Stop the genocide poster

Intrattabile a 4 anni

Ho 2 figli, Ludwig che sta per compiere 4 anni, e Cassandra che ha compiuto 2 anni in primavera.

Ludwig sta passando un periodo negativo. Da circa 6/7 mesi è intrattabile. La mattina per vestirlo impiego un sacco di tempo e devo cambiare vestiti 3 o 4 volte perchè tutto (dice) gli da fastidio, dalle calze alle mutande alla maglietta, alle scarpe. insomma tutto. Con la pazienza ora della fine riusciamo a trovare una soluzione, ma indumenti che il giorno prima gli davano fastidio ,il giorno dopo gli vanno bene, e viceversa.

A volte si lamenta per i suoi fastidi non piangendo, ma continuando a "frignottare" per magari 30 minuti e da un secondo all'altro non ha più nulla. All'inizio pensavo fosse vero perchè ammetto che ha la pelle sensibile, ammetto che è un bambino sensibile, ma questi piccoli particolari mi hanno fatto pensare che sia tutto una messa in gioco per attirare attenzione. Si lamenta persino a tavola: la forchetta è troppo grande, la forchetta è troppo piccola, la sedia gli dà fastidio, ecc...

Preciso che quando è da solo è un pochino meglio, ma quando è insieme alla sorellina, è veramente una scenata dopo l'altra. All'inizio la gelosia era sotto forma di morboso attaccamento a me, poi c'è stato un periodo di pace ed ora siamo in queste condizioni. Se qualche persona, all'infuori di me e della nonna materna, prova ad accarezzarlo, lui reagisce come se gli avessero dato uno schiaffo: girandosi di scatto, scostandosi dal contatto, brontolando e frignottando.

Suo padre è un optional: nè lo saluta, nè gli risponde quando gli chiede qualche cosa.
Diventa suo padre quando lo porta in qualche parco giochi o a fare qualche passeggiata. In casa suo padre esiste in pochi momenti, ci sono solo io. Ludwig era attaccatissimo al nonno materno. Praticamente è cresciuto con lui e la nonna, perchè abitiamo al piano sopra quello dei miei genitori, e quindi eravamo come un unica famiglia.

Tre settimane fa il nonno è morto, dopo una brutta malattia durata 8 mesi. Ludwig che stava sempre con il nonno, negli ultimi mesi in cui stava poco bene e non riusciva più a giocare con lui, si era completamente distaccato. Ogni tanto mi diceva che il nonno sarebbe guarito e che sarebbe tornato forte come prima e che avrebbero ancora fatto le belle cose che facevano insieme.

La morte del nonno è tabù. Gli ho spiegato che sono arrivati gli angeli a prenderlo e lo hanno portato in cielo, ma quando si parla del nonno o cambia discorso o finge di non sentire.

Non ho ricordi recenti di una giornata in cui Ludwig non abbia avuto almeno uno di questi comportamenti. A volte scoppio perchè la pazienza ha un limite, ma faccio solo peggio perchè alimento la sua rabbia e le scenate diventano più intense. Ludwig sta bene quando lo coccolo tra le mie braccia lo accarezzo e lo bacio, i questo modo riesco anche a fagli passare tutti i suoi fastidi. Ma non penso che sia giusto andare avanti in questo modo e non sempre riesco io ad essere così. Vorrei un consiglio. Grazie.

 

Gentile mamma,
sicuramente la situazione è complessa!

