Stop the genocide poster

A+ A A-
  • Categoria: Monografie

Passaggi generazionali: questioni pedagogiche aperte - Oltre il deserto nichilista

La ricerca di un oltrepassamento del deserto nichilista, di quell’ospite inquietante di nicciana memoria, richiede evidentemente la presenza di narrazioni forti capaci di “illuminare” i sentieri del vivere adolescenziale, e non solo adolescenziale. Se le narrazioni vincenti oggi sembrano tutte innervate lungo la sequenza post-umanesimo/scientismo/tecnicismo, è possibile proporre/mostrare/ostendere un’altra narrazione, una narrazione, per così dire, contro?

Essa ha ancora una sua vis propositiva ed una funzione di re-incantamento nei confronti di una cultura vuoi della complessità, della post-modernità, dell’infrastruttura tecnologica, della post-razionalità, del post-ideologico, del post-umanesimo inteso come una visione dell’uomo che non ha bisogno di metafisica, ontologia, narratività, costruzione di senso, perché tutto scientifico, tecnoscientifico, totalmente neurologico, radicalmente disincantato, bionico, robotico, eccelsa ibridazione uomo/macchina.

La fine della continuità ontologica tra l’uomo e la grande catena degli altri esseri viventi, e l’affermazione della continuità ontologica su basi biologiche, bio-tecnologiche e generalmente tecniche, cambia radicalmente il quadro e fa del post-umanesimo/antiumanesimo orizzonte culturale prevalente e schiacciante, narrazione ultima e vincente. Tale narrazione mette tra parentesi, e non potrebbe fare altrimenti, l’idea di persona come costellazione di valore, fini, coscienza, libertà, interiorità, responsabilità, apertura d’amore e di senso, l’idea di persona, cioè, come diritto sussistente.

Logica della vita e logica tecnologica appaiono destinate sempre più ad intrecciarsi ed a contaminarsi nella direzione di una progressiva biologizzazione delle macchine e meccanicizzazione degli esseri viventi. E’ agevole scorgere in questo quadro il capovolgimento del concetto di tecnica che da “mezzo” diventa, radicalmente, “fine” ultimo ed assoluto al di là di ogni limite e condizionamento. 

In tal modo il riduzionismo scientifico-biologista-tecnicistico rischia di travolgere uno dei nuclei paradigmatici della tradizione della cultura occidentale, il concetto di persona, intesa nelle sue dimensioni ontologiche, etiche ed ermeneutiche. La categoria della persona nella presente stagione post-umanista è esposta ad un costante rischio di destrutturazione della sua originarietà, della sua unicità-irrepetibilità, della sua identità singolare. Tale carsica azione di destrutturazione finisce per identificare o, meglio, per ridurre l’intera idea di persona al suo fondamento biologico ed alla sua sequenza da D.N.A.

Si può fare a meno in educazione del costrutto-persona? Se tale costrutto risiede tutto nella sua infrastruttura bio-organica, l’educazione si traduce, e non potrebbe essere altrimenti, nelle forme ingegneristiche e neuro/didattiche dell’istruzione e dello sviluppo.

Non si tratta di mettere in discussione la legittimità della razionalità scientifico/tecnologica, quel processo di razionalizzazione critica che assume metodologicamente e proceduralmente le forme scientifiche della conoscenza, ma si tratta di prendere le distanze da quelle prospettive riduzioniste che negano ogni forma di trascendentalità: l’educazione è sempre processo verso un …, e sempre un processo in nome di …, è sempre processo che lacera l’orizzonte prevalente e contingente e postula un orizzonte di senso.

Ma, ci chiediamo, è possibile rintracciare una nuova narrazione oltre la disputa tra umanesimo e post-umanesimo, tra umanesimo personalista e riduzionismo scientista, tra filosofia ispirata a indici di trascendenza e nichilismo? Insomma è possibile andare oltre a quella che più volte si è definita cultura del versus? (Attinà, 2004).

Tenteremo nel paragrafo che segue di fornire qualche risposta.