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Inserimento alla scuola materna

Ho una bambina di due anni e 8 mesi che è alla terza settimana di scuola materna. Sembra ormai essere rimasta l'ultima a piangere al mattino quando la lascio. Di solito la trovo in lacrime anche quando la vado a riprendere. Premetto che l'asilo ha un'ottima reputazione e le quattro suore che lo gestiscono mi sembrano molto dolci e competenti con i bambini.

Ho passato l'estate a raccontarle che sarebbe andata a giocare a scuola ed a fare festa ad ogni preparativo. Una volta iniziata la scuola ho iniziato a rassicurarla che l'avrei lasciata per poco e che poi la mamma sarebbe tornata. Ogni giorno l'ho fatta riflettere sul fatto che ho mantenuto la parola e sono sempre ritornata a prenderla e che lei è talmente importante per me che non la lascerei mai. Contemporaneamente, mi sono resa conto che la bimba non guardava mai ne' le suore ne' i compagni in viso. Quindi le ho fatto guardare bene il viso della sua suora e le ho insegnato il suo nome. Cerco di nominare la sua insegnante spesso in modo che lei acquisti familiarità.

Adesso sono passata alla fase nella quale le dico in modo più fermo (ma sempre abbracciandola) che la mamma non vuole che pianga a scuola, perché altrimenti ci si rovina il gusto di giocare, e che una volta che ha giocato con i compagni la mamma ritornerà a prenderla. Aggiungo che ogni volta che cerco di convincerla è accondiscendente, non prende mai posizioni contrastanti e non fa capricci, salvo poi continuare a piangere all'entrata ed all'uscita di scuola (durante la sessione, le suore mi dicono che non piange, ma non ne sono sicura, perché le trovo sempre un fazzolettino bagnato in tasca).

La bimba si vede disturbata e non più serena come prima della scuola. Comunque, stasera ha iniziato a singhiozzare in silenzio nel suo lettino, e dopo averla sollecitata molto per sapere per quale motivo piangesse, mi ha detto che non vuole più andare a "casa di Suor Cecilia". Mi ha anche detto che è triste.

Per informazione, vi dico che mia figlia è normalmente una bambina serena e che mi è molto legata. Sono a casa in questo periodo in maternità ed aspetto un secondo figlio per la fine di gennaio (quando lei compirà tre anni). Da quando sono a casa, lei è praticamente in simbiosi con me e sembra accettare con grande gioia e partecipazione l'arrivo del fratellino. Di solito preferisce giocare con me o con il papà o con i suoi cani piuttosto che con i bambini che vivono vicini a noi.

Mi chiedo, a questo punto, se la bambina non è ancora troppo piccola e se non è il caso di smettere di farla andare alla scuola materna e riprovare a settembre prossimo. Ho scelto di farla andare prima del compimento del terzo anno perché non volevo darle l'impressione di essere "buttata fuori di casa" con l'arrivo del fratellino.

 

Carissima signora,
il detto è vecchio, ma il significato è ancora molto efficace, specialmente nel nostro caso: "FRA IL DIRE E IL FARE C'E' DI MEZZO IL MARE". 
Mi riferisco al fatto che per la sua bambina (come per noi adulti, noti bene, ma per un piccolo ancora, ancora di più), un conto è entusiasmarsi per qualcosa che deve venire e un conto è incontrare poi la realtà e scivolarci dentro adattandosi in modo fluido. Quanto meno, può essere qualcosa di non subitaneo, richiedente, appunto, sperimentazioni e aggiustamenti. Il compito del genitore è quello di accompagnare il bambino e fargli da faro in questi passaggi ed "esperimenti". In che modo: innanzitutto, ponendosi come modello di positività e comunicazione, cioè con un animo bendisposto e pronto ad esprimere eventuali disagi e richieste di aiuto. E poi c'è anche altro da dire: l'età dei 3 anni è veramente speciale ed importante! Il bambino a quest'età vive convinto che tutto può essere come in una fiaba, dove tutto prende vita portando a terribili e spaventosi eventi come verso splendide e fatate realtà (evolutivamente vengono appunto indicate le fasi del "pensiero magico" e dell'"animismo"); inoltre, il piccolo vive combattuto fra un forte egocentrismo, che lo fa sentire al centro assoluto del mondo, e una irresistibile, naturale, spinta verso l'autonomia che lo spinge a portarsi sempre più oltre i suoi abituali passi. Facendo una sbrigativa sommatoria del quadro, il bambino di 3 anni vive spensieratamente ma convinto che, se qualcosa andasse storto, potrebbe accadergli anche un fatto terribile, e con una gran voglia di andare difficile da gestire perché contemporanea alla necessità di comprendere esattamente (anche a livello emotivo interiore) il significato e l'"organizzazione" del distacco da casa, specialmente nei confronti della madre.

