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Nell'attuale contesto educativo, caratterizzato da una crescente digitalizzazione che ridefinisce le pratiche di insegnamento-apprendimento, emerge la necessità di riconsiderare il ruolo della manualità nei processi formativi. Il presente contributo illustra un'esperienza didattica condotta in una classe prima di scuola secondaria di primo grado, volta a promuovere un approccio pedagogico integrato che coniuga azione concreta ed esplorazione attiva. L'intervento si propone di valorizzare la dimensione esperienziale dell'apprendimento, integrando la pratica manuale con i saperi disciplinari tradizionali. Attraverso attività laboratoriali che privilegiano il fare riflessivo, si intende offrire agli studenti strumenti conoscitivi e operativi per sviluppare capacità critiche e affrontare con consapevolezza la complessità del reale. L'esperienza si configura come un percorso che, partendo dall'azione concreta, conduce alla riflessione metacognitiva, favorendo lo sviluppo di competenze trasversali funzionali alla crescita personale e all'inclusione.
La Direttiva Ministeriale 27 Dicembre 2012 dichiara che “In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.
Nel variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene sempre più evidente. Quest’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali (in altri paesi europei: Special Educational Needs). Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità, quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale.
Una scuola dove imparare e sperimentare come insegnare è lasciare il segno ed educare è exducere.Una scuola dove ricondividere e riappassionarsi all’idea che l’insegnare e l’educare sono mestieri importanti e necessari per cambiare le comunità, e per questo anche i più rivoluzionari. Una scuola che collega i mondi dell’educare, si collega con ognuno e li tiene: a questo si aspira la ‘Scuola Francesco Berto’. Una scuola per cambiare i contesti educativi imparando a lavorare in gruppo. Una scuola per diventare maestri e maestre dell’educare.
In Italia, anche quest’anno, sono stati pochissimi i bocciati alla Maturità: solo lo 0,5% di tutti gli ammessi. Una percentuale che tra gli studenti che hanno sostenuto gli Esami di Stato delle scuole medie scende allo 0,2%.
L'attesa per sapere quali sono le opere finaliste e i giurati della prima edizione di “Mente Locale Young – Le scuole italiane raccontano il territorio” il concorso nazionale che seleziona il meglio della produzione audiovisiva realizzata in Italia in ambito scolastico in tema di racconto del territorio, si è conclusa: sono 14 i film in concorso selezionati tra i 141 arrivati dalle scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia, e 700 gli studenti di istituti secondari di primo e secondo grado provenienti da tutto il territorio nazionale che si sono candidati per partecipare alle giuria ‘Young’ del festival, al fianco della giuria professionale ‘Senior’ composta dal critico cinematografico e professore universitario Roy Menarini, dalla regista, sceneggiatrice e produttrice Enza Negroni e dal filmmaker, saggista e docente Riccardo Palladino.
Si apre il bando per partecipare alla prima edizione di “Mente Locale Young – Le scuole italiane raccontano il territorio” il concorso nazionale che seleziona il meglio della produzione audiovisiva realizzata in Italia in ambito scolastico in tema di racconto del territorio, con il coinvolgimento di una giuria professionale ‘Senior’ e di una giuria ‘Young’ composta da ragazzi appartenenti agli istituti secondari di primo e secondo grado.
La creazione di un libro, disponibile sia in formato cartaceo che digitale, sui giochi tradizionali del passato rappresenta il punto di partenza di un interessante percorso didattico volto a valorizzare le potenzialità e gli interessi di un alunno con bisogni educativi speciali, nello specifico un disturbo dello spettro autistico. L'intervento, si focalizza sulla modificazione del contesto attraverso l'introduzione di facilitatori e la riduzione delle barriere all'apprendimento, nell'ottica di promuovere una didattica realmente inclusiva.
Il coinvolgimento attivo dei nonni e di altre figure significative della comunità ha permesso di costruire un ponte tra scuola e territorio, alimentando la motivazione e la curiosità degli studenti. Quello che inizialmente era stato concepito come un semplice prodotto si è rivelato un efficace strumento per affrontare una sfida educativa complessa, divenendo il veicolo attraverso cui sperimentare l'inclusione nella sua accezione più ampia.
Il ministero dell'istruzione ha stanziato 10 milioni di euro immediatamente disponibili per iniziative che rendano la scuola un polo di aggregazione e attrazione in aree periferiche e in contesti a maggior rischio di dispersione di quattro città: Napoli, Roma, Palermo, Milano.
