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L’unità, per chi sa interpretarla davvero, si traduce in fraternità verso tutti gli altri, a cominciare da chi ci sta vicino (cosa che fra molte è la più difficile) e senza pregiudizi né barriere perché la fraternità è un valore universale che non ammette confini o distinzioni. […] La fraternità è una categoria politica […]. Delle tre parole chiave che la Rivoluzione francese ha trasmesso alla modernità politica (libertà, uguaglianza e fraternità), questo terzo termine un po’ più indietro, quasi relegato in secondo piano per effetto degli interessi materiali della nostra società, per effetto forse anche del senso comune; ma è, quello della fraternità, un elemento cruciale della convivenza, è veramente un fondamento di civiltà e anche un motore di benessere. Basta riflettere che l’Europa, le relazioni della comunità internazionale, tutte le nostre democrazie hanno bisogno di questo senso di fraternità e, insieme, di suoi interpreti generosi perché senza la fraternità rischiamo di essere esposti al dominio dei soli interessi o delle paure che nascono dai cambiamenti, rischiamo di non avere la forza per superare le diseguaglianze che sono crescenti (per qualche aspetto), per risanare le fratture sociali, per impedire la legge del più forte.
I nostri vissuti sono fortemente condizionati dallo spazio e dal tempo, come ha chiarito Kant nell’Estetica Trascendentale. Questi due determinanti dell’esperienza quotidiana sono stati sconvolti dalle restrizioni imposte dal contenimento dell’infezione da coronavirus. Il tempo si è dilatato: per bambini e ragazzi non c’è più la campanella scolastica, i compiti, le varie attività a dettare il ritmo della giornata; molti adulti si trovano a lavorare da casa e, comunque, ad avere giornate da riempire. Contemporaneamente lo spazio fisico è stato limitato, non si può uscire dal proprio comune o, come in Veneto, allontanarsi da casa oltre i 200 metri.
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