Veniamo, però, al caso specifico: in questa situazione la parola chiave è ancora e sempre AUTONOMIA, ma con risvolti particolari. Lei , gentile mamma, ha fatto veramente tutto quello che c'era da farsi prima e durante il distacco verso la scuola materna, forse anche di più. Mi spiego: autonomia significa anche individualità, e anche la sua bambina, che dal racconto traspare delicata ed accondiscendente, è una piccola individualità, una persona col suo modo di essere, coi suoi pensieri e i suoi modi di reagire. Mi riferisco a quando dice che la bambina, altrove descritta come una piccola che preferisce la cerchia familiare ad altri tipi di contatti, non guardava in faccia compagnetti e maestre e lei l'ha portata a farlo. Ma sua figlia potrebbe essere timida, oppure bisognosa di tempi più dilatati per socializzare, oppure non abituata a gruppi sociali allargati, oppure ancora altro. E' la piccola che deve trovare il ritmo del suo inserimento, e sarà lei a dare il passo alla mamma. Lei, signora, deve seguirla e in nessuna maniera spingerla. Se la piccina piange, la faccia sfogare e la consoli, dicendole che le vuole bene e che tornerà a prenderla (oltretutto la bambina sa e sente che la mamma in questo periodo non ha necessità lavorative ma, anzi, che si sta preparando per l'arrivo di un nuovo fratellino); poi si alzi sorridente e incoraggiante, positiva, lasciando la piccola fra le braccia della maestra (il cosiddetto "asilo" oggi si chiama "scuola dell'infanzia" ma, non a caso, viene chiamato ancora "scuola materna").

Le spieghi poi la meraviglia del suo mondo che si sta magicamente allargando: non solo mamma, papà e i cani, ma le maestre, tanti compagni e presto anche un fratellino, tutti affetti vecchi e nuovi, pronti a giocare con lei. Inoltre lei ha tutto il diritto di controllare la qualità della scuola scelta, ma non si fermi alla sua sola esperienza (il fazzoletto "misteriosamente" troppo bagnato, le dichiarazioni della piccola): chieda anche alle altre mamme, osservi gli altri bimbi, conversi con le maestre.

E la prego, non "tiri via" la bambina dalla scuola materna, per nessun motivo al mondo; se ci fosse mai qualcosa di sbagliato, casomai cambierà struttura. Ma non privi la sua piccola di questa esperienza splendida ed importantissima; piuttosto, se continua a piangere, la faccia esprimere perché ha bisogno di comunicarle le sensazioni che le danno il distacco, almeno fintanto che lei è lì presente. E' l'unica che non ha smesso di piangere? Ebbene, posso dirle che non ha nessuna importanza: sarà così finché avrà qualcosa da "buttar fuori". E aggiungo, da ex insegnante di ruolo nella scuola materna, che ci son bambini che non piangono mai, altri che piangono dopo, altri che smettono dopo Natale, alcuni che non smettono MAI. Eppure sono tranquillissima nell'assicurarle che non sono questi i bambini infelici : li ho visti per mesi come per anni strepitare alla "dipartita" dei genitori, salutarli in lacrime alla finestra, poi asciugarsi il naso e rivolgersi a compagni e giochi. Volevano solo dire : "Mi dispiace che tu vada via e di non vederti per un po'". Per cui stia tranquilla, e non si senta mai in colpa, se mai dovesse accaderle: lei sta facendo il meglio per sua figlia, la sta portando in quel mondo fatto di spazi, esperienze ed affetti, che le insegnerà l'amore e la aiuterà a capire chi è. E un giorno, gliene sarà grata.

Le consiglio una lettura:

  • di S. Vegetti Finzi- A.M. Battistin, "A PICCOLI PASSI", ed. Mondadori
  • da www.scintille.it di Guarise Monica, "OLTRE L'AMORE, PERCORSO A PICCOLI PASSI PER PICCOLE PERSONE"

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001