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Il cane come mediatore educativo nell’esperienza di pet-therapy con soggetti affetti da disabilità intellettiva

La sperimentazione è orientata a verificare le possibilità terapeutiche, riabilitative e educative ottenibili con la disabilità intellettiva attraverso l'utilizzo del cane nel contesto di Pet-Therapy. Il cane, come animale di branco, offre una duttilità di comportamenti e di relazioni che hanno già trattato un utilizzo ormai istituzionale con i deficit sensoriali.

La presente ricerca intende verificare l'utilizzo del cane nella disabilità intellettiva. Con il termine disabilità intellettiva si intende qualsiasi deficit neurologico di natura intellettiva.
Ogni attività terapeutica deve ritrovare in se una valenza educativa perché ogni azione sia sempre orientata alla massima realizzazione della persona. Spesso gli interventi terapeutici e riabilitativi sono completamente avulsi da un qualsiasi progetto educativo generale.
In questa sperimentazione abbiamo utilizzato il cane come mediatore educativo e l'attività di Pet-Therapy è diventata strumento nelle mani dell'educatore, finalizzando ogni azione al progetto educativo generale di ogni soggetto coinvolto.
 

Finalità e tipologia dell'utenza

Il presente progetto è orientato a sperimentare l'efficacia della Pet-Therapy con nove soggetti affetti da disabilità intellettiva medio-grave che frequentano un centro socio-educativo dell'ANFFAS di Trento.

La finalità del progetto:

  • rendere il comportamento del cane completamente adeguato alle capacità dei soggetti coinvolti, compatibilmente con la loro tipologia di deficit e coerentemente al progetto educativo;
  • verificare la possibilità di predisporre cani addestrati che sappiano interagire con i livelli cognitivo, relazionali, comunicativi, affettivi, emotivi, motori degli utenti al fine di stimolare in modo costruttivo l'evoluzione educativa della persona;
  • sperimentare la possibilità che il cane possa diventare supporto ed elemento motivante all'attività quotidiana, anche come ausilio all'autonomia personale, coerentemente al contesto, nella specificità dei deficit della disabilità intellettiva;
  • predisporre la possibilità di una presa in carico dei cani da parte delle famiglie e delle comunità in cui sono inseriti.


Strumenti

Per la ricerca è stata utilizzata l'Osservazione Partecipata, le fotografie, la ripresa filmata, il diario/relazione di ogni incontro, le verifiche d'equipe.

Nella griglia di riferimento per l'osservazione sono stati identificati i seguenti parametri:

  • stato emotivo: si pone attenzione al cambiamento che i ragazzi manifestano quando sono a contatto con il cane (la motivazione all'attività ricade sull'aspetto emotivo generando cambiamenti nell'umore, nell'attenzione e nella partecipazione);
  • livello motorio: si osservano principalmente i miglioramenti nel movimento, nel tono muscolare, dell'intenzionalità nella ricerca di senso;
  • aspetto affettivo: accettazione e disponibilità si combinano con l'esternazione di effusioni che in seguito si ripercuotono migliorando il tono quotidiano dell'umore;
  • livello di comunicazione (verbale, gestuale): la specifica relazione con l'animale sprona ad una autonoma ricerca qualitativa e quantitativa nello spettro comunicativo;
  • aspetto cognitivo di presa in carico di una consegna:

a) tempi di lavoro
b) livelli di attenzione
c) sequenze operative;

  • disponibilità alla relazione e all'attività;
  • coinvolgimento della famiglia.

L'équipe è composta di: conduttore, medico veterinario, educatori, cinotecnico, terapista della riabilitazione, pedagogista, psicologo. Compito dell'équipe è di valutare i risultati raggiunti, progettare le azioni future partendo dai progetti di Pet-Therapy realizzati individualmente per i ragazzi, decidendo le azioni che il cane deve operare per restare coerente al lavoro educativo, secondo le proprie rispettive competenze e professionalità.

La valutazione del lavoro e dei risultati è stata di tipo qualitativo, vista la disomogeneità dei soggetti coinvolti.

La presente esperienza rientra nell'attività di sperimentazione promossa e sovvenzionata dalla Provincia Autonoma di Trento.



Strutturazione dell'intervento

PRIMA FASE

Nella prima fase si costruisce il rapporto con il cane. L'educatore è l'elemento tranquillizzante e rassicurante nell'approccio iniziale, mentre il conduttore, secondo le reazioni del ragazzo, decide i rapporti di vicinanza-lontananza con il cane.

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SECONDA FASE

Nella seconda fase, dopo aver realizzato il progetto di Pet-Therapy, il conduttore prepara il cane ai livelli richiesti secondo gli obiettivi prefissati ed interagisce con il ragazzo. L'educatore resta sullo sfondo. E' la fase più delicata dove si costruiscono i livelli di interazione tra cane e ragazzo.

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TERZA FASE

Nella terza fase del progetto il cane è consegnato alla famiglia. Ora il cane è sia in famiglia, sia nel contesto quotidiano istituzionale come il C.S.E.. E' l'educatore che utilizzerà il cane nel raggiungimento degli obiettivi prefissati, mentre in famiglia si vivranno gli aspetti più ludici. 

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Procedure operative

L'esperienza è iniziata nel 1998; inizialmente sono stati scelti 9 ragazzi, all'interno del Socio Educativo di Via Volta, valutando la potenzialità relazionale e le capacità residue presenti. Una valutazione più approfondita è arrivata da un'attenta analisi dei progetti individuali, intravedendo per ognuno il possibile spazio che il cane avrebbe potuto avere nell'intervento educativo globale. Per alcuni di loro è stata inoltre ipotizzata un'effettiva ricaduta in termini di benefici sul potenziamento della capacità affettivo-emotiva. Anche l'esistenza all'interno del Centro di conigli nani, canarini e la presenza di animali domestici a casa anche nel passato sono stati elementi che hanno contribuito alla scelta del gruppo.

Il primo periodo è stato caratterizzato dall'avvicinamento dei cani ai ragazzi, per verificare le reazioni di entrambi nelle situazioni destrutturate. Ai ragazzi è stata offerta la possibilità di avvicinare i cani in situazioni normali e non artificiali. Obiettivo di questi primi incontri è stato quello di verificare le reazioni dei ragazzi in prossimità dei cani, atteggiamenti di chiusura, di apertura, di paura e di indifferenza. In queste prime fasi è stata data grande attenzione all'ambiente in cui i ragazzi approcciavano i cani, con la costante presenza dell'educatore, a fungere da elemento rassicuratore e del conduttore.

Sono stati utilizzati n. 4 cani addestrati per non udenti, di razza: n. 3 meticci e n. 1 schnauzer gigante. Attualmente vengono utilizzati 5 Labrador.
La prima attività è stata l'avvicinamento graduale del cane al ragazzo.
Le reazioni di quest'ultimo diventavano elemento di valutazione da parte dell'educatore e del conduttore, per stabilire la vicinanza/lontananza o le modalità di contatto tra il ragazzo e il cane. La presenza dell'educatore è stata elemento di filtro affinché il contatto con il cane avvenisse senza traumi e mediato secondo le risposte dei ragazzi. Contemporaneamente all'avvicinamento dell'animale era posta attenzione al rapporto ragazzo-conduttore. Ai conduttori sono stati presentati i ragazzi scelti per il progetto evidenziandone i tratti caratteristici di comportamento, le capacità presenti, le peculiarità motorie, le modalità di comunicazione, il tipo di linguaggio utilizzato e il deficit da cui sono affetti.
Ogni momento è stato accuratamente ripreso per poi essere analizzato dall'equipe onde poter meglio valutare le risposte date e progettare l'incontro successivo.