Il ministro dell'istruzione, dell'Università e della ricerca Stefania Giannini ha firmato il decreto che prevede la Scuola un polo di aggregazione aperto agli studenti e alle loro famiglie oltre i tempi canonici della didattica: il pomeriggio, il sabato, nei giorni di vacanza, a luglio come a settembre. La Scuola si apre al territorio come misura di contrasto alla dispersione ma anche come risposta tempestiva e concreta ai fenomeni di disagio sociale che caratterizzano alcune aree del Paese. In una nota del Miur si sottolinea come le periferie rappresentano i centri del futuro e sono ricche di umanità e di energie. Il ministro ha messo in evidenza che con questo progetto l'istruzione costituisce una risposta essenziale ed importante per garantire un futuro alle nuove generazioni che possono sentire l'istituzione scolastica una seconda casa da frequentare non solo quando ci sono le lezioni, ma anche in orario extra scolastico. Saranno circa 700 le istituzioni coinvolte, ognuna avrà un budget di 15.000 euro. A settembre, attraverso i finanziamenti del PON Scuola saranno coinvolte oltre 5000 scuole di tutto il Paese. Le attività potranno essere svolte in collaborazione fra istituti scolastici, con enti locali, università, associazioni, cooperative. I fondi saranno utilizzati per pagare le attività, i materiali e il personale.
Fonte: Dire- Notiziario settimanale Scuola 2/5/2016
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano una condizione importante che può avere un impatto significativo sulla vita di chi ne soffre. Quelli più conosciuti sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da binge eating. Tali disturbi possono alterare la percezione del proprio corpo e costituire una barriera per la strutturazione di relazioni, soprattutto in età adolescenziale, e avere conseguenze comportamentali e sulle abilità cognitive. Negli ultimi anni, l’età media di chi ne soffre è scesa sempre di più, con un esordio sempre più precoce e un aumento di casi soprattutto a seguito della pandemia da COVID-19. In questo panorama, la scuola deve quindi essere un punto di riferimento stabile per garantire il benessere psicofisico degli studenti con disturbi del comportamento alimentare e per rispondere in modo adeguato ai loro bisogni educativi e relazionali.
La polizia birmana, con l'ausilio di agenti in borghese e paramilitari, ha iniziato a colpire i giovani in piazza a Yangon per chiedere modifiche alla controversa Legge di riforma dell'istruzione, al vaglio del Parlamento. Le forze di sicurezza filo-governative hanno preso di mira studenti e attivisti, che si erano radunati nei pressi di una storica pagoda nel cuore della capitale commerciale del Myanmar. I manifestanti sono stati colpiti con bastoni, trascinati a bordo di veicoli governativi e portati via. Ignota al momento la loro destinazione.
La prestigiosa rivista Neuron ha appena pubblicato uno studio che finalmente getta luce sulle basi neurobiologiche della #dislessia. Lo studio, condotto da un gruppo di neuroscienziati del MIT di Boston guidati da John Gabrieli, indica che i circuiti nervosi dei bambini e degli adulti affetti da dislessia si adattano con maggiore difficoltà a stimoli sensoriali ripetuti. Dunque, il correlato neurobiologico della dislessia sarebbe rappresentato da una ridotta plasticità a breve termine dei circuiti nervosi che si tradurrebbe in un deficit di alcune forme di apprendimento.
Indire
Nessuno escluso
Il lungo viaggio dell'inclusione nella scuola italiana
Apice Libri, Sesto Fiorentino (Firenze), 2018
pag. 130, 10 Euro
Si conclude a Torino la quarta annualità del progetto Next-Land, che da ottobre 2023 a marzo 2024 ha coinvolto 1309 studenti di 69 classi su 3 differenti regioni: Piemonte, Puglia e Campania. Il 12 aprile si realizza un evento-maratona (dalle 9.00 a 24.00), per celebrare il lavoro svolto a Torino, Napoli e Bari con 13 scuole, 8 università ed enti di ricerca, 18 musei e 80 aziende, attraverso diverse attività pensate per studenti, studentesse e per tutte le realtà coinvolte.
L’articolo presenta l’esperienza di valutazione formativa condotta dal consiglio di classe di una classe terza nell’anno scolastico 2024/25 in una scuola secondaria di secondo grado della provincia di Verona e delle sue principali ricadute didattico-educative. Le competenze di studio degli studenti e delle studentesse sono state valutate tramite il Questionario sulle Strategie di Apprendimento (QSA). Pur non essendo correlati ad un gruppo di controllo, le pratiche di feedback e di autovalutazione introdotte da ogni docente mostrano un miglioramento significativo nella percezione di sé e nell’autoregolazione.
