- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
L’uso delle dimensioni e della prospettiva nei disegni dei bambini - La raffigurazione dello spazio e della profondità
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La raffigurazione dello spazio e della profondità
La raffigurazione dello spazio e della profondità, che ha condotto a realizzazioni assai diverse, deve essere presentata al ragazzo nella sua evoluzione storica; è necessario fare conoscere ai ragazzi, che incominciano a sentire il problema spaziale, opere anteriori all’introduzione in pittura delle regole della prospettiva, quindi dei dipinti del XV, XVI, e XVII secolo dove tali regole sono attentamente osservate, fino ai quadri degli ultimi decenni del XIX secolo ed ai contemporanei in cui si assiste al graduale abbandono delle “regole” dell’Alberti. Si possono anche mostrare e discutere raffigurazioni di culture non occidentali che offrono rappresentazioni ancora differenti dello spazio. Accanto al metodo classico, usato per far comprendere ai ragazzi i problemi della visione prospettica, che consiste nell’osservazione e nella riproduzione dal vero di figure poste su diversi piani, è importante introdurre altre direzioni di ricerca, quali lo studio di spazi plastici ambigui ottenuti con la giustapposizione di forme colorate dove a volte giocano i colori ed i loro rapporti, a volte le linee e le relazioni delle oblique e degli angoli. Il paragone costante di stili e di tecniche diverse evita la fissazione ad un unico tipo di espressione. Quando se ne siano studiate e comprese le regole, la visione prospettica dovrebbe infatti essere considerata come una modalità espressiva dipendente più da fattori contingenti e di scelta che non come l’unico modo possibile o augurabile d’espressione.
Sul valore diagnostico del disegno infantile
L’assenza di stimoli nell’ambiente di vita e la mancanza di pratica specifica nel disegno e nella pittura sono in molti casi collegati all’ambiente socioculturale di provenienza. Bambini che non possono essere seguiti dai genitori o che frequentano scuole non efficaci e sovraffollate, non sono certo nelle condizioni migliori per apprendere a dipingere. Se si aggiunge poi che quasi sempre la scuola non fornisce agli alunni il materiale necessario alle attività espressive, ma che ognuno deve procurarselo individualmente, si comprende in che situazione di svantaggio si trovino molti scolari. La mancanza d’esercizio, di serenità e di materiale blocca la normale evoluzione e la maggior parte dei bambini che soffrono di queste carenze resta ferma a strutture grafiche tipiche di età inferiori. Ecco perché non si può utilizzare brutalmente il disegno come rivelatore d’intelligenza senza prima aver appurato quali sono le condizioni di vita del bambino, così come è azzardato attribuire un valore assoluto a qualsiasi reattivo che non tenga conto delle condizioni ambientali. Giudicare l’intelligenza di questi bambini dal livello d’evoluzione dei loro disegni sarebbe un errore oltre che un’ulteriore ingiustizia nei loro confronti.
Quanto detto non toglie nulla al valore diagnostico del disegno infantile che, quando venga analizzato con attenzione e alla luce della situazione ambientale, è un ottimo strumento per seguire passo a passo l’'evoluzione del bambino, per individuarne eventuali arresti intellettivi e regressioni affettive e per comprendere le cause caratteriali e sociali di blocchi o lentezze evolutive. Nessun reattivo riesce infatti a coinvolgere così completamente l’individuo e mettere nello stesso tempo a fuoco tratti specifici e tra loro diversi, sia del pensiero che del carattere.
É quindi relativamente presto che il bambino trova nel disegno un mezzo d’espressione congeniale alla sua mentalità in cui spazia liberamente con l’immaginazione e in cui, oltre al piacere derivante dalla contemplazione delle proprie realizzazioni, egli si proietta manifestando se stesso assieme al bagaglio emotivo e culturale che gli deriva dal temperamento e dall'ambiente. Come nel sogno, l’immaginazione artistica attinge ad un fondo di ricchezza personale inconscia ed esprime i contenuti più profondi e più intimi della personalità. Il bambino che disegna esplicita i suoi conflitti e le sue ansie, e così facendo li sdrammatizza: i problemi emotivi trasposti su un foglio di carta, infatti, acquistano una sorta di concretezza e di distacco che dà loro un nuovo aspetto all'occhio del disegnatore e li rende meno ansiogeni e pressanti. Nel fare ciò utilizza dei “simboli” e compie degli “errori” che per la loro universalità sono facilmente interpretabili. Non sa però di farlo, anzi è appunto perché lo ignora che se ne serve così liberamente.

