- Categoria: Immaturità, ritardo nello sviluppo
Musicoterapia ed autismo
Sono un'insegnante di sostegno nella scuola media di xxxx e seguo per nove ore settimanali un ragazzo di 13 anni, affetto da grave ritardo mentale, tratti autistici ed assenza di linguaggio verbale.
Desidererei avere qualche informazione sulle modalità di intervento per avviare un'attività di musicoterapia insieme all'alunno; poiché il ragazzo non manifesta volontà di comunicare con il mondo esterno ed ha un atteggiamento passivo vorrei utilizzare il canale musicale per aiutarlo ad esprimersi. Faccio presente che il ragazzo manifesta il dissenso verso certe attività (es.: educazione fisica, disegno -verso il quale è assente qualsiasi capacità di rappresentazione ad eccezione dello scarabocchio-, etc.), e difficilmente esprime la volontà di intraprendere qualche attività o anche semplici azioni. Si è sperimentata, anche negli anni passati, la tecnica della "comunicazione facilitata" tramite il computer, attualmente sa riconoscere un certo numero di parole ma non le utilizza per un approccio comunicativo.
Si impiegano software didattici pre-scolari specifici per l'handicap e l'alunno è entusiasta dell'utilizzo dei CD. Con gli altri compagni non interagisce di sua spontanea volontà, nel caso in cui gli altri prendano l'iniziativa non vi è rifiuto dell'altro, ma comunque si evidenzia un atteggiamento passivo.
La classe sta seguendo un progetto di rappresentazione teatrale a cui il ragazzo non partecipa in alcun modo, nonostante i tentativi per coinvolgerlo nel fare anche solo qualche semplice gesto.
Sto cercando soprattutto indicazioni di carattere pratico e se fosse possibile una vostra cortese risposta ve ne sarei molto grata.
Gentile Insegnante,
nei casi di grave ritardo mentale, associato o meno a tratti autistici, capita sovente che un singolo problema vada affrontato con più tecniche didattiche, specie se, come nel presente caso, si tratta di una sfera molto estesa e complessa quale quella della comunicazione.
Partiamo da una considerazione preliminare: da quanto scritto nella richiesta emerge la totale assenza di linguaggio verbale, l'espressione del dissenso nei confronti di determinate attività, quali l'educazione fisica, e atteggiamenti di passività nei confronti dei contatti umani con i coetanei: oltre il 90% della nostra comunicazione si esprime attraverso codici che non sono verbali, ma fatti di gesti, espressioni del volto, movimenti, ecc…, e che anche l'assenza di un comportamento, che noi ci aspetteremmo, costituisce comunicazione, come il relazionarsi con i coetanei, che nel nostro caso non avviene. Come dice Paul Watzlawick(1), è impossibile non comunicare poiché, in un modo o nell'altro, esprimiamo sempre qualcosa; il problema, semmai, è riuscire a trovare un codice che sia condiviso e che realmente sia funzionale a ciò che si vuole trasmettere. A mio avviso il ragazzo citato comunica eccome!, ma si deve trovare, in primo luogo, una modalità condivisa ed, in secondo luogo, cercare di condurlo verso la scoperta di canali comunicativi ulteriori rispetto a quelli che lui attualmente possiede, e che gli consentano un maggiore contatto con gli altri. A tal proposito, ben venga la tecnica della comunicazione facilitata, che è un supporto per certi versi indispensabile per portare la persona a tradurre in codice verbale espressioni che altrimenti rischierebbero di rimanere solo non verbali.
Circa la musicoterapia, recenti pubblicazioni di neurofisiologia(2) ne hanno confermato i benefici effetti su soggetti affetti da autismo e gravi compromissioni mentali, per i quali la musica produce rilevanti stimolazioni sull'area corticale espressamente dedicata alla comunicazione. A tal fine, un musicoterapista è in grado sia di creare un setting di attività accogliente ed efficace, sia di proporre alla persona una sequenza di strumenti allo scopo di trovare quello preferenziale alla sua espressione; la scelta dello strumento e il relativo utilizzo dà già in prima battuta delle indicazioni importantissime come ad esempio:
1. Perché proprio quello strumento (una conga piuttosto di uno xilofono…), e che stato d'animo vuole esprimere?
2. Chi è la persona che ho di fronte? Ha un carattere dominante (scelta di uno strumento leader), oppure è preferisce farsi guidare (scelta di uno strumento accessorio)?
Rispondere a valutazioni di questo genere può fornirci elementi estremamente interessanti: non sarebbe così strano scoprire che la persona autistica che abbiamo di fronte è molto più adattabile di quanto noi non siamo portati a pensare, secondo il consueto stereotipo della persona autistica. Abituarci a pensare chi è diversamente abile come persona e non solo come autistico, down, cieco, sordo, etc., ovvero per categorie, ci può riservare delle sorprese bellissime, e credo sia anche l'unico punto di vista che consente di raggiungere effettivamente dei risultati.
Una nota metodologica: nel periodo in cui si fa musicoterapia, l'attività di comunicazione facilitata non deve assolutamente essere interrotta, poiché ne costituisce importante completamento. La musicoterapia, così come l'arteterapia, il movimento corporeo, la danza, il ballo, sono "mediatori analogici", ossia canali espressivi che consentono, in forma non verbale, di esprimere stati emotivi che altrimenti non troverebbero via d'uscita. In un secondo tempo, la parola, che nel nostro caso è implementata grazie alla comunicazione facilitata, ne permette l'espressione verbale. Il passaggio dall'espressione non verbale al verbale ha un'importanza fondamentale: l'espressione analogica è prettamente "solo espressione", mentre quella verbale implica anche, a volte, un complesso processo cognitivo; tramite la parola riusciamo ad avere coscienza riflessa del nostro modo di essere.
Attenzione, però: non ci si improvvisi mai musicoterapisti, ma ci si avvalga sempre della presenza e della conduzione da parte di personale esperto. La musica (e la musicoterapia in particolare) è un mediatore molto forte, in grado di aprire dinamiche emotive che poi vanno sapute gestire.
Per quanto riguarda il disegno e l'attività fisica, deve essere stilato un progetto, magari strutturato su obiettivi minimi, che investa tutta la sua realtà scolastica: perseguiamo lo stesso obiettivo tramite la musica, il disegno, il movimento. La strategia sia quella di proporre diversi canali espressivi per uno stesso modo di essere, in modo che lui li possa, prima di tutto, sperimentare e, in secondariamente, scegliere quello più efficace a seconda della situazione. Non ci si scoraggi per l'attuale disinteresse per disegno e movimento, è solo transitorio: musica, immagini e movimenti sono tre mediatori universali, non fosse altro per il motivo che siamo immersi quotidianamente in suoni, immagini e movimenti; sono tre elementi che fanno parte della nostra stessa natura, al di là della cultura a cui apparteniamo. Per il nostro ragazzo di tredici anni sono canali attualmente latenti che aspettano solo di essere scoperti.
Buon lavoro!
Note:
1. Watzawick, P. Pragmatics of human communication – W.W. Norton & Co., Inc., New York 1967. Edizione italiana a cura di Massimo Feretti Pragmatica della comunicazione umana – Ed. Astrolabio, 1971
2. Cfr. Mente e Cervello, n° 1 gennaio – febbraio 2003, a pg. 82 e succ. "Crescere con la musica", e, sempre nella medesima, "L’autismo, malattia della comunicazione", pg. 62 e succ.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 12, novembre 2003