Muovendo da considerazioni generali sulle zone d’ombra della via italiana all’inclusione scolastica, il presente contributo ragiona sulle competenze e sul profilo professionale dell’insegnante specializzato. Si sostiene la necessità di andare oltre la logica delle competenze che devono essere affiancate da alcuni abiti mentali. Tra questi si individuano come particolarmente rilevanti la leadership, l’autoefficacia, l’agency e la cura. Facendo riferimento al caso di un’alunna non vedente, si perviene alla convinzione che l’insegnante specializzato debba essere equipaggiato anche con solide competenze specialistiche. Si giunge quindi alla conclusione che il Corso di specializzazione in sostegno didattico agli alunni con disabilità, disegnato con DM del 30 settembre 2011, non sia sufficiente a preparare adeguatamente i futuri docenti di sostegno. Si propone quindi di riprogettare la formazione iniziale degli insegnanti specializzati, attivando un Corso di Laurea dedicato a questo scopo.
La via italiana all’inclusione, incentrata sulla figura dell’insegnante specializzato, è un modello ancora imperfetto, un cantiere aperto (Lascioli, 2012) e nonostante sia stata spesso additata a livello internazionale come esempio da seguire, non possiamo esimerci dal prendere in considerazione le zone d’ombra che ancora la caratterizzano. L’inclusione è uno sforzo collettivo a cui tutte le componenti del sistema scuola devono contribuire (Booth & Ainscow, 2014). Tuttavia, limitando lo sguardo anche solo al corpo docente, questo non sembra avvenire. Ciambrone (2014, 2018) descrive la tendenza alla delega, ossia la propensione degli insegnanti curricolari a non farsi carico degli alunni con disabilità, in quanto ritenuti di competenza esclusiva dell’insegnante specializzato. Ciò porta all’isolamento dell’alunno con disabilità e del “suo” insegnante (Fiorucci, 2016). Inoltre, insegnanti curricolari e specializzati non lavorano in modo sinergico e non collaborano alla stesura del Piano Educativo Individualizzato (Devecchi et al., 2012; Chiappetta Cajola, 2007, 2015; Associazione TreeLLLe, Caritas Italiana & Fondazione Agnelli, 2011; Canevaro et al., 2011; Ianes, Demo & Zambotti, 2011). Questo comporta il rischio che all’insegnante specializzato non sia riconosciuta de facto la contitolarità della classe e che la sua attività venga circoscritta esclusivamente entro la diade insegnante di sostegno-alunno con certificazione. È stato rilevato come gli insegnanti curricolari ritengano che l’insegnante specializzato si debba occupare solo degli alunni con disabilità (Fiorucci, 2016) e che non debba “interferire” con le altre attività didattiche. Nello stesso studio, commentando quanto emerso da alcuni focus group svolti con insegnanti curricolari e specializzati, l’autore scrive che «esistono molti insegnanti di sostegno che “usano” questa esperienza per stabilizzarsi nel lavoro. Sono insegnanti che nelle scuole cercano di scegliere il “caso” più facile o, al contrario, i casi difficili che lascino loro il dominio del tempo scuola» (Fiorucci, 2016, p.28).
Queste convinzioni possono mettere in discussione la professionalità dell’insegnante specializzato e ne compromettono l’agency educativa (la definizione è trattata in uno specifico paragrafo dell’articolo) assai più della scarsità di risorse per l’inclusione. La riforma della “Buona Scuola” (Legge n. 107/2015), pur con alcune innovazioni importanti, non pare in grado di superare le criticità evidenziate in letteratura ed anzi riafferma il principio della delega all’insegnante di sostegno e conseguente deresponsabilizzazione degli insegnanti curricolari (Santi & Ruzzante, 2016). Di fatto, la via italiana all’inclusione scolastica è in una fase di stagnazione. Pare che «nell’immagine che chi ci governa ha della scuola non rientri più di tanto l’idea che chi si occupa di un soggetto con bisogni speciali debba avere delle competenze professionali» (Canevaro, 2021, p.18).
Non è stato risolto il nodo della continuità educativa per gli alunni con disabilità e «l’immagine sociale del sostegno è legata a ruoli subordinati e marginali da cui chi può scappa» (Canevaro & Ianes, 2019, p. 245).
Il profilo del docente specializzato è descritto nell’art. 2, Allegato A, del D.M. 30 settembre 2011. Il docente specializzato […] assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti […]. Offre la sua professionalità e competenza per apportare all'interno della classe un significativo contributo.