Dalle prime visioni è emersa la necessità di porre il ragazzo in un ambiente comodo, tranquillo, consono alle sue esigenze. Da un lato la comodità della posizione in cui il ragazzo veniva a trovarsi gli permetteva di controllare, nel modo migliore per lui, l'ambiente circostante; dall'altro la riduzione dell'ansia provata da parte dell'educatore, sono stati l'elemento chiave per vincere la diffidenza e la paura di approccio verso il cane. Questa prima osservazione ci sembra fondamentale: molti ragazzi con difficoltà visuopercettive, di orientamento spaziale e motorie, trovandosi a dover canalizzare molte delle loro energie, per mantenere un equilibrio precario e per controllare la loro posizione rispetto all'ambiente e ai disturbi di questo, rischiano di rifiutare il cane, in quanto incapaci di controllarlo, e di decodificarne il movimento nello spazio visivo.

Il ragazzo, una volta messo in una posizione di long-sitting a terra, che costituisce elemento di stabilità, annullando i disequilibri motori e di percezione dello spazio circostante, migliora il controllo del campo visivo ed è facilitato dal punto di vista manuale, trovandosi così in una situazione in cui lo sguardo è alla stessa altezza dell'animale.
Tale posizione ha permesso un migliore intervento di guida fisica dell'educatore e del conduttore ed è servita da elemento rassicurante, poiché permetteva la protezione sul possibile comportamento troppo invasivo del cane. Tutto il materiale filmato e fotografato è stato poi mostrato ogni volta al gruppo dei ragazzi protagonisti sotto forma sia di video, sia di fotografie appese poi in cartelloni. Alcuni di loro tengono inoltre un diario dell'attività e l'esperienza è rielaborata all'interno di un giornalino del Centro.

Successivamente, nella seconda fase di avvicinamento, sono state proposte uscite con il cane al guinzaglio nel parco e nei paraggi del Centro. L'attenzione è stata posta sulla percezione del movimento del cane. Già in questa fase si sono evidenziati i possibili utilizzi futuri per lo sviluppo dell'attività motoria che alcuni dei ragazzi già svolgono con l'intervento della fisioterapista all'interno del Centro. In queste prime uscite alcuni dei ragazzi hanno anche iniziato ad utilizzare i comandi verso i cani.

La cosa più eclatante emersa in questi primi cinque incontri è stata la grande capacità motivante che il cane ha avuto sui ragazzi, secondo lo status psicofisico di ogni persona e secondo le particolarità del loro handicap, ognuno ha manifestato potenzialità latenti che emergevano con difficoltà nel lavoro quotidiano. A fronte di ciò il cane ha permesso, con molta semplicità, l'esplosione immediata di potenzialità poco espresse se non a fronte di grossi stimoli motivanti. La grossa motivazione data dalla presenza del cane ha consentito: un aumento dei tempi di attenzione, un miglioramento della motivazione al movimento verso il cane, delle manifestazioni emotive e di affetto, dei cambi di tono di umore, stimolazione uditiva, tattile e sensoriale, aumento della verbalizzazione e del tono di voce. Un incremento si riscontra inoltre nella possibilità di rielaborare a distanza di tempo l'esperienza e la forte gratificazione.

Questi primi incontri hanno evidenziato le preferenze dei ragazzi nei confronti dei cani manifestando scelte precise rispetto al cane con cui operare. Particolare attenzione, durante le visite a San Patrignano è stata posta alla visita dei luoghi di vita dei cani, nelle loro casette, all'interno dei recinti dove passano gran parte della giornata, cercando di mostrare il contesto di vita degli animali con cui poi avrebbero lavorato. Ogni visita a San Patrignano è preceduta da elementi di anticipazione all'esperienza come la preparazione dello zainetto che contiene il grembiule da lavoro, la ciotola, il guinzaglio, le crocchette.

Questa prima parte dell'esperienza è durata dai primi di agosto fino ai primi di dicembre con due incontri a settimana, i primi quattro presso il C.S.E di Via Volta e successivamente presso il Centro di San Patrignano di San Vito di Pergine (Tn). I tempi di lavoro andavano da un minimo di 15 minuti ad un massimo di 1 ora e 30 minuti non continuativi, intercalate da pause necessarie sia al cane sia al ragazzo. I tempi di attenzione in soggetti affetti da disabilità intellettiva rappresentano una delle condizioni di maggiore impedimento nella strutturazione di molte attività, solo un contesto molto motivante permette di lavorare per tempi di attenzione così lunghi.
Successivamente si sono aggregati 6 ragazzi del CSE di Via Gramsci, 8 del CSE di via Onestinghel e 6 del CSO di Via Suffragio.

In questo periodo è importante sottolineare il rimando positivo che i contesti familiari hanno dato dell'esperienza riportando i racconti dei ragazzi, le variazioni d'umore, di comportamenti, di una maggiore coscienza del proprio vissuto esperienziale e temporale.
I genitori hanno manifestato gli effetti positivi del ricordo e dell'esperienza sui ragazzi raccontando degli stati di trepidazione precedenti le mattine in cui si sarebbe svolta l'attività. Questo ha permesso di creare un rapporto di fattiva collaborazione all'interno del progetto dove i contesti familiari si sono sentiti parte attiva.

L'equipe è formata da: gli educatori del C.S.E di Via Volta che hanno preso parte alle attività, un veterinario, la pedagogista del Centro di San Vito, il responsabile dell'addestramento cinofilo, la fisioterapista dell'ANFFAS, il pedagogista dell'ANFFAS, lo psicologo.
Successivamente, analizzando i progetti educativi individualizzati dei ragazzi sono stati ipotizzati i programmi di lavoro definendo degli obiettivi per ogni ragazzo, sempre coerenti al progetto generale. Ricordiamo che l'esperienza con i cani è stata vincolata al progetto generale individualizzato che ogni ragazzo ha all'interno del Centro. Sugli obiettivi elaborati sono state fornite al conduttore le linee guide attraverso cui indirizzare l'addestramento del cane.



Progetti

In questo capitolo presenteremo i progetti dei singoli ragazzi, delineando un breve profilo introduttivo, gli obiettivi inquadrati all'interno del progetto educativo individualizzato, generale del Centro e l'utilizzo del cane per il raggiungimento delle finalità.

PIERA di anni 27

Piera presenta una diagnosi di cerebropatia connatale con disturbi comportamentali. Parla e capisce senza particolari problemi. E' autonoma nel camminare ma molto distratta, gradisce molto passeggiare ma non rispetta le regole stradali. Molto affettuosa, espansiva curiosa ed attenta ad ogni novità, scherza volentieri. Teme ed esagera il dolore fisico proprio ed altrui. Ha bisogno di essere continuamente stimolata.

