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Adolescenza
Sono la mamma di una ragazza di 15 anni che frequenta il primo anno di un liceo classico sperimentale linguistico di Roma; mia figlia non ha mai avuto molta voglia di studiare nonostante abbia voluto a tutti i costi frequentare questo tipo di Liceo che, come si sa, è piuttosto impegnativo e richiede un certo numero giornaliero di ore da dedicare allo studio; inoltre quest'anno è stata sottoposta ad un intervento chirurgico che si è concluso felicemente, ma che le ha fatto perdere ore di lezioni e che sicuramente non ha giovato al suo impegno scolastico.
Siamo rimasti piuttosto sorpresi di fronte alla pagella del primo quadrimestre, dove risulta chiaramente il totale disinteresse allo studio; essendoci in programma una gita scolastica abbiamo cercato di porre l'obiettivo gita in cambio del suo impegno che, purtroppo non c'è stato; ora la gita è saltata, lei ci porta un profondo rancore e mi dice (ma solo a me) che verrà bocciata in quanto il suo impegno verrà a mancare completamente. Da parte mia, contrariamente al padre, provo dei sensi di colpa alternati a momenti in cui penso che qualcosa bisognava pur fare nella speranza di darle uno stimolo per lo studio, però mi rendo conto di averle provocato un grande dolore e questo non mi da pace.
Nella speranza di ricevere una vostra risposta vi invio i migliori Saluti
Gentile signora Irene,
perché sua figlia ha voluto fare a tutti i costi questa scuola? Forse uno/a amico/a l'ha "trascinata"? Il curricolo del liceo le sembra confacente al suo progetto di vita o per lo meno funzionale ad una futura professione o studio che intende intraprendere? Quali sono le materie che le piacciono e quante sono invece le materie dove il suo disinteresse è rilevante? Se queste ultime sono solo una o due sarebbe normale. Le materie non di gradimento a sua figlia sono insegnate da docenti altrettanto non di gradimento a sua figlia? Quali sono le vostre attese ed aspettative da genitori rispetto al percorso di studio di vostra figlia? Queste sono solo alcune domande da porsi prima di pensare, eventualmente, anche alla possibilità di un passaggio ad un altro canale d'istruzione. Parli con sua figlia, coinvolgendo suo marito. Non dimentichi le difficoltà legate all'età: le crisi, i progetti coraggiosi, ma anche le incertezze e le delusioni che si sperimentano, spesso per la prima volta con quest'intensità. Persino l'interessamento da parte dei genitori è facilmente visto come un'intrusione.
Il vero problema mi pare però sia un altro: i sensi di colpa che lei prova.
"La gita in cambio dell'impegno" è stata una decisione che sicuramente avrà preso con le migliori intenzioni. Sua figlia la "punisce" con la sua reazione (anche non-verbale) ed eccoli: i sensi di colpa. Probabilmente la reazione emotiva (dolore, dispiacere, rabbia) da parte di sua figlia, non fa altro che rafforzare l'insicurezza in lei, innescando un circolo vizioso di accusa ed autoaccusa. Le vorrei proporre un piccolo esercizio: provi a pensare ai due termini, accusa ed autoaccusa, come sinonimi. Provi ad osservare, per alcune settimane, i meccanismi attorno ai due concetti; li provi a sentire "dentro" di lei e "dentro" sua figlia. Non si tratta di scoprire chi accusa e chi è l'accusato: la invito solamente ad ascoltarsi con amore e stima, e ad accettarsi altrettanto amorevolmente prima e anche dopo aver preso le sue decisioni, giuste o sbagliate che siano state. Se attua una decisione o un comportamento dapprima ben meditati, non se ne penta poi sulla base delle reazioni degli altri.
Generalizzando, mi pare che nel suo caso i circoli viziosi siano due: provi ad "uscire" dal cerchio di (auto)accusa che coltiva dentro di lei e dal circolo di (auto)accusa tra lei e sua figlia. Il dolore che ha provocato a sua figlia, o che pensa di averle procurato (o che sua figlia le fa pensare di averle procurato) è un dolore moltiplicato dai sensi di colpa che lei prova verso se stessa. Cara signora Irene, si fidi delle sue buone intenzioni, ascolti il suo cuore, si apprezzi e si voglia bene. Pensare, agire, vivere, significa a volte anche sbagliare. Per non sbagliare non si dovrebbe vivere, agire, pensare. Tutti possiamo sbagliare, figli, genitori e anche la sottoscritta. E' importante non punirsi (con sensi di colpa, senso di incertezza, accusa-autoaccusa) per ciò che si è cercato al meglio delle proprie possibilità.
Se lodesidera ci risentiamo.
Cordiali saluti
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 5, Aprile 2001

