Stop the genocide poster

Attenzione

Salve, sono il padre di un bambino di 7 anni che frequenta volentieri la 2^ elementare ma con qualche piccolo disturbo nel concentrarsi a lungo (o quanto meno come i suoi coetanei), è poi abbastanza iperattivo e tutto questo lo porta a distrarsi continuamente con ovvie ripercussioni sul rendimento. A volte sembra addirittura estraniarsi dal contesto, come per esempio in una recita con altri compagni, passare da una attività ad un'altra è per lui cosa molto naturale, non comprendendo il richiamo né il suo motivo.

Da premettere che all'età di 4 anni ha avuto delle convulsioni la cui causa è stata attribuita ad una ipossia perinatale e ha fatto una cura di Carbamazebina sotto stretta sorveglianza dello psichiatra infantile.
La cura è durata 2 anni e alla fine le convulsioni non si sono più presentate, ma si sono presentati i sintomi di cui sopra che all'inizio erano sicuramente molto più accentuati e tali da far supporre che la cura avesse giocato un suo ruolo.
Il leggero e progressivo miglioramento ci ha fatto ben sperare fino alla fine del primo anno di scuola, ma attualmente ci sembra troppo poco, anche perché gli altri 24 compagni di scuola hanno un'altra marcia!

 

Carissimi genitori,
come avrete potuto leggere tra gli articoli del sito e le altre consulenze, l'iperattività può essere sia una caratteristica caratteriale che un sintomo patologico.
Con questa affermazione non voglio assolutamente allarmarvi, comunque credo che sia giusto tenere in considerazione tutte le ipotesi, visto che, comunque, esistono numerose tecniche educative che possono essere utili a prescindere dalla serietà del disturbo. Ovviamente, in questa sede, non è possibile fare una diagnosi, tuttavia cercherò di darvi alcuni consigli che, mi auguro, possano aiutarvi.
In primo luogo dovreste considerare questa caratteristica di vostro figlio non come svogliatezza quanto, piuttosto, come una caratteristica da "educare". Con questo, intendo dire che non dovreste assolutamente colpevolizzare il bambino o punirlo perché queste strategie, oltre a non sortire alcun miglioramento, potrebbero peggiorare le prestazioni del bambino, abbassando la sua motivazione ad impegnarsi.
Sarebbe utile, invece, rinforzare le prestazioni del bambino e gli eventuali miglioramenti. Potreste valutare, ad esempio, per quanto tempo il bambino riesce a mantenere l'attenzione e "decidere" con lui di cercare di stare attento per qualche minuto in più. Nel caso in cui il bambino riesca effettivamente a mantenere il proposito, lo si può ricompensare immediatamente. La ricompensa può essere di vario genere (una caramella, un soldino nel salvadanaio, una lode...) ma è importante che sia immediata e non posticipata. Voi stessi potete individuare ciò che meglio si adatta a vostro figlio, tenendo comunque presente che lo scopo ultimo è che lui riesca ad apprezzare i rinforzi sociali. In questo modo il tempo di attenzione può essere aumentato progressivamente. Il fatto di "decidere" insieme al bambino permette a quest'ultimo di sviluppare progressivamente l'autocontrollo. Nel caso in cui il bambino non riesca nel suo intendo non vi sarà alcuna ricompensa né alcuna punizione.
Contemporaneamente, è utile fare in modo che il bambino, raggiunto il tempo massimo di attenzione, venga diretto verso un altra attività di "sfogo", quale un'attività fisica (circa 5 minuti), prima di riprendere una nuova fase attentiva.
Spero di esservi stata utile; se avete qualche dubbio o necessitate di ulteriori informazioni fatemi sapere.

 

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 5, aprile 2004