Il progetto educativo individualizzato prevede come finalità generale un aumento delle autonomie orientate a definire meglio la propria personalità e individualità, attraverso scelte personali e le capacità di esprimere bisogni personali. Il quadro di riferimento presenta grossi vincoli in riferimento al nucleo familiare di origine e all'intervento farmacologico importante che impediscono l'immediato manifestarsi delle capacità cognitive presenti.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Per Piera si è pensato di insistere sul comando dato al cane come comportamento che richiede una sua intenzionalità di fondo, principalmente realizzato anche attraverso il gioco. Principio base del comando è rappresentato dalla conoscenza del significato delle parole utilizzate nei confronti del cane, poiché Piera manifesta un'incapacità di collegamento se queste non sono interiorizzate. Buttare la palla, riportare la palla sono esercizi che avvengono solo a condizione che Piera sappia trasmettere i comandi opportuni al cane e ne comprenda il significato. Proporre a Piera un lavoro in un luogo protetto senza la presenza né del conduttore né dell'educatore, ma solo con il cane per permetterle un aumento dell'intenzionalità nell'interazione col cane e dell'autonomia nell'esecuzione di sequenze operative. Favorire inoltre un aumento dell'autostima attraverso i risultati ottenuti nell'interazione col cane in completa autonomia.

RISULTATI OTTENUTI DA PIERA

L'intervento di Piera è strutturato in tre momenti:

  • 1. all'inizio l'ambientamento, dove Piera va a prendersi il cane successivamente è accompagnata in una stanza dove rimane da sola col cane;
  • 2. nel secondo momento porta il cane all'esterno dove, con l'aiuto del conduttore, si lavora sul rinforzo dei comandi da dare al cane;
  • 3. la terza parte prevede una passeggiata dove lei è libera di andare dove vuole con il cane.

Il tutto termina riportando il cane nel suo box.

Il lavoro nella stanza è stato ipotizzato per creare momenti in cui, in assenza di qualsiasi intervento esterno da parte dell'adulto, Piera riesca a costruire o ad attivare comportamenti intenzionali, gesti spontanei verso il cane che siano un segnale di autonomia. In questo modo si dà la possibilità all'educatore di verificare l'avvenuta interiorizzazione dei comandi da dare al cane. Ogni momento è stato filmato in cieco e sorvegliato dall'educatrice e dal conduttore, pronti ad intervenire ad ogni possibile manifestazione di comportamento inadeguato o ansiogeno. Le competenze strumentali nell'interazione col cane sono state: dare da bere, dare da mangiare, lanciare la pallina per il gioco. Queste fasi sono state apprese separatamente nei mesi precedenti durante il lavoro di branco. All'interno della stanza Piera ha sperimentato prima separatamente le tre competenze; poi accoppiate tra loro acqua-cibo, cibo-pallina, pallina-acqua. Attualmente ha a disposizione le tre competenze ed ha libertà di scelta non avendogli dato nessuna sequenza operativa. La durata dell'intervento è arrivato fino ad un massimo di 20 minuti. Il comportamento di Piera all'interno della stanza è andato via via strutturandosi in direzione di una sempre maggiore iniziativa e autonomia, incontrando difficoltà nei momenti in cui non riesce a concludere un'azione (chiudere lo zainetto, il cane che non risponde al comando, ecc.). Piera entra in difficoltà sull'incapacità di concludere un'azione da lei iniziata; questo aspetto si manifesta anche in contesti più allargati nei confronti di eventi quali la malattia, la prolungata assenza, l'ospedalizzazione di persone da lei conosciute, dove manifesta un'ansia su come si andranno a concludere le vicende. In questo contesto il cane è stato utilizzato come elemento di realtà. La presenza del cane e l'interazione intenzionale con esso hanno creato lo spazio mentale in Piera che le permettevano una restituzione della realtà che in quel momento si trovava a vivere.

La seconda parte del lavoro prevede un momento di natura prettamente strumentale sul rinforzo dei comandi che Piera deve dare al cane. L'importanza di questa fase è data dalla necessità di rinforzare degli apprendimenti a fronte di un aspetto cognitivo carente.

La terza fase prevede la passeggiata in completa libertà di Piera con il cane seguita a distanza dal conduttore e dall'educatore. Sono ribaltati i termini della relazione.

Il risultato maggiore lo si è ottenuto nel rinforzo del comando che ha permesso il cambiamento di ruolo.

Ora Piera non subisce la relazione, ma riesce ad imporla ed a gestirla. Questo aspetto la gratifica molto ed aumenta la sua autostima.


 

DONATA di anni 30

Donata è affetta da oligofrenia, sindrome comiziale e alterazioni comportamentali caratterizzati da stati allucinatori e/o deliranti.
E' una ragazza in carrozzella, cammina solo se sostenuta da un girello guidato da un adulto. La comprensione è ottima così come la comunicazione anche se a volte parla molto sottovoce. Ha grossi sbalzi d'umore. Possiede una buona manualità. Il quadro neurologico presenta una progressiva degenerazione che si manifesta attraverso l'aggravamento dell'emiparesi sinistra e stati irritativi cerebellari che provocano tremori e dismetria ai 4 arti (e stati di delirio e/o allucinazioni). E' affetta da una grave forma di obesità agli arti inferiori dovuto ad edema; presenta un ipotono generalizzato e una lassità legamentosa. Ha avuto in passato un'esperienza in famiglia con un cane lupo ed è sempre molto entusiasta del contatto o della vista di animali (cani, coniglio, ecc.).

Il progetto educativo individualizzato prevede per Donata un mantenimento della qualità di vita che si manifesta nella possibilità di utilizzare il residuo potenziale motorio (a livello manuale) e la capacità verbale in contesti strutturati in cui le è richiesto di essere parte attiva. La degenerazione neurologica progressiva sta limitando moltissimo l'attività motoria di tipo manuale. Attualmente presenta un grossissimo impaccio prassico nonostante il livello cognitivo e di percezione del suo stato rimanga alto, manifestando la consapevolezza della progressione delle sue incapacità. E' confermata dagli educatori nelle sue richieste, sia nella scelta delle attività, sia nel bisogno massiccio di relazioni e di gratificazione immediata. Il lavoro motorio riveste un ruolo prioritario nel Centro.

PROGETTO DI PET-THERAPY

L'obiettivo principale per Donata è di trovare un contesto di relazione con il cane che migliori il suo umore. Favorire l'utilizzo della voce a toni alti, l'utilizzo della mano sinistra per il lavoro di branco (accarezzare il cane, spazzolare) e nei momenti di gioco; utilizzo del cane come stimolo al movimento sia a tappeto sia nel cammino secondo schemi riabilitativi predisposti dalla fisioterapista. Strutturazione di un gioco autonomo con la palla che prevede l'utilizzo di comandi multipli in successione per poi passare, attraverso gesti prestabiliti a far sì che Donata possa utilizzare il cane quale ausilio per avvicinare a sé oggetti di uso comune quali scarpe, grembiule, colori, libri, ecc.

