!

Come accennavo, la separazione dei genitori per i figli è una cosa lunga difficile da capire ed accettare. Per questo motivo, i genitori e pure i nuovi compagni, che si trovano anche ad assumere responsabilità genitoriali, devono prendere e mantenere atteggiamenti chiari e trasmettere con stabilità messaggi semplici e di valore.
Sicuramente è una raccomandazione superflua: però se Giulia dovesse trovarsi a vedere e a recepire principalmente da parte sua, Anna Maria, tutta la sollecitudine per ridarle serenità, potrebbe fraintendere (anche perché è poco più di una bambina e porta con se’ una ferita, una delusione) i suoi gesti come una ulteriore volontà di scindere l’unione fra i genitori originari e a screditare la madre.
A questo proposito, tutte le vostre perplessità rispetto alla figura materna, vanno gestite in separata sede rispetto a Giulia; Giulia va invitata a comunicare alla mamma la sua volontà e il suo desiderio (più che legittimo) di stare con lei; nello stesso tempo le vanno offerti momenti piacevoli anche nella famiglia ricostituita, un clima di accoglienza e disponibilità, di modo che possa capire cosa e quanto i suoi adulti di riferimento possano realmente offrirle.
Sostanzialmente, il papà di Giulia deve prendersi carico in prima persona o affiancare con efficacia la compagna nell’interessamento e la responsabilizzazione rispetto alla bambina.
Giulia capirà che il genitore si preoccupa per lei ed intende aiutarla fattivamente e, piano piano, le situazioni critiche si distenderanno.

Con molti auguri, specialmente per Giulia.



copyright © Educare.it - Anno XI, N. 5, Aprile 2011

Un aiuto per mia figlia
richiesta: Gentile redazione, avrei biogno di un consulto per la nostra
Gaia, una bambina di 11 anni.
Lei è figlia di mio marito e da giugno 2007, concordi con la mamma e la
bambina, abbiamo deciso che, terminato il ciclo delle scuole elementari nel
suo paese, si trasferisse da noi per frequentare la prima media. Per questo,
mediante l'istituto dell'affidamento congiunto, abbiamo ottenuto la
residenza prevalente presso la nostra abitazione.
In famiglia ci sono anche una sorellina di 4 anni ed un fratellino di 2
anni.
I problemi con Gaia non sono recenti: da quando la conosco (circa 6 anni) la
bimba è sempre stata molto chiusa, introversa con difficoltà di esposizione,
molto lamentosa e priva di interessi, almeno con noi in famiglia. Sottolineo
questo perchè io ho sempre avuto il sentore che fuori dall'ambito familiare
non fosse così.
Ed infatti, grazie ai colloqui con le professoresse della scuola, gli
educatori del "dopo-scuola", dell'oratorio e della palestra, abbiamo avuto
modo di confermare questa tesi.
La bambina, infatti, fuori casa è molto vivace (all'inizio a scuola
addirittura troppo tanto da essere più volte ripresa da più professori e da
avere un voto non molto positivo in condotta), cerca sempre compagnie più
grandi ma nello stesso tempo si scatena in giochi infantili, chiacchiera in
continuazione senza lamenti dimostrando, a detta degli insegnanti, diversi
interessi: in definitiva sembra voler essere, a tutti i costi, protagonista
e alla ricerca continua di attenzione.
Nel contempo, però, dimostra di non saper capire cosa sia giusto o
sbagliato: la cosa più importante è apparire e per questo si fa e si segue
di tutto.
Tornando in famiglia un altro grosso problema sono le bugie. Gaia ogni volta
che le viene posta una domanda non risponde mai immediatamente, ma aspetta
sempre una decina di secondi e poi abbozza una risposta che non corrisponde
quasi mai a verità. Sembra quasi che cerchi di elaborare la risposta che,
secondo lei, possa essere quella "giusta" per noi e che, in qualche modo, ci
possa far piacere.
Pertanto, con lei risulta difficilisimo comunicare e questa situazione sta
diventando per noi fonte di grossa proccupazione vista l'età della bimba e
le pressioni esterne.
Un'altro elemento di preoccupazione è il suo rapporto con la mamma. Più
volte la bimba ci ha confidato il suo dispiacere nel non avere momenti di
"comunione" con sua mamma (di gioco, o anche di semplice vita familiare).
Prima di trasferirsi con noi, a causa dei turni di lavoro della mamma, erano
frequentissime le volte che passava intere giornate presso i nonni materni
(e non nascondo che anche questo è stato uno dei motivi che ci ha spinto a
chiederne l'affidamento anche se solo congiunto). Il fatto, infine, che
ultimamente la mamma si stia rifacendo una vita con un altro uomo, ha
generato nella bimba un ulteriore moto di dispiacere (tanto che alcune volte
è arrivata a confidarci di avere intenzione di "far separare" i due).
Ovviamente noi abbiamo un po' di problemi ad affrontare direttamente questi
argomenti con sua mamma in quanto rientrano nella sua sfera personale, anche
se i risvolti che hanno sulla crescita della bimba ci preoccupano molto.
A tutto ciò si aggiunga ancora che, secondo gli accordi, la bimba dovrebbe
vedere la mamma ogni fine settimana ma, ultimamente sempre più, Gaia cerca
apertamente ogni scusa per evitare questi incontri. Le occasioni di
"socializzazione", ovviamente, stanno spostando sempre più il baricentro
della sua attenzione lontano dal paese della mamma (scuola, oratorio,
chiesa, palestra, campionato di pallavolo, etc.) ed anche la distanza (60
km, non eccessivo, ma neanche trascurabile) rende sempre più radi questi
appuntamenti.