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Lutto e amore

Il "problema" è il comportamento della mia seconda figlia di 2,5 anni. Purtroppo è nata in un momento bruttissimo della vita di mia moglie. Infatti è stata concepita tre mesi prima che la madre di mia moglie finisse per un brutto male.
Questo ha generato in mia moglie un "odio" nei confronti della nascitura che le impediva di assistere la madre.
In tutto questo si inserisce la mia prima figlia di 5 anni che, ovviamente, era la prediletta della nonna materna.
I primi mesi dopo la nascita della seconda figlia io le ho dovuto fare praticamente da madre in quanto mia moglie la rifiutava completamente a favore della prima.
Dopo un poco si è quasi pentita, ma ogni occasione era ed è motivo di irrigidimento di mia moglie nei suoi confronti.

Ora non so se per reazione a questo comportamento conscio o inconscio che la più piccola non fa altro che piagnucolare dalla mattina alla sera e ogni cosa che gli si dice è un netto rifiuto seguito da pianto.
Sicuro è che mia moglie con tutta la sua buona volontà cerca sempre di istaurare un buon rapporto ma tutto finisce sempre con una strillata ed un pianto.
La bimba più grande è comunque obbiettivamente trattata meglio, forse perché è più calma, forse perché è la sua "preferita" o .... non lo so.
Sarei grato di un consiglio.

 

Gentile Signore,
nel momento in cui una persona vive un lutto esperimenta un sentimento molto doloroso che ha il significato di "perdita". Questo sentimento viene vissuto da un soggetto anche qualche mese prima della morte fisica vera e propria di un congiunto, ed è ciò che viene definito con il termine di "lutto anticipatorio". Spesso il soggetto che vive il lutto adotta un meccanismo di difesa utile e necessario spesso per sopravvivere al dolore della perdita allargando ed allungando questa fase di dolore, nel senso che esso comprende sia l'aspetto emotivo che quello fisico. Infatti colui o colei che vive il lutto, sta vivendo, ma nello stesso tempo ha bisogno anche di "sentirsi morire". Ed è da questo sentire che spesso deriva l'angoscia, la domanda sul senso della vita e lo stato di depressione di tipo reattivo.

Questa reazione nella maggior parte dei casi, si risolve con l'accettazione di ciò che è avvenuto, ma prima di arrivare a questo stato di coscienza, il soggetto che vive il lutto, ha bisogno di sentirsi annientato dall'evento luttuoso.
Ha necessità di capire il motivo per cui viene violentato il suo passato, il suo presente, ma anche il suo futuro, in quanto la morte di una persona cara costituisce un'anticipazione della nostra morte, del fatto che non siamo solo spettatori del morire, ma che ne saremo anche dei protagonisti.
Il senso di colpa poi, è il motivo per il quale il soggetto che vive il lutto non ha più tempo, né per sé né per chi ama, seppur intensamente.
Questo stato spesso è motivo di isolamento che volutamente il soggetto crea attorno a lui. Interrompe la comunicazione con il mondo esterno, anche quello con i suoi cari.

Questo probabilmente è ciò che è e sta succedendo anche a Sua moglie: perdere la propria madre è molto doloroso. Essa rappresenta per ogni individuo una figura importantissima, insostituibile.

Mentre questa madre-nonna stava per morire, Sua moglie portava in sé la vita, la Vostra bambina e sicuramente non era pronta per questo. Il principio di piacere è stato sostituito da quello di morte ed era più forte, toglieva sicuramente, nella visione di sua moglie, la possibilità di "prendersi cura" di questa madre che stava morendo. La vita portata in grembo ha costituito sicuramente un "limite, un intralcio" all'obiettivo primario del momento. Ma soprattutto sua moglie non si sentiva "degna" di concedersi questo "piacere".
Ciò sicuramente l'ha portata a proiettare sulla sua seconda bambina "l'avversione" verso l'evento luttuoso.

Ovviamente la sua bambina percepisce tutto questo meccanismo, così come sente che la sorellina è la più osservata, la più riconosciuta (come potrebbe non essere così, quando era la prediletta della nonna materna! E' inevitabile che lo sia anche della mamma).

Provi ad immaginare che Sua moglie indossa una maschera, che è difficile da togliere, che è troppo doloroso perché ha il significato di tradimento ed ancor più doloroso è riconoscerlo, ma che ora permette al suo Io di morire. Solo dopo questa morte Sua moglie opererà una "Rinascita". Questo ci sarà sicuramente. Certo prima c'è la sofferenza. Quanto durerà? Sicuramente questa elaborazione del lutto è soggettiva per ogni essere umano. Soprattutto oggi che la morte è vissuta dietro un paravento per ovviarne il fastidio.

Innanzitutto accetti Lei come marito e come padre questo atteggiamento, non lo senta come una zona d'ombra appartenente a Sua moglie soltanto e non modificabile.
Le trasmetta fiducia e attraverso una dialogo costante si faccia raccontare questo Suo star male. Non occorre che Lei glielo chieda: osservi il suo linguaggio gestuale, posturale. La guardi negli occhi e cerchi di capire cosa chiedono.

Come marito, attraverso la madre può agire indirettamente anche sulla Sua bambina: solo se contribuirà a stabilire un clima affettivo stabile, che trasmetta sicurezza contribuirà a recuperare e a cementare il rapporto madre – figlia. In questo prendersi cura trasmetterà ad entrambe la certezza di esistere: sarà non solo colui che ascolta, ma anche colui che guida ed anche colui che le aiuta.

Il Suo ruolo di guida è indispensabile sia per l'equilibrio della Sua bambina, ma anche per quello di Sua moglie, ma anche per sé che ha il compito di esercitare questa difficile paternità. Se occorre si "riinventi come padre, in ogni momento del Suo rapporto con loro. In questo reinventarsi ha un ruolo di primaria importanza il dialogo, la rassicurazione che fortifica e permette di crescere al Vostro nucleo familiare.

Temporaneamente, se occorre, arrivi ad un compromesso: con ciò non intendo che debba assumere anche il ruolo di Sua moglie nei confronti della bambina. Lei soltanto è e sarà madre di Sua figlia; intendo, invece, che nel definire il ruolo paterno, nella sua essenza, rientra anche la capacità di padre di dare amore, oltre che di riceverlo, intendo il bisogno di Sua figlia di dipendere anche da Lei che ne è il padre. Tutto questo non vuol dire "sostituire", ma solo "supportare", significa condurre per mano il proprio figlio-a.

La Sua bambina ha bisogno anche di una figura paterna determinata che Le consenta uno sviluppo naturalmente solido; inevitabilmente sarà proprio Sua figlia, attraverso il suo comportamento, che definirà i ruoli di entrambi i genitori, con molta spontaneità.
Vedrà che molto facilmente e con la massima spontaneità che anche Sua moglie incomincerà a "riconoscere" la sua seconda bambina come un dono indispensabile in un percorso luttuoso.
Questo riconoscimento è indispensabile anche per sua figlia, per ciò che diventerà in futuro: il senso di autostima si basa sul senso di appartenenza e la garanzia per avere tutto ciò è l'AMORE (soprattutto quello della madre). Essere amati comporta la capacità a nostra volta di amare da adulti.

La capacità di essere intimi, di accettare e sentirsi accettati permette la Fiducia di base di sentirsi accettati, di potersi fidare del mondo, di essere degni di amore, di amare la vita. Questo è il nutrimento che un bambino chiede alla propria madre e questo è ciò che richiede la sua piccola con "i suoi capricci". Sicuramente Lei può aiutare entrambe, l'una a crescere, l'altra a rinascere.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 11, Ottobre 2002