- Categoria: Ricerche sulla disabilità
- Scritto da Mirko Cario
Adolescenza e disabilità intellettiva: uno studio di caso - Risultati - seconda parte
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3) IL TERMINE DEL PERCORSO SCOLASTICO E GLI ESAMI DI MATURITA'
L'esperienza dell'esame di maturità ha aiutato Giuseppe a individuare un percorso per il suo futuro e delle aspettative, che lo hanno aiutato a rappresentarsi come una persona adulta (quanto meno non più come un bambino) in cerca di un “occupazione”.
La fine della scuola ha quindi rappresentato per il ragazzo un “marcatore” del tempo in grado di delineare un “prima” e un “dopo”. Giuseppe ha individuato progetti a lungo termine che lo hanno aiutato a sperimentarsi in una dimensione temporale, alla quale prima non dava particolare importanza. Il dato risulta significativo perché per un giovane con ritardo intellettiva la dimensione temporale è un aspetto particolarmente difficile da comprendere. Diversi autori sostengono che, nelle giornate dei giovani con disabilità intellettiva, il tempo sembra ripetersi senza alcun cambiamento come se si trattasse di un “tempo congelato” (8;9). Questo cambiamento ha aiutato Giuseppe a percepirsi in una dimensione evolutiva, come è dimostrato dalle sue aspirazioni e dalla crescente voglia di argomentare i suoi progetti per il futuro, mettendo alla prova le proprie convinzioni e cambiando idea quando necessario.
Ma cosa impedisce a Giuseppe di mettere in pratica le sue aspirazioni?
Durante un colloquio Giuseppe afferma “porterò il curriculum in corso Turati per entrare alla GTT, e poi alla croce rossa. Intanto inizio a lavorare in deposito... e poi dopo ... guiderò anche il pullman. Poi mi piacerebbe fare il barelliere in croce rossa”. Appare evidente come le aspettative elaborate siano perlopiù irrealistiche. La famiglia e la scuola sembrano aver contribuito all'elaborazione di questi progetti, considerandolo in una dimensione infantile e attribuendogli ruoli che sono anche al di sotto delle sue capacità reali.
Durante un colloquio, rispetto a questo argomento, è la madre per prima ad affermare che Giuseppe non potrà “mai” svolgere questo tipo di attività ma non sembra accennare ad una spiegazione chiara e concreta su ciò che lui “può” e “non può” fare. La madre fa riferimento a ulteriori visite e consulti medici che le consentano di avere una visione chiara della situazione: “sa che in realtà lui non potrà mai guidare un pullman... intanto noi gli facciamo questa visita perché dobbiamo capire se potrà prendere la patente, ma in ogni caso guidare un pullman è un roba piuttosto grande, visto che lui ha comunque qualche difficoltà sulle braccia ... lui mi ha anche detto che comunque possiamo fare domanda e che è disposto a stare nell'ufficio o comunque lì in sala tecnica a fare qualcosa... l'importante è che sia nella GTT... nulla ci toglie di poter fare comunque una domanda eventualmente".
4) LA CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI LIMITI
Al termine del percorso scolastico è stata proposta a Giuseppe un'attività all'interno della scuola che ha frequentato, ho avuto modo di parlarne con lui e di farmi spiegare in cosa consiste questa attività: “in cosa consiste....allora...consiste che siccome la campana non è elettronica ma è manuale, non si ricorda nessuno di suonarla e ogni cambio dell'ora devo mettermi li a suonare la campana: alle 9 poi 9 e 55 c'è l'intervallo poi alle undici c'è l'altro cambio dell'ora, 11 e 55 secondo intervallo fino all'una e alle due c'è la seconda campana di uscita! Quindi io sto con i bidelli solo per fare questa cosa e siccome l'ho fatto per cinque anni, mi annoio a morte!”.
Quest'ultima affermazione mi ha fatto intendere che Giuseppe era solito svolgere questo genere di attività durante i cinque anni trascorsi a scuola. Gli è stata così proposta un'attività che gli permettesse di continuare a frequentare la scuola anche quando questa era giunta al termine, mantenendolo ancorato in un passato dal quale fa fatica ad allontanarsi e che gli preclude la possibilità di intraprendere un percorso di crescita. Questa mia osservazione è stata confermata dalle parole della madre che durante l'intervista dice: “probabilmente a lui spiace mollare i legami molto forti... adesso a scuola lui stava bene, ci andava volentieri e il fatto di finire probabilmente lo ha un po' destabilizzato, quindi si è trovato i primi giorni di Settembre senza aver nulla da fare, passava il tempo al computer... e quindi non andava bene! A quel punto ho chiamato l'insegnante e gli ho detto “guardi lei mi aveva detto che se Giuseppe voleva poteva comunque andare a scuola e fare questa sorta di stuart”, per cui ho parlato con Giuseppe e lui mi ha detto “no! Io a scuola non ci voglio tornare!” Io gli ho spiegato che non andava a scuola per studiare ma per lavorare e fare quello che aveva sempre fatto con i bidelli, così lui è andato a parlare con l'insegnante e poi per fortuna si sono messi d'accordo...”.
Per quanto riguarda una delle attività proposte come ipotetica occupazione al termine del percorso scolastico, quella di barelliere nella croce rossa, è stato possibile individuare un cambiamento a distanza di tempo. Durante l'intervista nel mese di Giugno 2012 Giuseppe dice “da grande vorrei fare il barelliere.... non so come si fa per diventare barelliere però lo voglio fare!"
Nel mese di Novembre 2012 Giuseppe ha deciso di iniziare il corso per entrare nel gruppo di volontari della croce rossa, dopo aver ricevuto tutte le informazioni in merito al percorso che avrebbe dovuto seguire per entrare a far parte del gruppo dei volontari.
Dopo un pò di tempo, durante una delle attività dell'associazione, Giuseppe mi dice “ho lasciato il corso perché non mi permettono di salire sull'ambulanza come gli altri volontari. Dovevo seguire il corso fino a Febbraio e poi fare un esame e se passo quest'esame poi alla fine potevo salire in ambulanza".
Nella situazione appena descritta Giuseppe ha sperimentato il confronto con una realtà alla quale non è abituato, è stato trattato come tutti gli altri e ha realizzato di non poter godere di un trattamento “privilegiato” e “protettivo” nei suoi confronti. Il risultato è stato Giuseppe non ha messo in pratica l'idea di diventare volontario e ha abbandonato il progetto.

