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Dopo la separazione, molto stanca

Vorrei aver la possibilità di un sostegno sulle tematiche inerenti ai miei bambini. La nostra storia è lunghissima e io sono prolissa nello scrivere. Mi limito per brevità a schematizzare:

- Marito e moglie (io) separati dopo quasi 25 anni di unione, per decisione del marito. La separazione è avvenuta 4 anni fa, in corrispondenza di nuova relazione di quest'ultimo con persona residente in altra città. Nessuna grossa scenata fra coniugi nel periodo critico, attualmente rapporti formalmente civili. Attualmente lui è tornato a stare nella casa in cui abitava prima di sposarsi, con i familiari di origine.

- Due figli adottivi (decisione presa di comune accordo, almeno in apparenza): il primo arrivato piccolo, l'altra a 4 anni, 3 anni dopo il primo. Ora hanno 10 e 9 anni.

- Mamma (io) ora quasi 50enne, depressa. Nessun nuovo legame sentimentale dopo la separazione.

- Mamma molto arrabbiata col padre.

- Mamma recentemente trasferita dal profondo sud in una bella città del nord, per propria (ebbene sì) decisione. Pendolare, lavora in XXXX con ruolo professionale.

- Padre attualmente visita i bambini ogni due/tre settimane, in cui li conduce nella località della compagna: in pratica fonde le visite ai bambini con quelle alla compagna. Telefona ai figli con parsimonia, settimanalmente. Non accetta volentieri l'idea che abbiano problemi, sopratutto se questo comporta potenziali spese in terapie e specialisti.

- Figli con basso rendimento scolastico, il più grande non riesce a stare attento ed è vivacissimo, la seconda ha passato i primi 4 anni in un istituto, ha un ritardo nello sviluppo di circa 2 anni ed ha l'aiuto dell'insegnante di sostegno. Entrambi hanno sofferto (ovviamente) moltissimo la separazione.

Sono molto stanca e temo di non farcela, anche se mai e poi mai tornerei indietro nella decisione di cambiare città: qui i miei figli hanno ricominciato a vivere e iniziato per la prima volta ad aprirsi al mondo e socializzare. Spesso i bambini ricevono da me reazioni esasperate e questo angoscia sia loro che me.

Vorrei anche un po' di tempo per me, non sono più giovane e mi piacerebbe poter coltivare qualche interesse al di fuori di loro, ma l'ansia continua che mi danno mi porta a rinunciare quasi a tutto. Inoltre il lavoro è molto impegnativo e per questioni più affettive che economiche (ma ci sono anche quelle) non amo delegare la mia funzione di mamma a terzi: sono stati già abbastanza abbandonati nella loro breve storia.

Qui il quadro generale, il contesto: poi ci sono questioni più specifiche, riguardanti le difficoltà che i bimbi stanno incontrando nel loro crescere. Entrambi però sono ancora (non so come, viste le mie "cadute" di pazienza con loro) aperti al mondo, di umore spesso allegro e molto affettuosi. Le difficoltà scolastiche sono in pratica l'elemento più vistoso a partire dal quale sto chiedendo aiuto.

 

Gentile Signora,
è legittima la sua preoccupazione per il peso di tutta la realtà educativa che si trova ad affrontare pressoché sola. Sappiamo che l'educazione dei figli è sempre un cammino denso di difficoltà e di sacrifici, ma anche un'avventura straordinaria, che da' occasioni irripetibili di crescita personale e di affetti di incalcolabile ricchezza.

I suoi bambini sono tutto questo, il suo presente e il suo futuro! Dall'elencazione della sua storia rilevo in lei un coraggio non comune e una grande capacità di amare e questo garantisce il clima affettuoso a cui fa cenno,e i figli sono sempre fondamentalmente comprensivi con i genitori quando si sentono fondamentalmente amati, ma rilevo anche una notevole stanchezza e un giusto desiderio di fare il punto della situazione, a partire dalle difficoltà scolastiche.

Ora è utile ricordare che esse vanno affrontate tenendo conto quanto collabori al loro superamento,
la serenità dello sviluppo affettivo dei bambini, che hanno sofferto della separazione dal padre. Se possibile e lo spero proprio, sarà necessario coinvolgerlo ancora perché l'aiuti nell'azione educativa, con una presenza autorevole e affettivamente coerente, anche per quel poco tempo che passa con loro.

Per questo ritengo importante che lei ricorra alla consulenza di uno psicopedagogista o psicologo, (esiste già nella struttura scolastica?) che approfondisca opportunamente le necessità dei bambini e indichi strategie quotidiane di intervento comuni alla scuola e alla famiglia per gestire i problemi attentivi e il potenziamento delle abilità di apprendimento, ottimizzando perciò anche il ruolo dell'insegnante di sostegno.

Sarà quella la sede per promuovere anche la collaborazione della figura paterna, con l'aiuto dell'esperto. Avrà modo di ripensare più serenamente anche alla sua realtà e trovare delle prassi e dei tempi utili a valorizzarsi come madre e donna, come già lei opportunamente osserva, per incrementare la fiducia e la serenità: non resti sola nel gestire questo momento complesso, ma, con le sue risorse, superabile!

Otterrà dei risultati solo con la tenacia, con molta pazienza e senza fretta, sapendo che sono i piccoli passi quotidiani che portano molto, molto lontano! E ne sarà gratificata.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 6, Maggio 2005