RISULTATI OTTENUTI CON DONATA

Donata ha sempre lavorato in un salone non potendo accedere all'esterno per problemi motori. L'effetto principale che la relazione con i cani ha creato in Donata lo si è osservato nel vistoso cambio d'umore sia prima, sia durante, ma soprattutto nei giorni seguenti l'esperienza con i cani. Importante elemento nella valutazione dei risultati è stato verificare come, al ricordo dell'esperienza, è sempre corrisposto un netto miglioramento (se non un cambiamento totale e positivo) del tono, dell'umore e dell'espressione. Le educatrici della Comunità Alloggio utilizzano il ricordo dei cani come richiamo alla realtà nei momenti in cui inizia a manifestare tratti deliranti. La motivazione alle azioni quotidiane che si ottiene anche solo nominando e ricordando i cani basta da sola a sottolineare quanto sia positivo l'effetto della Pet-therapy per Donata.

Nella situazione strutturata di lavoro con i cani Donata manifesta un alto livello di motivazione che è stata canalizzata in esercizi strutturati di FKT quali lancio con la palla ad una o due mani, deambulazione con il girello, controllo del tronco e del capo, rotolamenti, striscio e gattonamento. Il cambiamento del livello di partecipazione all'attività motorio-riabilitativa è stato lampante, entusiasmante ed ha permesso alla fisioterapista che lavora con Donata al Centro, di ottenere ottimi risultati anche solo attraverso il ricordo e l'imitazione dei cani.

Nel contesto quotidiano del Centro ha avuto modo di rielaborare più volte l'esperienza nella stesura di un giornalino. Rileviamo un miglioramento nella qualità di vita di Donata nonostante il quadro clinico degenerativo. Analizzando il livello relazionale di interazione si osserva come riesca a mantenere una stabilità affettiva nel rapporto con il cane, cosa che le riesce particolarmente difficile a causa dei continui sbalzi di umore. La possibilità di comando e di aumento del tono della voce costituiscono una forte gratificazione che si manifesta nella ricerca di un contatto fisico con il cane. La relazione con il cane rappresenta per Donata un momento di autorealizzazione in quanto il ritorno emotivo, insito nel rapporto a due, la gratifica a prescindere alla sua prestazione. Non si sente giudicata e si sente sempre apprezzata e riconosciuta affettivamente dal cane. Gli esercizi motori di Donata non sono più legati alla semplice esecuzione routinaria e al rimando in termini di gratificazione che riceve o ricerca (Donata è particolarmente ipercritica, ma obiettiva verso se stessa sulle performance motorie dei suoi esercizi), ma con il cane gli esercizi diventano una copiatura, un'imitazione oppure dei comandi che dà all'animale. Durante gli esercizi con il cane scompare l'attenzione verso se stessa e le sue difficoltà motorie. Negli ultimi periodi si è reso necessario limitare i tempi di lavoro, introducendo delle pause, in quanto il suo entusiasmo l'ha portata a superare la soglia di affaticamento. Il forte coinvolgimento emotivo la induce a fissare l'attenzione sullo stesso esercizio e quindi è indispensabile l'intervento dell'educatore per strutturare l'intervento in momenti diversi dando a Donata nuovi tempi di lavoro.



AYRTON di anni 25

Ayrton è affetto da oligofrenia da cerebropatia connatale e ostepsatirosi con grave deformità scheletrica al rachide. Grave scoliosi sinistra convessa con gibbo costale. Porta busto ortopedico. Sindrome comiziale. Deficit visivo di natura traumatica e malformativa. Broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO).
E' un ragazzo in carrozzella, percorre solo brevi tratti camminando. La comunicazione si limita ad alcuni suoni ai quali si è dato un significato preciso. Molto espansivo ed affettuoso, è dotato di una buona memoria. Con animali domestici (coniglio) si mostra inizialmente timoroso. Presenta un considerevole deficit visivo al quale sopperisce con una buona esplorazione manuale ed una continua attenzione uditiva. Il livello cognitivo medio si manifesta solo in contesti fortemente motivanti. Il progetto generale su Ayrton è orientato a identificare costantemente elementi motivanti in grado di attivare le sue capacità residue. Le attività motorie e di autonomia rappresentano un elemento prioritario nel progetto.

PROGETTO DI PET-THERAPY

L'obiettivo principale è di memorizzare una sequenza di operazioni mirate a strutturare un minimo di contesto relazionale con il cane: branco, riconoscimento delle parti del corpo su indicazione dell'educatore, richiesta di ricompensa a comando. Un altro aspetto del progetto riguarda la ricerca del cane che abbaia richiamando la sua attenzione e Ayrton che, a gattoni, si dirige verso la fonte sonora ricercandolo. Ayrton veicola tattilmente l'esplorazione del cane e ricerca continuamente la gratificazione facendosi leccare l'orecchio, azione che predilige. L'obiettivo secondario è di dilazionare la gratificazione ponendo al termine di ogni esercizio la possibilità che il cane lo lecchi sull'orecchio come ricompensa solo in presenza di un gesto di comando.

RISULTATI OTTENUTI DA AYRTON

Durante i primi tre mesi di attività la presenza del cane ha indotto cambiamenti nel livello di partecipazione, di attivazione, di entusiasmo, che hanno permesso di definire le linee guida del progetto sopra descritto. Se consideriamo che Ayrton si motiva attraverso pochissimi contesti, il lavoro con questo animale è diventato anch'esso contesto motivante e quindi utilizzabile quale mediatore educativo. Purtroppo le precarie condizioni di salute e un ricovero ospedaliero lo hanno costretto ad interrompere l'attività, ma non il ricordo. Tracciando un'analisi degli aspetti evidenziati nei primi tre mesi abbiamo rilevato un fortissimo interesse e una grandissima motivazione all'attività, un grande coinvolgimento emotivo che si ripercuoteva prima, durante e dopo l'attività. Si riscontra un'attivazione motoria e una motivazione al movimento, ottenibili con molta difficoltà nei contesti quotidiani. E' aumentato il volume delle parole frasi che pronuncia con un'altissima frequenza e sempre appropriate al contesto. L'entusiasmo che ha dimostrato per questa attività con i cani ha permesso di evidenziare abilità cognitive, motorie, relazionali, affettive che secondo il nostro progetto avrebbero potuto trovare una canalizzazione per un suo intervento di sviluppo. Il divertimento manifestato nel contesto di Pet-Therapy anche attraverso fragorose risate e manifestazioni di effusioni affettuose sono segnale sicuramente di una migliore qualità della vita per chi vive nella cronicità e per chi ci lavora.



ALESSANDRO di anni 21

E' affetto da cerebropatia neonatale. Sindrome comiziale. Quadro di tetraparesi spastica. Piede equino varo supinato.
Cammina con difficoltà ma riesce anche a correre. Si muove autonomamente nell'ambiente, molto curioso, socievole, scherzoso. Capisce messaggi semplici. Per quanto riguarda il linguaggio si limita ad alcune semplici parole che integra con una gestualità molto espressiva.

Il progetto generale di Alessandro è orientato principalmente al recupero di una stabilità affettivo emotiva attraverso la relazione. Alessandro è accolto presso una Comunità Alloggio e vive in modo disorientato il rapporto tra parenti, educatrici della Comunità e educatori del Centro, non riuscendo ancora a stabilire un equilibrio affettivo duraturo con le persone di riferimento. Alessandro è in grado di essere molto partecipe alle attività proposte a condizione di una stabilità affettiva di fondo. La finalità ultima del progetto è di permettergli un'elaborazione del rapporto con la madre nella direzione di una propria autonomia affettiva ed elaborazione del distacco.

