- Categoria: Immaturità, ritardo nello sviluppo
Cacca addosso
Sono il padre di un bambino di 7 anni di nome Gianluca.
Questo mio bambino ha un problema che si trascina da anni: fa cacca nelle mutande. Ho provato a fargli capire dove deve andare a farla con le cattive a volte punendolo (es: confiscandogli le cose che gli piacciono come giochi, computer, videocassette dei cartoni) e con le buone premiandolo (promettendogli giochi, viaggi).
Sono pochissime le volte che e' riuscito ad ascoltarmi e per la maggiorparte ci ha creato disagi in pubblico che ancora sono a livelli accettabili, poi in aggiunta ora mi trovo solo con lui essendo separato da mia moglie da poco più di sei mesi.
Gianluca e' un bambino intelligente, sensibile, e comunque normale ma nonostante cio', ho provato in tutti i modi, gli ho fatto capire che prima o poi gli amici e chi gli sta vicino potrebbero isolarlo o prenderlo in giro.. Ho cercato di capirlo chiedendogli motivi se ce l'aveva con noi o con chi, venendogli incontro in qualsiasi modo, ma lui risponde: ci provo.. non ho nessun problema. La sento quando mi scappa.
Comunque se la fa addosso e non si preoccupa di cambiarsi e di lavarsi: se la tiene addosso anche tutta la giornata, se la cova lì senza sentire nessun disagio.
Tutto questo mi butta giu', ho provato e sto provando con una psicologa in un consultorio familiare ma... niente. Ancora. Cosa mi potete consigliare, come potrei agire, in che modo? Grazie, per la vostra disponibilita'.
Gentile papà,
volentieri rispondo ai suoi quesiti, rispetto alla situazione da lei descritta e alle difficoltà di suo figlio di gestire la defecazione, dando per scontato che sia già stato consultato il pediatra per escludere, in ogni caso, problemi oggettivi agli organi interessati.
Le propongo alcune considerazioni, su cui riflettere, che lei saprà integrare con le indicazioni che le sta dando la psicologa cui si è rivolto.
1. Proviamo a guardare Gianluca nella sua globalità, e non semplicemente o solamente "Gianluca e il suo problema". Da quello che posso dedurre dalla sua mail, Gianluca è senz'altro un bambino intelligente, sveglio e molto sensibile che, probabilmente sta attraversando un periodo difficile, confuso, con qualche ansia, qualche preoccupazione di troppo. Per prima cosa, quindi, le consiglio, perciò, di fare attenzione a non caricare ulteriormente il bambino di altra ansia. Mi spiego meglio: fate in modo che non diventi l'argomento principale delle vostre conversazioni o dei discorsi fra adulti, che il saluto del mattino non si trasformi in una lunga predica di raccomandazioni, che il rivedersi a pranzo non sia ridotto al controllo delle sue mutande, ecc... si rischia, altrimenti, di sottolineare ancora di più
il suo disagio.
2. Una seconda indicazione: ritengo controproducente chiedere al bambino: "Perché fai così? Lo fai apposta? Ce l'hai con me?" oppure prospettargli scenari di isolamento e solitudine per questa sua difficoltà. Credo di comprendere il suo stato d'animo di genitore, però, proviamo anche a metterci nei panni di Gianluca: la sua sembra una grande richiesta di aiuto, anche se ai nostri occhi di adulti sembra strana, illogica. E' come se dicesse: "Tutti mi dicono che ormai sono grande, devo essere capace di fare questa cosa, perché tutti i bambini della mia età vanno al gabinetto, sono bravi, autonomi, invece io no. Vorrei essere ancora piccolo, ho bisogno che mamma e papà si occupino di me come quando ero piccolo, vorrei che si prendessero cura di me, come quando ero piccolo". E' una reazione umana: alcuni di noi di fronte alle novità hanno gli strumenti per fronteggiare tali novità, alcuni di noi preferiscono indietreggiare, chiudersi, ripiegare su sè stessi per paura. Secondo lei, il bambino può, in qualche modo, avere paura di affrontare qualche problema della sua quotidianità o può avere nostalgia di tempi passati? Se è così, va incoraggiato, continuamente, anche dei piccoli minimi successi, con frasi e atteggiamenti che gli facciano sentire tutta la sua fiducia.
3. Ha accennato al fatto che lei e la mamma di Gianluca vi siete separati . Le chiedo: come è stata spiegata al bambino la vostra separazione? Il bambino come ha reagito? E' importante che il bambino abbia la possibilità di piangere, sfogarsi, di buttare fuori la sua rabbia, la sua aggressività, per un evento, la separazione dei suoi genitori, che molto probabilmente, lo fa soffrire. Ci può essere, secondo lei, qualche legame tra il fatto di non saper reagire in modo adeguato ad una richiesta del suo
corpo, con qualche aspetto della vostra separazione?
Ritengo, infine, urgente e indispensabile che si crei intorno al bambino un clima di calma e pazienza, condividendo con lui momenti piacevoli e di distensione, assecondando bisogni anche molto semplici, di guardarlo, ascoltarlo, giocare con lui, andare in bagno con lui, tornare giocare con lui; guardare la tv con lui, andare in bagno con lui, tornare a guardare la tv insieme, senza commentare che dovrebbe arrangiarsi ecc. E' un modo per tranquillizzarlo, per farlo sentire bene, e non solo motivo di seccature o imbarazzo o vergogna. Troverete entrambi dei grossi benefici se punterete l'attenzione e le energie prima di tutto sul vostro star bene insieme.
4. In ogni caso, sono a disposizione, per ogni altra eventuale richiesta di approfondimento. Se la situazione non migliora nemmeno un po', le consiglio di rivolgersi al servizio di neuropsichiatria infantile della sua zona, che provvederà, eventualmente, a compiere tutti gli accertamenti necessari.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 12, Novembre 2005

