Stop the genocide poster

Iperattività, giochi e strategie

 

Mi sono da poco laureato in psicologia indirizzo sviluppo e istruzione. 
Sto collaborando in qualità di educatore per una cooperativa. Devo seguire due bambini che, in base al loro comportamento, mi fanno pensare a un possibile diagnosi di iperattività. Entrambi i bambini ho iniziato a seguirli da poco.
L'obiettivo che i servizi sociali in collaborazione con lo psicologo vorrebbero raggiungere, per il bambino che seguo a scuola, è l'acquisizione di alcune regole di base e un'integrazione positiva con il resto del gruppo "classe". Il bimbo ha una modalità di esprimersi del tutto personale e cioè attraverso il movimento motorio in tutte le sue componenti. Ciò, però, contrasta con quelle che sono le esigenze di una classe e di un gruppo. Non accetta nessuna regola e scappa via nel momento in cui si vede attaccato o colpevolizzato. E' abbastanza pericoloso sia per se stesso che per i compagni. 

Non mi dilungo moltissimo, vorrei però chiedervi se, in questo caso, sarebbe possibile applicare una terapia cognitivo-comportamentale e in quali modi questa terapia può essere tradotta e applicata nel mondo scolastico e in quello del gioco (è l'unico che mi permette di agganciare il bimbo). 
In altre parole, vi chiedo di darmi consigli utili sul tipo di giochi da proporre e sulle strategie da utilizzare per stimolare la sua attenzione verso l'aspetto più didattico. 
Vorrei sapere, inoltre, se la psicomotricità può essere utile con questo tipo di bambini e in che modo.

 

Caro collega, 
come ben saprai il DSM IV parla di un disturbo da deficit di attenzione con o senza iperattività ed impulsività, per cui va innanzi tutto valutato bene quale di questi aspetti è preponderante. Credo inoltre sia il caso di controllare la diagnosi clinica e funzionale che il servizio di supporto (disabilità o Neuropsichiatria infantile?) ha stilato. Quella di DDAI è una diagnosi unica? E' la diagnosi principale o secondaria? Ci sono altri elementi da valutare in chiave differenziale? Questo perché alcuni comportamenti che descrivi potrebbero essere associati anche ad altri disturbi. Diventa poi importante, per scegliere il tipo di intervento, capire l'età di questo "bambino", in quanto il tipo di intervento è diverso a seconda si parli di un bambino di 6, di 9 o di 11 anni o meglio ancora di un ragazzo. Un intervento cognitivo comportamentale che si centri sui processi di autoregolazione può essere efficace dopo gli otto anni; prima i benefici e le possibilità sono di difficile valutazione. Per questo puoi vedere il lavoro di Cornoldi et al. su Impulsività ed autocontrollo (edito da Erickson), per saperne di più del DDAI puoi anche vedere il sito dell'associazione condotta da un giovane psicologo ferrarese www.aidai.org o chiedere informazioni all' e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Per intervenire sugli aspetti attentivi ho trovato molto utile il training neuropsicologico su CD ROM di Santo Di Nuovo sempre edito dalla Erickson. Ha il vantaggio che il computer motiva molto questi ragazzi. Tale programma si è dimostrato utile anche con bambini che avevano associato al DDAI anche un ritardo mentale lieve. 
All'interno del gruppo classe poi andrebbero organizzate le attività seguendo due metodologie: il peer tutoring; l'apprendimento cooperativo che, in particolare nella modalità del learning together, permette di sviluppare l'interdipendenza positiva tra gli allievi così da incentivare i comportamenti prosociali ed autoregolatori. Per quanto riguarda le possibilità degli interventi psicomotori esse sono legate alla strutturazione dello schema corporeo ed in particolare a due aspetti di questo sviluppo: il dialogo tonico ed il rilassamento. A queste ho trovato utile associare tecniche di self talk per sviluppare l'autoregolazione.

La Douglas già nel 79 parlava di bassi livelli di attivazione (arousal) in bambini di questo tipo per cui il lavoro da fare è di tipo attivante e molte delle attività psicomotorie, in particolare quelle legate ai contrasti, il cui autore di riferimento è Aucouturier, possono essere utile in tal senso; ma anche gli interventi cognitivo comportamentali legati a tecniche di attivazione possono essere utili in particolare quelli descritti da Meichenbaum. Personalmente ho utilizzato molto semplici tecniche respiratorie attivanti e disattivanti come la respirazione toracica o addominale.

 

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 6, Maggio 2001