Un grosso spazio nel lavoro quotidiano è rivestito dall'attenzione posta al mantenimento/recupero motorio causato dal suo deficit. Rimane di fondo la necessità di porre attenzione allo stato affettivo emotivo di Alessandro in quanto solo a condizione di un raggiunto equilibrio, si hanno: motivazione, attenzione, entusiasmo e risultati in qualsiasi attività gli si proponga.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Per Alessandro si è pensato di utilizzare il cane principalmente per la parte motoria, di comunicazione e di relazione. E' stata ipotizzata la possibilità di condurre il cane in un percorso strutturato attraverso linee tracciate per terra spezzate in modo discontinuo per aumentare l'attenzione visiva, motoria al movimento del cane. Altro obiettivo che si raggiunge è l'attenzione al compito e alla consegna che si realizza nella capacità di condurre il cane in modo corretto nell'ambiente esterno. In questa fase il cane è addestrato per restare al suo passo, seguire un percorso, fermarsi e muoversi ai comandi esterni dati dal conduttore, cogliere i messaggi sonori del cane e i messaggi di movimento. L'obiettivo successivo è di comandare il cane secondo le consegne ricevute e muoversi quindi nella più completa autonomia. Una seconda parte del lavoro si svolge a tappeto dove Alessandro può rotolare, strisciare, gattonare ed eseguire sequenze motorie di riabilitazione a tappeto ed a cavallo di psico-block. Nel lavoro a tappeto grossa attenzione è posta all'uso delle mani e delle braccia per i movimenti di spazzolatura e di accarezzamento del cane.

RISULTATI OTTENUTI DA ALESSANDRO

Premessa importante è ricordare come i rapporti affettivi discontinui dovuti alla mancanza di individuazione di figure di riferimento incidano considerevolmente sulla sua presenza mentale e partecipazione alle attività proposte. Premesso questo possiamo tracciare un quadro molto positivo dell'esperienza di lavoro principalmente per il canale affettivo sia con il cane sia con il conduttore. L'entusiasmo, la motivazione, sono molto alti perché per la prima volta è lui che conduce e non è condotto. Questo aspetto rappresenta sicuramente uno degli eventi significativi nell'esperienza educativa con il cane in quanto per la prima volta è costretto a farsi carico di se stesso, delle sue difficoltà motorie e di equilibrio, del cane a cui è affettivamente vicino e dell'ambiente, orientato all'esecuzione di una consegna ben precisa. Questo dovrebbe permettergli un'elaborazione di strategie in termini ai automatismo in quanto l'attenzione principale non è più su di sé, ma sull'altro da sé. In questa situazione è stato posto particolare riguardo all'addestramento del cane perché i tempi di movimento di Alessandro sono molto lenti e i livelli di comunicazione (verbale e gestuale) sono molto bassi, ma non a livello espressivo/relazionale. Il cane deve essere addestrato a leggere i livelli comunicativi che si manifestano in modo distorto e non sempre chiaro. Si sta ora costruendo il passaggio dalla percezione del movimento del cane, alla costruzione della capacità per poter interagire autonomamente ed interamente con il cane. L'animale diventa elemento di stimolo costante per il raggiungimento di obiettivi riabilitativi per il movimento finalizzato. Un risultato palese è la stazione eretta nella deambulazione in completa autonomia con il cane, un miglioramento dell'equilibrio sia da seduto, sia in movimento, un aumento dei movimenti finalizzati e un aumento dell'attenzione nel controllo dell'ambiente che si manifestano come maggior sicurezza del movimento e una riduzione dei bruschi cambiamenti di iper-tono.


 

GIUSEPPE di anni 55

Affetto da oligofrenia da probabile cerebropatia neonatale. Deficit psichico.
Completamente autonomo, ama passeggiare in città (dove però non è molto attento al codice stradale) e nei boschi. A causa dell'età ci sente poco. In passato ha avuto un cane ed ora è unicamente interessato ai cani di razza pastore tedesco.

Il progetto generale prevede la restituzione di un contesto di senso coerenti con l'età e gli ottimi livelli di autonomia presenti. Per Giuseppe è stato previsto un inserimento all'interno del canile del Centro di San Patrignano in qualità di aiuto operatore addetto alla pulizia, manutenzione, gestione e alimentazione dei cani ospitati. Il contesto fortemente motivante lo vede estremamente coinvolto e partecipe a tutte le proposte che gli sono fatte. Questa esperienza è orientata alla restituzione di un'identità di sé spesso difficilmente contestualizzabile negli ambiti istituzionali in cui è accolto. All'interno di questa attività Giuseppe ha la possibilità di utilizzare le sue ottime capacità relazionali con i colleghi con cui si trova ad operare, le sue autonomie, l'alto livello cognitivo nella presa in carico delle consegne e nell'esecuzione dei compiti assegnati. Inizialmente si è fatta moltissima leva sull'elemento motivante rappresentato dai cani lupo per i quali nutre una particolare predilezione che lo porta spesso ad escludere tutte le altre razze. Per Giuseppe la Pet-Therapy è rappresentata dal contesto lavorativo e ambientale in cui opera due mattine a settimana. L'effetto di questo permette a Giuseppe un'attività motoria all'aria aperta (spesso difficilmente motivabile), un'esperienza che gli consente anche a livello mentale di differenziare i contesti settimanali sviluppando un maggior investimento e una ricaduta in termini di impegno durante la settimana. L'attività è stata una risultante naturale commisurata all'età di Giuseppe da un lato e alla forte motivazione dall'altro per cui non risulta noiosa, stancante o affaticante. Attraverso un giornalino e un diario all'interno del CSE Giuseppe ha la possibilità di rielaborare l'esperienza al canile manifestando grosso interesse e motivazione. Questa esperienza ha permesso di individuare un contesto significativo e fortemente gratificante in grado di modificare positivamente la qualità della vita di Giuseppe.



MADDALENA di anni 41

E' affetta di Sindrome di Down. Precedente esperienza con un cane in famiglia. E' una ragazza molto autonoma e molto chiusa in sé stessa, probabilmente in seguito ad un trauma psicologico; non parla pur essendo in grado di capire e, nel passato, di esprimersi abbastanza correttamente. Possiede una manualità molto buona anche se limitata nei movimenti a causa del notevole sovrappeso.

Il progetto generale su di lei prevede l'attivazione delle capacità cognitive presenti utilizzando il canale affettivo, relazionale, dell'autonomia. Le risposte ai bisogni fisiologici legati all'autonomia sono presenti, ma non sempre attivabili a causa dell'età avanzata, del contesto familiare iper-protettivo e del vissuto negativo del suo passato post-scolastico che non le ha permesso spazi di autonomia personali e sociali. Questo periodo ha fatto nascere delle stereotipie e delle fobie rispetto alle autonomie presenti. Grossa attenzione è posta alla verbalizzazione che in passato era più fluente.

PROGETTO DI PET-THERAPY

L'obiettivo principale è stato quello di ottenere la più completa autonomia nella gestione del cane. Maddalena ha le potenzialità per una presa in carico totale dell'animale provvedendo a tutte le sue esigenze. Particolare attenzione è stata posta alla comunicazione verbale come sprone all'attivazione di capacità presenti in passato. Il cane è stato preparato a ricevere tutti i comandi solamente in forma verbale.

