- Categoria: Problemi al Nido/Scuola dell'Infanzia
Problema asilo
Salve, siamo genitori di Simone, un bimbo che compirà 3 anni a fine Dicembre. Il 1°Ottobre abbiamo iniziato l'inserimento in una Scuola Materna Privata.. l'ambiente molto accogliente... le maestre giovani e affettuose, la presenza di bambini già conosciuti quali vicini di casa e anche una
cuginetta di 4 anni ci sono sembrati l'occasione ideale x sancire l'ingresso in società del nostro bambino.
Premetto che io mamma non lavoro da un anno e ho trascorso quest'ultimo sempre insieme al bimbo. Inoltre abbiamo trascorso l'estate a parlare dell'asilo come un posto dove andare a giocare con tanti bimbi e poi all'uscita uno di noi sarebbe andato a prenderlo.
Trascorsa la prima settimana d'inserimento graduale, prima un'ora, poi due ore etc.. .la seconda settimana lo abbiamo lasciato alle maestre piangendo... Le maestre ci riferivano che dopo una mezzoretta di pianto il bimbo si calmava... ma non voleva giocare con gli altri bambini, ma stava attaccato a una delle maestre che seguiva ovunque fino all'uscita che era intorno alle 11.30 quindi tutto sommato il tempo che trascorreva all'asilo era di 3 ore al giorno.
Durante la notte pero' il bambino aveva incubi continui... tutto il giorno ripeteva di non volere andare all'asilo... e piagnucolava. La mattina era un'impresa riuscire a lavarlo e vestirlo e al ritorno
dall'asilo non mi voleva lasciare un attimo... ovunque andavamo aveva sempre paura che lo abbandonassi e stava ansioso e spaventato tutto il giorno... La nostra paura è pero' iniziata quando il bimbo oltre a urlare tutta la notte, ha cominciato a camminare con i piedi storti (cosa mai fatta ), a non voler mangiare. Ci siamo rivolti al pediatra del bimbo e a un'altro privato i quali sono concordi nel dire che il bambino non si sente pronto... è meglio rimandare di qualche mese... o addiruttura all'anno prossimo.
Simone è un bimbo molto intelligente, vivace a piu' non posso, figlio unico e nonostante non abbiamo esigenza di lavoro per lasciarlo all'asilo, volevamo che lo frequentasse per avere maggiori contatti con i bambini.
Cosa ne pensate? Adesso non va piu' da tre settimane ed è tornato allegreo e pimpante. Ha sempre paura pero' dell'essere abbandonato. Cosa facciamo? Se insistiamo a cosa andiamo incontro?
Gentilissima signora Rosa,
il quesito che lei pone è assai consueto (almeno per me, ma credo anche per i miei colleghi), quindi questa volta proverò a risponderle discutendo la questione in termini di oggettività e soggettività.
Nella sua richiesta, Lei descrive in un primo momento tutti i dati oggettivi della situazione, cioè tutte le condizioni che vi hanno "convinto" ad inserire il piccolo alla scuola materna: l'età del bambino (unico dettaglio: l'essere nato in dicembre, quindi il suo essere fra i più piccoli, se non il più piccolo, del gruppo dei 3 anni); l'avere individuato una struttura, forse perché privata, particolarmente protettiva rispetto al bambino, con tutte caratteristiche positive (maestre giovani ed affettuose, probabilmente molto entusiaste... fortunati!); l'ambiente di socializzazione particolarmente favorevole perché al suo interno erano presenti agganci ideali, cioè compagni e amici già conosciuti e quindi reali agganci.
Successivamente lei descrive l'andamento dell'inserimento, anche questo, da potersi considerare oggettivo, parlando di un bimbo che giustamente viene "sottoposto" ad un inserimento graduale, che piange quando la mamma comincia ad andare via, che si attacca ad un maestra pur calmandosi, che non si mostra interessato a giocare con gli altri coetanei e che a casa si attacca ulteriormente alla mamma, mostrando una paura quasi ossessiva di essere lasciato nuovamente ... un classico, mi creda, e quindi anche questo da considerarsi dato oggettivo.
Quando invece lei descrive le ulteriori reazioni all'inserimento alla scuola materna del bambino, entriamo nei dati soggettivi, ossia: incubi notturni, resistenza fin da casa a prepararsi ad andare a scuola, smettere di alimentarsi, camminare malamente.
