Stop the genocide poster

Iperattività

Credo di avere individuato, grazie alle numerose letture fatte e al vostro aiuto, un disturbo di iperattività nel figlio minore di mio marito (10 anni) che vive praticamente con noi; questa non vuole essere certamente una "diagnosi casalinga", ma solo un sospetto, tanto è vero che il bambino ha già iniziato una serie di colloqui con una professionista del settore che opera nel reparto di neuropsichiatria infantile dell'ospedale della nostra città.

Spero che lo si possa aiutare, soprattutto per quanto riguarda questa eterna distrazione, questa difficoltà di apprendimento e di conseguenza questa difficoltà a relazionarsi con adulti e coetanei. Viene spesso considerato antipatico, esibizionista, privo di personalità e di iniziative, sempre pronto a copiare dagli altri; dagli adulti viene considerato capriccioso, tendente al vittimismo, scomposto a scuola, distratto, disordinato, per nulla riflessivo e sempre pronto a mettersi in mostra nonostante non sappia le risposte da dare quando viene interpellato. A casa è ugualmente disordinato, svogliato, a volte bugiardo, pronto a giocare al computer o a guardare la TV, ma pieno di capricci e proteste quando si tratta di fare ordine, studiare, leggere. Non mancano, naturalmente, le buone qualità (è generoso, buono, non serba rancore, intelligente e intuitivo), che però vengono tenute nascoste e poco valorizzate, da lui per primo.

Vorrei sapere, nel concreto, come si può intervenire per attutire queste caratteristiche invalidanti: non lo invitano ai compleanni, lo escludono dai giochi e, pur di essere al centro dell'attenzione, accetta scherzi pesanti e prese in giro. Cerco di usare molta dolcezza, ma nello stesso tempo anche fermezza nel fargli rispettare regole e consegne. Ogni volta che lo riprendi sembra che capisca e si penta, ma dopo poco è pronto a ripetere l'errore! Il prossimo anno comincerà la scuola media e temo che i problemi possano accentuarsi: i ragazzini sono più "cattivi", i professori non hanno il tempo e la disponibilità dei maestri, la mole di lavoro aumenta e così pure lo sconforto per ciò che non riesce a fare o per i tempi biblici che impiega per studiare.... Avrei proprio bisogno di proposte concrete di comportamento, tenendo presente che sono sempre in agguato i confronti tra lui e i miei due figli avuti dal precedente matrimonio.

Grazie per l'aiuto che saprete fornirmi! Cordiali saluti.

 

Gentile signora,
prima di tutto è importante capire ciò che vuole comunicare il bambino.

La richiesta di continue attenzioni, l'irrequietezza, l'iperattività, il vittimismo esprimono il bisogno di attirare su di sé l'interesse degli altri; tale bisogno deriva spesso da sensazioni e /o paure di rifiuto. Un bambino che si sente non accettato o rifiutato, pur non essendo (come dimostrano l'interesse e l'amore che lei esprime nella lettera), può cercare situazioni, anche se distruttive, che portano l'attenzione degli altri verso di lui ottenendo generalmente l'effetto contrario, cioè l'isolamento dai compagni, il loro rifiuto ed i rimproveri.

Quindi cosa fare? E' importante che il bambino continui ad avere l'aiuto del professionista di cui ha parlato, che senta di vivere in un clima familiare dove si sente accettato facendogli capire che l'interesse l'ottiene con comportamenti costruttivi anziché distruttivi; un clima dove può liberamente parlare, aprirsi, sfogarsi e piangere liberandosi dal dolore che lo porta alla sua irrequietezza.

Può risultare efficace utilizzare "l'intenzione paradossa": ad esempio se al bambino che assume un atteggiamento vittimistico gli si richiederà di "fare la vittima" sarà meno motivato a farlo o addirittura si rifiuterà. Questa "strategia educativa" deprime la motivazione che il bambino ha ad assumere un determinato atteggiamento negativo.

Qualche altro accorgimento:

  • prendersi dei momenti da dedicare al dialogo in famiglia, momenti per parlare e scambiarsi i propri vissuti cercando di aiutarsi.
  • prendersi dei momenti di dialogo da dedicare solo a lui.
  • dedicarsi ad alcune attività creative insieme ai genitori (costruire racconti o fiabe insieme, attività di pittura, creare giochi con regole inventate da lui ecc....).

Nella speranza di esserle stata di aiuto la saluto cordialmente.



copyright © Educare.it - Anno I, Numero 5, Aprile 2001