RISULTATI OTTENUTI DA MADDALENA

I risultati sono stati ottimi sotto tutti i punti di vista. Già nei primi contatti la risposta è stata entusiasmante. Ottima la sua disponibilità alla relazione con il cane, con grandi slanci affettivi; si conferma sempre molto disponibile ad attivarsi. Nelle sue passeggiate quotidiane, funzionali al mantenimento dell'autonomia motoria, il cane ha introdotto un fortissimo elemento motivante. Maddalena ha dimostrato di saper operare delle scelte affettive sui cani che le piacciono di più. Nel versante comunicativo abbiamo osservato l'immediata disponibilità a relazionare con i conduttori, cosa per lei non facile. Aumentata la capacità di verbalizzare con intensità e a voce alta gli ordini da dare al cane. I risultati e la continua disponibilità verso le attività che le sono proposte confermano la possibilità di una presa in carico completa del cane. I tempi di lavoro sono molto prolungati, indice di grande coinvolgimento. Si attiva senza pause. Dimostra comportamenti e capacità intenzionali verso il cane che sono manifestati con piacere nella gestione autonoma del rapporto, decidendo spontaneamente cosa fare anche nelle situazioni in cui non è presente nessuna figura di riferimento nelle vicinanze. I risultati ottenuti rinforzano l'ipotesi iniziale che prevede la presa in carico totale del cane da parte di Maddalena.


 

FRANCESCO di anni 25

E' affetto da cerebropatia connatale con oligofrenia, disfasia, grave scoliosi rachide dorso lombare, insufficienza mitralica cardiaca, deficit visus occhio sinistro, ipertensione arteriosa.
E' un ragazzo in carrozzella, percorre solo brevi tratti camminando se accompagnato da guida fisica. La comprensione è ottima e il linguaggio si limita a pochi suoni. E' molto timido a volte impacciato, dimostra una certa diffidenza verso gli animali. Possiede una discreta manualità.

Il progetto generale del Centro è orientato al mantenimento delle abilità motorie e delle capacità cognitive presenti. Si propongono attività di verbalizzazione contestualizzate all'interno della relazione con l'educatore, che permettano poi a Francesco un miglior rapporto con gli estranei.

Francesco si presenta molto compensato dal punto di vista affettivo per quanto riguarda la situazione familiare. Questo elemento diventa importante nell'impostazione di qualsiasi attività in quanto si ha la possibilità di lavorare in una situazione priva di handicap indotti, confrontandosi con il puro deficit, senza interferenze e disequilibri creati da situazioni di contorno. La buona capacità di entrare in relazione con le persone, pur in un approccio iniziale abbastanza timido, permettono all'educatore di fare interagire Francesco su un piano di realtà dove ha la possibilità di misurarsi solo con il suo deficit.

Francesco presenta un'ipotonia diffusa, problemi di equilibrio ma, avendo subito un artrodesi alla colonna vertebrale con il distrattore di Harringhton gli viene impedito ogni movimento di flesso-estensione, rotazione e inclinazione. Presenta una lesione al nervo sciatico del piede destro che ne impedisce l'estensione. Ha difficoltà respiratoria in quanto la capacità toracica risulta fortemente compromessa. I prolungati ricoveri ospedalieri hanno compromesso il recupero e il mantenimento delle abilità motorie, per cui si è assistito ad una degenerazione progressiva.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Sviluppo della comunicazione verbale nell'attività ludica d'interazione con il cane esternando il comando attraverso voce e gesti per farlo alzare, sedere, fare giravolte. Cercare, all'interno del gioco finalizzato, di dare comandi in serie.
Parte del lavoro viene svolta a tappeto dove Francesco deve alzarsi da supino a seduto, a carponi e in piedi, il tutto interagendo con il cane, chiamandolo, accarezzandolo e giocando. Sono previsti percorsi a carponi seguendo il cane e poi attività specifiche per gli arti superiori (spazzolare il cane, giocare con la palla....).
Molto importante per il mantenimento delle abilità motorie risulta essere il camminare con il girello con il cane a fianco.

RISULTATI OTTENUTI DA FRANCESCO

Grandissima disponibilità, motivazione e partecipazione emotiva all'esperienza. Francesco ha dimostrato grandissimo interesse, tanto da riportare in più contesti le manifestazioni di gioia per l'attività di Pet-Therapy. I familiari hanno riportato un grandissimo interesse di Francesco tanto che alcune mattine in cui deve svolgere le attività si sveglia molto presto. La risposta motoria è stata sicuramente elevatissima sia dal punto di vista motivazionale, sia dal punto di vista del miglioramento del movimento. Ha instaurato un ottimo rapporto con i conduttori con i quali si sforza di comunicare verbalmente. In generale si nota un incremento di tutte le capacità previste nel progetto. La forte motivazione al lavoro con i cani si manifesta in una notevole discrepanza soprattutto tra l'attività riabilitativa svolta con la TDR presso il Centro Socio Educativo e il livello di attivazione, motivazione, intensità e durata degli sforzi motori prodotti nel lavoro con il cane. I tempi di lavoro sono molto prolungati con livelli di attenzione molto elevati. La disponibilità e l'entusiasmo del nucleo familiare consentiranno probabilmente a tempi brevi un inserimento dell'animale in questo contesto quotidiano.
Purtroppo una lunga malattia lo sta allontanando dall'attività.



SOFIA di anni 20

E' affetta da cerebropatia connatale genetica con oligofrenia, ipotiroidismo, strabismo.
Ragazza sempre tranquilla, tende ad essere pigra. La deambulazione non è sicura a causa del deficit visivo. Si spaventa vedendo movimenti veloci. Parla abbastanza bene se molto stimolata, altrimenti rimane in silenzio. In passato ha dimostrato timore nei confronti degli animali.

Il progetto educativo generale di Sofia prevede principalmente la creazione di un'intenzionalità ad agire, comunicare, muoversi attraverso situazioni per lei motivanti. Sofia tenderebbe a non fare nulla per tutto il giorno limitandosi ad osservare l'ambiente circostante e a controllare ogni cosa. L'atteggiamento apparentemente passivo dal punto di vista fisico vede in realtà Sofia controllare tutto ciò che succede attorno a lei. Qualsiasi proposta fatta dagli educatori cade nel vuoto in quanto Sofia rimane passiva. Questa passività scompare quando mangia, con la musica e in particolari momenti che mostrano la presenza di capacità e di potenzialità inutilizzate. Sembra utilizzare atteggiamenti di evitamento di fronte a qualsiasi proposta operativa.

Attenzione particolare viene posta all'attivazione motoria quotidiana per contrastare la naturale tendenza ad aumentare di peso. Qualsiasi proposta in tal senso viene osteggiata da Sofia con atteggiamenti intenzionali di rifiuto.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Il primo obiettivo è di acconsentire alla presenza e al rapporto con il cane per accettare implicitamente di doversi attivare. Attraverso le attività di passeggio, qualora non si manifestino comportamenti intenzionalmente attivi, si prevede che sia il cane a portarla in giro motivandola a camminare. Il livello comunicativo si basa sull'imparare a dare comandi verbali e gestuali al cane che nei suoi confronti può anche attuare comportamenti di disturbo. Obiettivo fondamentale resta la motivazione al movimento e all'attività.

