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Per troppi anni l’accessibilità digitale è stata raccontata come una conquista, mentre in troppi casi è rimasta una messinscena. Siti, app e servizi online dichiarati “inclusivi” che, nei fatti, continuano a distinguere, esporre e perfino rendere riconoscibili gli utenti più fragili. È qui che cade la maschera dell’ipocrisia digitale.
L’articolo documenta un'esperienza mossa dall'intento di rendere accessibili alle persone con disabilità visive alcuni famosi dipinti attraverso il tatto. Come si vedrà, il progetto è stato realizzato con materiali poveri e questo dovrebbe incoraggiare alla replicazione dell'esperienza.
L’articolo, partendo da un breve excursus normativo, si propone di dare diffusione al progetto ministeriale “AD Arte - L'informazione. Un sistema informativo per la qualità della fruizione del patrimonio culturale da parte di persone con esigenze specifiche”. Il progetto, promosso dal Ministero per i Beni Culturali, ha visto il personale interno, in forza a tutte le tipologie di istituti culturali nazionali, dare avvio ad una verifica sull’accessibilità ai luoghi della cultura da parte di soggetti con esigenze specifiche.
Attraverso la messa in atto di una serie di rilevazioni guidate da opportuni strumenti, preceduti da un corso fruibile in modalità web, il MIBAC ha ricavato, per ogni ambiente accessibile al pubblico, dati da utilizzare come fonte di informazione certa per tutti coloro che esprimono il desiderio di visitare i luoghi del patrimonio culturale italiano. L’obiettivo è dare la possibilità al visitatore, qualora mostrasse particolari esigenze derivanti da ogni tipo di difficoltà, di pianificare la visita in base ai propri bisogni.
Nel panorama educativo contemporaneo, la scuola è chiamata a confrontarsi con una sfida sempre più complessa e, insieme, sempre più necessaria: tenere insieme apprendimento disciplinare, inclusione e orientamento al progetto di vita degli studenti. In questa prospettiva si colloca l’esperienza “ETA Viaggi: eco-travel agency”, un percorso didattico realizzato in una classe quarta di un Istituto professionale, nato dall’intento di costruire un’attività capace di integrare educazione civica, competenze digitali e metodologie collaborative, promuovendo partecipazione, autonomia e consapevolezza.
Fin dall’inizio, il progetto non è stato pensato come una semplice sequenza di attività scolastiche, ma come un’esperienza concreta e significativa, in grado di mettere gli studenti nella condizione di agire, scegliere, confrontarsi e costruire insieme un prodotto comune. In questo senso, la proposta si è configurata come un autentico laboratorio di vita, nel quale i contenuti disciplinari hanno trovato senso dentro un compito reale e condiviso.
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