- Categoria: Monografie
Il legame primario: un'esperienza di vita tutt'altro che perduta - Le tipologie dell'attaccamento
Article Index
2. Le tipologie dell'attaccamento
Mary Ainsworth (1977) ha studiato, sulla linea della teoria di Bowlby, l’ansia di separazione, utilizzando una particolare tecnica da lei sviluppata, detta “Strange Situation”: la madre accompagna il bambino in un ambiente non familiare, nel quale vi sono dei giocattoli; ad un certo punto entra un adulto estraneo, che cerca di giocare col bambino e la madre esce dalla stanza. Dopo, la madre ritorna e gioca col bambino, mentre l’adulto estraneo esce a sua volta. La madre esce di nuovo lasciando il bambino da solo per tre minuti prima di ritornare definitivamente. Le risposte osservate nei bambini in questa situazione hanno consentito alla Ainsworth di classificare i bambini in tre gruppi principali, utilizzando due criteri discriminanti:
(a) quanto o quanto poco essi esplorassero in presenza della madre o in sua assenza, e
(b) come trattassero la madre quando era presente, quando si allontanava e, soprattutto, quando ritornava dopo essere stata assente.
Il primo gruppo è quello dei bambini che mostrano un attaccamento sicuro. Questi sono quelli che piangono o gridano quando la madre si allontana e mostrano contentezza quando ritorna e gioca con loro. E’ evidente, nel loro comportamento, che preferiscono la madre all’estraneo. Il bambino che rientra in questo gruppo, ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto che la madre gli darà in caso di situazioni avverse o terrorizzanti. Grazie a questa sicurezza, si sente ardito nell’esplorare l’ambiente esterno. Utilizza la madre come una “base sicura”, tenendo conto dei suoi spostamenti e tornando a lei di tanto in tanto. Questo comportamento viene promosso quando la madre è facilmente disponibile, sensibile ai segnali del bambino, e pronta a rispondere con amore alle richieste di protezione e/o conforto del bambino. Quando la madre si assenta per un breve periodo, al suo ritorno viene accolta con calore.
Il secondo gruppo è quello dei bambini che mostrano un attaccamento definito dalla Ainsworth insicuro di tipo ansioso-ambivalente. Questi bambini protestano quiando vengono lasciati, ma oppongono resistenza al contatto con la madre, si mostrano arrabbiati e non si lasciano consolare. Questi bambini esplorano poco e presentano, invece, comportamenti stereotipati come il succhiarsi il pollice o dondolarsi. Il bambino non ha la certezza che la madre sia disponibile o pronta a rispondere e a fornire aiuto. A causa di questa incertezza, il bambino è sempre incline all’angoscia di separazione, tende a piagnucolare e ad aggrapparsi, e l’esplorazione del mondo esterno gli crea ansietà. Questo schema comportamentale viene favorito da una figura materna che solo in alcune occasioni è disponibile ed aiuta, e viene facilitato anche dalle separazioni e dalle minacce di abbandono usate come mezzo di controllo.
Nel terzo gruppo, lo schema di attaccamento è definito insicuro di tipo ansioso-evitante. Durante l’assenza della madre, i bambini concentrano la loro attenzione sui giocattoli e non danno segno di pianto. Questi non sembrano neppure fare differenza tra la madre e l’estraneo. Evitano attivamente la madre e la ignorano quando ritorna dopo un periodo di separazione. In casa, la maggior parte di questi bambini mostra rabbia marcata nei confronti della madre e ansia quando non sa dove si trova. Il bambino non si sente sicuro che quando ricercherà le cure, riceverà aiuto, ma al contrario si aspetta di essere rifiutato. Le madri di questi bambini respingono costantemente il figlio quando si avvicina loro per cercare conforto e protezione.
Molti dei bambini osservati nelle Situazioni Insolite non rientravano in nessuna delle tre categorie della Ainsworth.
L’esame di oltre 200 videoregistrazioni di Situazioni Insolite ritenute non classificabili, condotto da Mary Main (1977), una collega della Ainsworth, permise di notare che la grande maggioranza di questi bambini esibiva un dispiegamento vario di comportamenti anomali o conflittuali in presenza della madre. Questi bambini non solo non salutavano la loro madre dopo che lei li aveva lasciati con un estraneo per alcuni minuti, ma la evitavano deliberatamente. In tutti i casi, le madri apparivano arrabbiate, inespressive e non amanti del contatto fisico con il bambino. Per Bowlby (1988) l’ipotesi più plausibile “è che nel tenersi a distanza da questo tipo di madri il bambino stia in realtà evitando di venire trattato di nuovo in modo ostile”.
La Main propose, quindi, di aggiungere un’altra tipologia dell’attaccamento ai tre già proposti dalla Ainsworth e lo definì insicuro-disorganizzato.
Questi risultati mostrano che la storia affettiva del piccolo con la sua figura di attaccamento influenza la sua capacità di regolare le emozioni e di conseguenza la sua possibilità di mettere in atto comportamenti organizzati e congruenti con la sua situazione. In particolare un attaccamento insicuro, ovvero l’insicurezza di poter ricevere aiuto in caso di necessità riduce l’esplorazione, rendendo difficile il percorso verso l’autonomia, tant’è che la Ainsworth definisce le configurazioni “ansioso-evitante” e “ansioso-ambivalente” come distorsioni del funzionamento ottimale del sistema dell’attaccamento. Se però consideriamo il “perché biologico” dei comportamenti, cioè il loro significato ai fini della sopravvivenza, possiamo affermare che il comportamento ansioso del bambino, sia esso evitante o ambivalente, rappresenta, in realtà, l’adattamento ottimale a quello specifico stile materno. I sistemi biologici, infatti, sono predisposti, da un punto di vista evoluzionistico, ad adattarsi ad un ampio spettro di circostanze ambientali che possano presentarsi durante lo sviluppo individuale (Lorenz,1965).
Attraverso il comportamento di evitamento, un bambino che ha una madre che rifiuta il contatto fisico adotta una strategia che gli garantisce, in una situazione di eventuale bisogno di protezione, una distanza in qualche modo ottimale. E’ una strategia che lo mette al riparo dal rischio di un rifiuto aperto. Analogamente, i comportamenti che caratterizzano l’ambivalenza sono interpretabili, da un punto di vista evoluzionistico, in termini di strategie ottimali per mantenere su di sé l’attenzione di una madre altrimenti imprevedibile.