RISULTATI OTTENUTI DA SOFIA

Il più grosso risultato è l'accettazione del contatto fisico con il cane e parallelamente la disponibilità al movimento previsto dal progetto. Sofia ha evidenziato un problema nella difficoltà a controllare i movimenti veloci del cane. Questi provocano un comportamento di difesa che si manifesta sia nella protezione del viso, sia con l'allontanamento di forza dell'animale attraverso movimenti bruschi.
La paura del cane non si è mai manifestata.
Anche nella verbalizzazione si è riscontrato un miglioramento sia nella produzione autonoma intenzionale sia sul tono elevato ed entusiastico della voce. Rispetto alle risposte che normalmente si possono ottenere all'interno della quotidianità educativa in cui Sofia vive, possiamo sicuramente rilevare un successo. Sofia necessita di tempi lunghi e quindi ipotizziamo che il lento ma progressivo miglioramento dimostrato porti Sofia ad incrementare le manifestazioni di entusiasmo manifestate nelle ultime sedute.



ALICE di anni 20

E' affetta da cerebropatia connatale, sindrome epilettica, disfasia, stato permanente di ansia.
Mostra un carattere all'apparenza chiuso e diffidente soprattutto per le cose nuove, ma è un'attenta osservatrice di tutto ciò che succede nell'ambiente. Mostra una spiccata curiosità. Nella relazione ha bisogno di conoscere le persone ed il contesto per poter controllare gli eventi. Buona la comprensione di messaggi semplici ma non usa un linguaggio verbale e/o gestuale codificato per comunicare. Per entrare in rapporto con lei è necessario un approccio empatico. Parametri di lettura del suo stato d'animo sono la mimica facciale e del corpo (sorrisi, forte rigidità della muscolatura, vocalizzi).

Il progetto educativo generale prevede attività mirate alla riduzione dello stato d'ansia. Alice ha bisogno di un contesto chiaro e rassicurante all'interno del quale operare. Senza questa chiarezza negli indirizzi e nella relazione Alice si chiude e non risponde. Al contrario, se rispettate queste condizioni, è in grado di manifestare comportamenti intenzionali e adattivi. Richiede tempi di elaborazione molto lunghi per cui l'educatore deve saper essere chiaro nella consegna, attendere la risposta verbalizzando in continuazione l'attesa. Autonomamente si attiva principalmente nella richiesta del soddisfacimento dei bisogni primari.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Per Alice si sono individuate due strade: l'una con i cani nel lavoro di accettazione e contatto; l'altra al CSE indirizzata alla consapevolezza del proprio corpo utilizzando l'attività di rilassamento orientata alla stimolazione tattile di tipo sensoriale. Il rapporto con il cane è mirato all'attesa dei tempi di Alice nel cogliere i suoi movimenti e nell'interagire con lui. La ragazza si permette delle brevi esplorazioni con le mani utilizzando una modalità di contatto fisico-tattile che abitualmente non utilizza con le persone.
Si utilizzano strategie di avvicinamento e contatto quali il porre l'animale sulle sue ginocchia, in carrozzella per farlo condurre da Alice ed al guinzaglio per brevi passeggiate.

RISULTATI OTTENUTI DA ALICE

L'atteggiamento di accettazione dell'attività si è manifestato attraverso la scomparsa degli inevitabili e tipici comportamenti di rifiuto a fronte di una novità. L'assenza di questi comportamenti e la gioia dimostrata sono il segnale evidente del successo ottenuto con Alice.
La partecipazione al lavoro proposto con il cane si è rivelata un elemento innovativo nel suo atteggiamento quotidiano, che risulta sempre di difficile modificazione.
Alice è andata via via migliorando le capacità di interazione con il cane, sono aumentati pian piano i livelli di lavoro e i tempi di attenzione. Il rapporto con il cane è continuo. La famiglia è molto disponibile e favorisce il ricordo dell'esperienza anche a distanza di tempo. Nell'ultimo periodo Alice ha iniziato l'accompagnamento del cane al guinzaglio. Si evidenzia un continuo e graduale miglioramento degli obiettivi previsti soprattutto per la riduzione dello stato di ansia.



Conclusioni

Presupposto di questa sperimentazione è stato di verificare la possibilità di addestrare cani usualmente utilizzati per altre tipologie di deficit sensoriali, per l'assistenza a persone affette da disabilità intellettiva. Diventava necessario anche sperimentare la possibilità che il cane potesse venire gestito direttamente dall'educatore nella quotidianità e affidare il cane alla famiglia dell'utente, diventando referente affettivo stabile. Abbiamo inoltre lavorato per creare percorsi in cui la Pet-Therapy venisse integrata nel progetto individualizzato che ogni utente ha all'interno delle strutture dell'ANFFAS, impiegando il cane come mediatore educativo e strumento nelle mani dell'educatore per favorire il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Nella nostra sperimentazione abbiamo sperimentato tre livelli di lavoro:

1. Il primo riguarda la costruzione dell'approccio tra cane e utente. L'educatore e il conduttore mediano entrambe l'interazione. Il conduttore gestisce i rapporti di vicinanza/lontananza tra cane e utente, mentre l'educatore funge da elemento di rassicurazione. Per il ragazzo è una fase più ludica, mirata a creare un legame affettivo con l'animale, prendere confidenza e superare eventuali resistenze o paure. Per l'educatore e il conduttore è la fase di osservazione in cui si verificano le attitudini dal ragazzo, le preferenze per un particolare tipo di cane e si stabiliscono ipotesi di percorso e obiettivi specifici. In questa fase si costruisce il rapporto con il cane e la buona riuscita garantisce il successo nella stesura del progetto. I progetti specifici sono stati elaborati dall'equipe considerando i progetti educativi generali di ogni utente all'interno del centro, questo sia per mantenere una coerenza e un senso alle azioni, sia a garanzia di un futuro inserimento del cane nella quotidianità.

2. La seconda fase prevede l'addestramento specifico del cane ai bisogni dell'utente secondo gli obiettivi prefissati e la costruzione dell'interazione tra i due. L'utente assume un ruolo attivo nella relazione con il cane acquisendo la strumentalità di base per la gestione dello stesso secondo i livelli e le possibilità. In questa fase l'educatore rimane sullo sfondo, osservando la relazione tra utente e conduttore al fine di fornire elementi utili alla strutturazione dell'intervento ed alla realizzazione degli obiettivi prefissati. Nel secondo livello l'educatore si colloca sullo sfondo per lasciare spazio alla triade conduttore, cane e utente. Il cane deve assumere gli atteggiamenti, i comportamenti e i comandi secondo gli obiettivi individuati. Il conduttore lavora con il cane e l'utente cercando di verificare i livelli di preparazione dello stesso secondo le risposte dei ragazzi. Il confronto con l'educatore e l'équipe deve essere frequente per valutare se le ipotesi del progetto sono coerenti e realizzabili.

