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L'articolo focalizza il ruolo dell'educatore all'interno della cornice istituzionale dei Servizi Sociali, partendo dall'esperienza maturata nel territorio di Napoli. Il dialogo educativo promosso con le famiglie segnate da un forte disagio economico vorrebbe far affiorare quelle capacità di riflessione e problematizzazione necessarie a un ripensamento generativo del proprio stile di vita. Infatti, se la povertà e i contesti sociali depauperati culturalmente ostacolano una visione prospettica e di profondità, gli operatori sociali alimentano, soprattutto negli utenti più giovani, quel pensiero progettuale e fiducioso delle proprie capacità e talenti che è condizione della frequenza scolastica.
A partire dalle periferie di Roma si accendono i conflitti tra famiglie italiane e straniere, spesso dovuti ad una condizione di povertà diffusa. Da uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati della Banca d’Italia, emerge che un terzo delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà e che, mediamente, i redditi degli stranieri sono la metà di quelli degli italiani.
I più giovani emarginati d'America sono tanti, veramente tanti. Due milioni e mezzo di bambini sono homeless, sono senza casa: uno su trenta. Non sono numeri da terzo mondo, ma quasi. Nel paese più ricco del pianeta, le sacche di povertà sono sempre più vaste e profonde. Le differenze sociali si sono acuite negli ultimi anni così tanto da creare un ceto di super ricchi e una più folta schiera di persone sotto il livello di povertà. Ci sono gli adulti, ma c'è anche un esercito di minori.
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