- Categoria: Adolescenza
Adolescenza difficile
Mia figlia adottiva ha 13 anni, frequenta con insuccesso la quarta classe ginnasiale. Ha sempre affrontato il percorso scolastico con difficoltà e, capendo di vivere in un ambiente familiare di professionisti, ha cercato di nascondere la sua volontà di non studiare.
Nel tempo, principalmente con la madre, il rapporto si è progressivamente deteriorato, nonostante le continue dimostrazioni di affetto ricevute. Racconta frequentemente bugie, frequenta amicizie sbagliate, è inaffidabile per impegno e capacità di autocritica.
Adesso sostiene con arroganza e con aggressività la propria volontà di non voler frequentare più alcun percorso scolastico, di voler lasciare la famiglia, il dato riferito principalmente verso la madre.
Sono francamente disperato. Non so se iscriverla in un collegio, dal momento che non riesco ad assolvere ai miei compiti di educatore.
Grato per un consiglio.
Gentile signore,
leggendo il suo scritto si percepisce una grande amarezza e "delusione" per come sta crescendo sua figlia e forse lo stesso sentimento "incombe" anche sulla ragazza.
Non è facile però individuare la vera causa del problema non sapendo alcuni dati importanti. Ad esempio, la ragazza sa di essere stata adottata e -se sì- a che età l’ha saputo e quale è stata la sua reazione? Avete altri figli e quali eventi avete vissuto prima dell’adozione? (aborti o delusioni d’altro tipo).
Il fatto che la ragazza racconti spesso bugie denota un bisogno di auto-affermazione nei confronti dell’adulto ed il tentativo di "adattare" una realtà che non riesce ad accettare; a volte può anche servire a rassicurare se stessi di possedere un mondo immaginario che gli altri non possono invadere o violare.
Frequenta amicizie sbagliate, mi scrive: sbagliate per voi genitori ma non per la ragazza!
Ha provato a frequentare gli amici di sua figlia e a conoscerli meglio?
Il fatto che frequenti il liceo classico essendo una ragazza che ha sempre avuto difficoltà nello studio (ed immagino sarà una sua scelta) sembra un desiderio di assecondare le vostre aspettative che lei sente troppo elevate ma che non vuole deludere.
Nell’adolescenza le spinte oppositive, nella ricerca di una propria identità, portano i ragazzi ad avere un atteggiamento contraddittorio che spesso mette in difficoltà i genitori. In particolare nel rapporto madre-figlia, la ragazza, attraverso la negazione di ogni similitudine con la madre, afferma se stessa e definisce la propria individualità, pur sentendo molto forte la spinta all’identificazione. Alla fine di questo momento difficile, se la madre ha risposto bene alle "sfide" che la figlia le ha lanciato, torna il sereno e prevale l’affetto e la stima.
Cerchi i lati positivi che sicuramente ci sono nella sua figliola e l’aiuti a farli propri e ad usarli come punto di partenza nella costituzione della "SUA" personalità.
Gli adolescenti hanno un grande desiderio di comprendere il mondo degli adulti per poterne accogliere le regole e i valori, ma perché questo avvenga devono sentire da parte degli adulti lo stesso "desiderio" nell’aiutarli a comprendere.
Se le riesce provi a porsi in un atteggiamento più volto all’ascolto che al giudizio e forse, così, sua figlia potrà sentire che non solo il "gruppo" la fa sentire compresa ed accolta ma anche la sua famiglia.
Spero che il suo "desiderio" di capire meglio sua figlia non si fermi qui; mi auguro, nella limitatezza di queste righe, di aver almeno fatto nascere in lei il bisogno di continuare sulla strada della comprensione senza cedere alla tentazione della rassegnazione e dello scoraggiamento (collegio o altro).
Mi scriva di nuovo se crede. Tanti auguri.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001