3. La terza fase costituisce l'elemento maggiormente innovativo della sperimentazione. Il cane, opportunamente addestrato viene consegnato all'educatore e alla famiglia permettendone una gestione quotidiana, nel contesto di realtà in cui l'utente vive.

Avere un cane preparato secondo gli obiettivi specifici individualizzati di un utente garantisce un altissimo livello di qualità nell'attività di Pet-Therapy.
Nella nostra sperimentazione l'educatore è colui che utilizza gli animali nel lavoro educativo e nella quotidianità dell'utente facendoli diventare parte attiva nelle azioni educative.

In quest'ultima fase il conduttore e l'équipe continuano la supervisione e le verifiche a distanza, intervenendo sul cane qualora se ne presenti la necessità.

Pet-Therapy è l'azione che si svolge tra animale e uomo; azione ricca di senso, di significato affettivo, relazionale, comunicativo e cognitivo. E' azione educativa mirata all'incremento di personalità ed alla crescita della persona.  Come tutti gli interventi terapeutici, la Pet-Therapy diventa strumento educativo nelle mani dell'educatore.
Permettere a quest'ultimo di gestire il cane secondo le finalità, il contesto, gli obiettivi prefissati garantisce un salto di qualità nell'intervento educativo sulla persona.

La disabilità intellettiva, a differenza di quella sensoriale dove la persona è autosufficiente nella gestione del cane, richiede un approccio completamente diverso. Nel disabile intellettivo è messo in discussione il livello di coscienza di sé, le ridotte capacità di decodifica della realtà esterna, le scarse o nulle autonomie, le difficoltà motorie, di respirazione, neuro-funzionali, epilettogene, sensoriali, cognitive e di coordinamento generale. Il deficit si delinea come danno alle aree sottocorticali o come alterazione cromosomica o genetica. Fondamentale, nel lavoro educativo con questo tipo di deficit, è uno strumento di attivazione che garantisca un alto livello di motivazione che dura nel tempo e che può essere mantenuto in autonomia dall'utente; sia dal punto di vista emotivo (l'emozione nasce autonomamente dal desiderio e non dallo stimolo esterno dell'educatore), sia dal punto di vista pratico (l'utente riesce a gestire direttamente con il minimo di assistenza esterna e con intenzionalità).

La complessità dei deficit impone un continuo ripensamento dei livelli d'addestramento del cane in un analisi particolareggiata e attenta dell'interazione; ogni volta che un utente raggiunge un obiettivo è sempre necessario modificare il comportamento del cane.

Il rapporto di autonomia uno a uno tra cane e utente prevede sempre una presenza dell'educatore o del famigliare sullo sfondo, a seconda del bisogno specifico. Non è sempre possibile avere un rapporto uno ad uno, ma è speso una relazione a tre: cane, utente e educatore/conduttore o familiare. Quest'aspetto è fondamentale poiché anche la completa presa in carico del cane richiede sempre il controllo a distanza da parte dell'educatore. Nella relazione a tre la dinamica è in continuo movimento e l'interazione uno ad uno deve sempre essere veicolata o sorvegliata. Il cane è mezzo, mediatore, strumento, elemento motivante per raggiungere gli obiettivi espressi sempre nei termini d'incremento di sviluppo umano.

I risultati ottenuti nella sperimentazione presentano un netto miglioramento delle capacità complessive degli utenti coinvolti. Ogni ragazzo non solo ha raggiunto gli obiettivi prefissati, ma i progetti ipotizzati sono stati ampiamente superati.

I miglioramenti descritti nel presente lavoro hanno una base comune: l'elemento motivante rappresentato dal cane che diventa la chiave per leggere i risultati raggiunti. Ogni esperienza motivante genera emozioni che si trasformano in sentimenti. Le emozioni positive sono funzioni biologiche che permettono la sopravvivenza, mentre i sentimenti sono il prodotto della coscienza, etichette soggettive che l'uomo attribuisce alle emozioni inconsce.
La sede delle emozioni è l'amigdala, una piccola mandorla che si trova al centro del sistema limbico, organo principale per l'attivazione dei meccanismi emotivi positivi e negativi.
L'amigdala interferisce direttamente sulla corteccia creando un circuito dove essa è in grado di influenzare le aree corticali dove sono elaborati gli stimoli che l'hanno attivata; l'influenza di ritorno sulle aree sensoriali della corteccia è maggiore dell'influenza di queste sull'amigdala.
Quest'ultima ha una serie di connessioni che permettono l'attivazione di memoria di lavoro, ricordi a lungo e a breve termine, influenzando l'attenzione e la percezione.

L'altra influenza si ha nell'eccitazione delle cellule della corteccia, che vengono rese particolarmente ricettive ai segnali in entrata. Questo provoca un aumento dell'attenzione, della percezione, della memoria, della capacità di risoluzione dei problemi e un miglioramento delle funzioni motorie e di coordinamento sensoriale. Questa spiegazione di carattere neurologico ci permette di capire quali siano i meccanismi che scattano ogni qualvolta si propone all'utente un contesto fortemente motivante e comprendere come, pur in un quadro di disabilità intellettiva grave, i risultati ottenuti dalla nostra sperimentazione siano giustificati nella loro origine.
Il contesto motivante ed emotivamente coinvolgente del cane crea una situazione di stimolo positivo che attiva l'utente permettendogli alti livelli di prestazione e l'utilizzo delle capacità residue. E' ormai ampiamente accertato che un'esperienza gratificante e coinvolgente ha l'effetto di aumentare l'area della corteccia intellettiva interessata.
Negli studi più recenti è stato ampiamente dimostrato come un'emozione negativa provochi ansia, chiusura, rapimento intellettivo; mentre un'attività molto stimolante e affettivamente coinvolgente crei emozioni positive, permettendo l'attivazione dei livelli corticali e neuro funzionali.

Per chi lavora quotidianamente con la cronicità diventa una sfida costante motivare gli utenti alle attività che quotidianamente sono proposte. La Pet-Therapy svolta con il cane quale mediatore educativo si dimostra uno strumento valido nella motivazione, nel raggiungimento degli obiettivi prefissati e nell'incremento di sviluppo della persona affetta da deficit intellettivo.

 


Bibliografia

  • FRANCO LAROCCA, Handicap indotto e società, ed. Cusl "il sentiero", Verona, 1994
  • LE DOUX JOSEPH, Il Cervello Emotivo, ed. Baldini e Castoldi, Milano, 1998
  • DANIEL GOLEMAN, L'intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1997
  • DANIEL GOLEMAN, Lavorare con l'intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano,1998
  • Atti del Convegno "Pet-Therapy: Quando l'animale assiste e cura" ; Coop. Soc. Orizzonte – SCIVAC ; Cremona, maggio 1996
  • Atti del Convegno "Antropologia di una passione: Il rapporto tra l'uomo e l'animale da compagnia"; A.I.S.C.A. e C.R.E.I.; Milano, novembre 1991
  • Atti del Convegno Internazionale "Pet-Therapy: Curarsi con gli animali"; Padova, marzo 1997

Autori:

  • Angelo Luigi Sangalli: vedi profilo tra gli autori di Educare.it
  • Marco Defranceschi: educatore professionale responsabile del servizio di Pet-Therapy torna indietro
  • Erika Michielin: educatore dell'ANFFAS di Trento torna indietro

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001