Dati soggettivi, in questo caso significa sostanzialmente: come il bambino ha preso tutto questo, che è la scuola materna, e che è rappresentata dai dati oggettivi, tali perché comuni a tutti i bambini che si inseriscono alla scuola dell'infanzia.
Solo che un bambino la prende in un modo, uno in un altro, perché ciascuno porta nel suo bagaglio le sue risorse personali e familiari, condizioni che gli permettono o lo "costringono" a reagire in un certo modo.
Suo figlio, cara Rosa, l'ha presa così, decisamente "maluccio", almeno apparentemente: nel vostro quadro, il dato del sogno notturno conferisce veridicità al tutto, nel senso che di giorno il bimbo può anche fare scene e capricci, ma se il disagio emerge durante il riposo notturno, in un momento quindi di totale inconsapevolezza, può significare che la paura di essere abbandonato è piuttosto profonda.
Giustamente, lei ha già chiesto dei pareri consultando i pediatri i quali le hanno suggerito l'idea che il bambino non è ancora pronto per l'inserimento, il distacco e la socializzazione. In gran parte i dottori hanno ragione: ognuno ha il suo passo e il suo ritmo per svilupparsi, crescere e maturare.
Sta di fatto, però, che l'individuo è fatto per staccarsi dalla mamma e dalla cerchia familiare, per essere autonomo e sereno anche in altri ambienti e che se noi assecondiamo troppo il movimento contrario rischiamo di ritardare o posticipare troppo l'acquisizione di questo assunto fondamentale.
Le faccio un esempio per farla sorridere: ieri ho parlato con una mamma di un diciottenne, reduci entrambi da un disastro familiare. Il ragazzo ora ha lasciato la scuola tradizionale, si è messo a lavorare e frequenta la scuola serale. Da un anno è zio di una bimbetta che vive con loro. Ebbene: da sempre non ha mai abbandonato un peluche, che fin da piccolo, chiama "Bau", e, da quando c'è la piccolina, va a dormire anche lui col biberon di latte caldo...
A lei cosa sembra ?
Le racconto questo aneddoto per passarle un messaggio secondo me importante: che bisogna mettersi subito al lavoro per fare del suo piccolo una persona indipendente!
Lei chiede, con molta praticità, a cosa andate incontro e io le rispondo: probabilmente al peggio! ... Meglio prepararsi, no? Nel senso che, quando ci riproverete, molto probabilmente il bambino avrà delle reazioni peggiori: se questa volta ha camminato con i piedi storti, la prossima probabilmente non camminerà per niente, farà lo sciopero della fame per settimane, eccetera eccetera.
E ammesso e non concesso che questa volta non fosse soggettivamente pronto a staccarsi dalla famiglia per la scuola materna, la prossima volta potrebbe mostrarsi oggettivamente non pronto quando soggettivamente lo è!
Quali sono le condizioni perché un bambino si inserisca serenamente? Oltre che all'interesse per il mondo esterno e la curiosità (cose che tutti i bimbi sani hanno, maturi o non maturi), la sicurezza verso i legami familiari e quindi l'assenza di paura di essere abbandonato.
Ma d'altra parte questo tipo di sicurezza viene testata proprio nelle esperienze di inserimento che la fanno vacillare ma poi la rinsaldano fortemente: è solo andando, cioè, nelle strutture educative che il bambino può convincersi che i genitori non lo lasceranno proprio mai!
Quindi: adesso vi siete presi questa "pausa di riflessione" sulla scuola materna. Interrompetela quando voi genitori per primi vi sentirete convinti di riportarlo a scuola, quando sarete definitivamente sicuri di avergli dato e di dargli tutto l'amore del mondo e che lo amate tanto da portarlo anche in mezzo agli altri. E quando la sua sicurezza vacillerà con incubi e ricatti di vario genere, voi rassicuratelo non tenendolo attaccato a voi ma convincendolo, dimostrandogli coi fatti che la scuola materna è bella ed utile e che voi siete genitori bravi e sicuri di quello che fate.
Cara Rosa, lei racconta infine che il bambino ora è pimpante e allegro come sempre... Ci credo! E' riuscito a guadagnarsi una vittoria non da poco e a mantenere uno status quo che, però, non lo aiuta a crescere e a svilupparsi come gli succederebbe se godesse anche degli stimoli che solo una scuola materna gli può dare.
Molti auguri.
Educare.it - Anno VIII, Numero 4, Marzo 2008