Non credo possa essere sufficiente individuare nella malattia del nonno o nella presenza della sorellina gli unici elementi che disturbano i comportamenti, le emozioni e sentimenti del suo piccolo.
Altri fattori potrebbero essere in gioco. Ad esempio il fatto che il suo bambino sta crescendo, che insieme a lui sta crescendo il suo bisogno di ricomprendere le relazioni in cui è inserito, che necessita di differenziarsi e di differenziare, nonostante la probabile paura di perdere il tipo di relazione che vive con le persone a cui è più legato.
Facciamo l'ipotesi che i comportamenti del bambino non abbiano una natura legata a qualche vissuto traumatico ma che facciano parte di un possibile repertorio comportamentale che i bambini mettono in campo nel loro processo di crescita, nella loro sfera affettiva e relazionale. Si sperimentano in modo sempre più autonomo nel dare una impronta al modo di gestire le relazioni.
Il piccolo vi esibisce situazioni legate a un crescere che porta sempre con se dei bisogni diversi, delle diverse paure e dei desideri evoluti. Crescere significa anche fare i conti con quanto accade intorno, con sorelline che compaiono e nonni amorevoli che se ne vanno, e che avviano sulla strada dell'elaborazione del concetto di finito. La vita è finita e educare alla vita significa anche non fare della morte un tabù ma un vincolo che và trattato come una possibilità e non come un limite che getta nello sconforto. La separazione è un tema ricorrente dell'/nell'esistenza che inizia da piccolissimi e si protrae per tutto il tempo della vita.
Non so se può esserle d'aiuto ma il suo piccolo Ludwig non è l'unico ad ingaggiare con la propria madre estenuanti "combattimenti" che sembrano votati alla caduta del potere genitoriale.
Che fare allora?
Innanzitutto farsi alcune domande e mantenerle come stimoli aperti per tutte le volte chi si troverà ad affrontare una relazione impegnativa con il suo bambino.
Come ad esempio, partendo proprio dalla sua frase "Ma non penso che sia giusto andare avanti in questo modo e non sempre riesco io ad essere così", e' importante che si chieda perchè non può più andare avanti così. Perchè è troppo faticoso, pur avendo un senso e una possibilità di successo educativo? Perchè è faticoso e oltretutto sembra non avere neppure un senso educativo?
Se si trova su questa seconda domanda ebbene provi allora a chiedersi:
"Cosa mi sta dicendo Ludwig? Cosa gli sto rispondendo? Cosa vorrei comunicargli con il mio comportamento?". Si chieda inoltre: "sto rispondendo sulla base di una lettura educativa o sulla base di quello che sembra funzionare al momento? Qual è il mio obiettivo? Tenerlo calmo? Non farlo arrabbiare? Non provocargli frustrazione?"
Il bambino esprime un disagio, un dolore oppure il bambino esprime una crisi? Crisis come emersione di una confusione, di un bisogno di ricollocazione di oggetti, significati, sentimenti che necessitano di essere diversamente riposizionati nella relazione tra loro? Anche tramite la "istituzionalizzazione" di capricci sempre uguali?
Diventare "capricciosi", esercitando il diritto di volere tutto e il contrario di tutto, di chiedere una cosa e rifiutarla un momento dopo, imporre una modalità forte per scoprire che l'adulto in quella modalità, a suo malincuore, ci "resta" e non riesce con fermezza a proporne un'altra, è un modo per esplorare il mondo attorno, per incominciare a costruirsi degli strumenti di relazione, per misurare le possibilità di realizzare la propria "volontà di potenza".
Capisco l'esasperazione, la fatica e l'incertezza che tali comportamenti provocano, ed è assolutamente salutare che questa stanchezza la stimoli a cercare strade diverse.

Credo di intuire che si stia orientando verso modalità che accolgono Ludwig ma che all'occorrenza lo arginino in modo deciso davanti ai suoi "capricci" debordanti.
Dei "NO!" fermi possono essere utili. I NO fermi sono quelli che non possono essere comprati con scambi, sedotti con baci, demoliti con strilla e urla. Sono quei NO che si dicono per poche cose ma che non hanno possibilità di ritorno.
Insieme ai NO, provate a indicargli la via per farsi considerare in modo differente, magari stimolandolo a raccontare quello che gli accade in quel momento, provando a spiegargli quello che accade secondo voi. Stimolarlo a raccontare i motivi delle sue prese di posizione e i sentimenti che suscitano in lui le risposte del genitore può aiutare a educare la relazione in cui siete immersi.
Non trascuri inoltre le spazio di relazione con il padre, che non può essere relegato a persona inesistente o esistente solo per gratificare i suoi desideri ludici. E' importante che Ludwig non apprenda un deviato concetto di amore, in cui i genitori lasciano a lui l'onere di orientare la loro vita, in cui i genitori si possano spegnere o accendere a seconda che si voglia andare al parco, che si desiderino delle carezze, che non si abbia voglia di obbedirgli.
Gentile signora, sicuramente troverà il metro giusto per modificare qualcosa nella vostra storia. Se volesse confrontarsi su quanto ha deciso o deciderà sarò felice di risentirla.

Sperando di averle dato qualche stimolo per continuare nel suo complesso ruolo di genitore e rimanendo a disposizione le porgo cordiali saluti.

 


Educare.it - Anno VI, Numero 9, Agosto 2006