Il Decreto elenca le conoscenze, capacità e competenze, attese in uscita dal Corso di specializzazione. Ne disegna quindi la struttura complessiva, indicando le discipline, divise tra insegnamenti teorici e laboratori, e i Settori Scientifico Disciplinari di riferimento, senza tuttavia esplicitare i contenuti da trattare. Alla luce delle criticità sopracitate, sembra evidente che il profilo dell’insegnante specializzato descritto dal DM 30 settembre 2011 non trovi una perfetta corrispondenza con il dispositivo formativo che opera nella comunità scolastica, ossia l’insieme di “norme” – scritte e non scritte – che regolano l’assunzione di responsabilità e la possibilità di introdurre cambiamenti da parte degli insegnanti e che al contempo ne incentivano o sanzionano i comportamenti (Federighi, 2018). C’è da chiedersi, quindi, se le competenze previste dal Decreto siano sufficienti a comporre il profilo desiderato, o se, ed è questo il parere di chi scrive, sia necessario rivederle o integrarle anche alla luce dei più recenti orientamenti internazionali in materia di formazione dei docenti.
L'articolo completo in italiano è disponibile in allegato per gli abbonati.
Autore: Marco Andreoli, dottorando in Pedagogia Speciale presso l’Università di Verona. Fondatore di “Yeah” cooperativa sociale.
copyright © Educare.it - Anno XX, N. 12, Dicembre 2021
Nelle scuole secondarie di primo grado (le medie inferiori) prende il via la seconda edizione del progetto di orientamento scolastico istituito dalla Fondazione Geometri Italiani. Quest'anno c'è una grande novità: sarà disponibile un test online realizzato da psicologi esperti che consentirà di avere un profilo dettagliato delle attitudini dei ragazzi. Completamente gratuito.
Primavera. Le giornate si allungano, il cielo azzurro e limpido si fonde con il verde della campagna, l'aria torna leggera e, anche nelle grandi città, l'inverno con le sue piogge ha attenuato l'eccesso di smog. È il tempo delle gite fuori porta, dei viaggi di istruzione, ma anche della didattica all'aperto, che prende vita negli spazi già esistenti nelle aree scolastiche o nei luoghi verdi e nelle piazze, messe a disposizione dal territorio. Nel dibattito pedagogico contemporaneo, sempre più attraversato da interrogativi sulla qualità dell'esperienza educativa nei primi anni di vita, emerge con chiarezza la necessità di ripensare gli spazi dell'apprendimento alla luce dei bisogni autentici dei bambini. Essi, infatti, non apprendono per astrazione, ma attraverso un contatto diretto, concreto e significativo con il mondo. In questa prospettiva, l'outdoor education non si configura come una pratica accessoria o occasionale, ma come un approccio capace di restituire profondità, autenticità e senso ai processi educativi, riconoscendo nel giardino scolastico un ambiente ricco, vivo e generativo. Considerare il giardino come aula diffusa significa avviare un cambiamento culturale che coinvolge la progettazione didattica, il ruolo dell'adulto e la stessa idea di apprendimento. La scuola si orienta così verso una dimensione più aperta, relazionale e incarnata, in cui l'esperienza diventa il cuore del sapere. Questo contributo si propone di approfondire tale prospettiva, mettendo in evidenza le implicazioni pedagogiche, cognitive ed esperienziali dell'educazione all'aperto nei primi anni di vita.
Quasi certamente siamo davanti al record dei record, a livello nazionale, nel rapporto tra alunni stranieri e alunni figli d’italiani. Scuola materna statale Quadrifoglio, in via Bach, all’Arcella: 65 bambini figli d’immigrati e uno solo bimbo figlio di una coppia di padovani. Negli ultimi anni il rapporto era già nettamente a favore degli stranieri, ma solo quest’anno, a partire dal 15 settembre, ha raggiunto il top. La notizia è stata segnalata dalla mamma dell’unica alunna italiana con un’email inviata al Mattino di Padova e al sindaco della città Bitonci.

In occasione della Giornata Internazionale del Migrante, le ong di Parlez-vous global presentano il sito www.parlezvousglobal.org, uno spazio sociale e didattico in 5 lingue dedicato alle scuole secondarie europee ed africane.
In Italia, il lancio avviene attraverso un dibattito pubblico on-line, al quale partecipano i protagonisti del mondo della scuola ed esperti del settore, giovedì 18 dicembre 2014, dalle ore 11 alle ore 12 sul canale youtube di ParlezVousGlobal.
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