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Ho provato in prima persona, negli ultimi anni, un crescente disagio in cattedra. No, non esattamente in cattedra, lì sono sempre stata bene, ma appena fuori dalla classe. Per trovare soluzioni bisogna definire, dare un nome ai problemi - oggi si direbbe che è opportuno fare il problem setting - e così, con un po’ di lavoro, ho identificato le fonti del mio personale malessere, nel quale, credo, si possano riconoscere tanti insegnanti.
Credo d’essere un bambino come tanti
anche se a scuola non leggo come gli altri.
Ho tanti amici con cui giocare,
sto bene, mi diverto, vado a pescare.
Ma quando son su un libro chino
le lettere ballano un pochettino.
E se la prima ora a scuola cominciasse alle 9 se non più tardi? Un sogno per molti studenti che da oggi possono contare su un autorevolissimo alleato in questa battaglia: l’American Academy of Pediatrics.
La più importante associazione sulla tutela della salute dei minori americani ha lanciato infatti ieri un appello ai presidi d’Oltreoceano: posticipate l’orario di inizio delle lezioni per salvaguardare il benessere dei nostri ragazzi. Che, secondo gli esperti a stelle e strisce, spesso hanno pessime pagelle, sono irritabili, obesi e depressi perché costretti a svegliarsi troppo presto.
Nel novembre del 2015 è stata costituita la Conferenza per il coordinamento funzionale del Sistema Nazionale di Valutazione. Fra i vari compiti assegnati all’organismo creato c’è «l’adottare [...] i protocolli di valutazione e il programma delle visite valutative delle scuole [...]» (1). In ragione di ciò, nel corso del 2016, le scuole italiane saranno sottoposte ad una valutazione esterna che dapprima interesserà, in via sperimentale, solo alcune istituzioni e successivamente tutte le scuole pubbliche e paritarie nazionali.
La scuola può influenzare negativamente la condotta dei bambini con disabilità. È l’Insititute of Education della University of London a dirlo, dopo aver condotto una ricerca su 6.371 piccoli britannici. I risultati hanno dimostrato che quelli con deficit uditivi, difficoltà di apprendimento, patologie croniche come l’asma, sono più iperattivi ed emotivamente instabili, mostrando anche una certa riluttanza a socializzare.
Quest’anno nelle scuole statali sono tornati in classe 253 mila alunni con disabilità; meno della metà di loro, cioè soltanto circa 120 mila, avrà la fortuna di ritrovare il docente di sostegno dello scorso anno, mentre per tutti gli altri, circa 133 mila alunni disabili (il 52%) si dovrà ricominciare da capo con un nuovo insegnante. A loro sarà negata la continuità didattica. Eppure l’Italia si vanta di avere la scuola più inclusiva d’Europa.
Gli alunni plusdotati rappresentano in Italia il 5% della popolazione studentesca (fonte Università Pavia - LabTalento), ma le loro esigenze e potenzialità uniche sono ancora largamente trascurate o mal comprese. «Nonostante le loro abilità eccezionali, infatti, queste persone, senza un approccio mirato e risorse adeguate, possono incontrare diverse sfide nel sistema educativo tradizionale. Il loro pieno potenziale può essere realizzato solo attraverso un'educazione che riconosca e affronti le loro esigenze uniche» ha spiegato la dottoressa Eva Haberg, coordinatrice didattica della Scuola secondaria di Primo grado dell’Istituto Leonardo da Vinci di Bergamo.
E se l'Odissea non fosse solo il viaggio di Ulisse, ma quello di un'intera classe alla ricerca di un porto sicuro? Attraverso un'escape room narrativa, il mito si trasforma in sfida cooperativa: ogni tappa è un ostacolo da superare insieme, ogni enigma una domanda sul rispetto, sulla fiducia, sulla convivenza. Guidati da una moderna Atena — il cui volto appartiene a Lina, studentessa con disabilità intellettiva lieve — gli studenti riscoprono il valore del gruppo e il coraggio di tornare, insieme, a casa. Il presente contributo documenta un'esperienza educativa realizzata in una classe prima della scuola secondaria di primo grado, nell'ambito del percorso di specializzazione per le attività di sostegno didattico (TFA Sostegno, VIII ciclo), illustrando come la didattica inclusiva possa trasformare la classe in una comunità di cura e di apprendimento.
Educatori, insegnanti, genitori sono sempre più in difficoltà nell’inquadrare da un punto di vista pedagogico questa nuova generazione di adolescenti. L’unica certezza degli addetti ai lavori è nell’evidenziare un’intrinseca fragilità sia a scuola che negli ambienti dell’educazione non formale. Se questo tratto dei giovanissimi è innegabile, troppo spesso chi si occupa di educazione trascura di fornire antidoti alla noia, stimoli e progettualità utili a rafforzare autostima e senso di autoefficacia. Da questo avvio la riflessione, riassunta in questo articolo, che scaturisce da tanti anni di esperienza come educatore e insegnante nelle scuole secondarie superiori.
Si è concluso lo scorso 11 maggio 2022, nella prestigiosa cornice del Teatro Vascello di Roma, la lezione-spettacolo “Resilienti: incontri con uomini e donne straordinari”. È stato l’evento conclusivo del progetto “Prefigurare il Futuro” realizzato dalla Fondazione Patrizio Paoletti, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e con il co-finanziamento della Fondazione Banca Mediolanum Onlus. Il progetto ha promosso attraverso le neuroscienze la speranza e la resilienza in 12 scuole medie e superiori di Lazio, Campania, Sardegna, Lombardia, Marche, Umbria, Puglia e Sicilia, coinvolgendo 1240 studenti, insegnanti e genitori.

Il FAI e Fondazione Italia Patria della Bellezza lanciano il premio nazionale Scegli l'Italia, volto a riconsiderare le gite scolastiche come momenti di alto valore formativo, per far conoscere agli studenti le bellezze del Paese. Agli insegnanti che partecipano viene chiesto di progettare un'uscita didattica alla ricerca della bellezza dell'Italia, privilegiando itinerari innovativi che raccontano da punti di vista inediti e originali i luoghi da visitare, attraverso esperienze che coinvolgano attivamente gli studenti.
Una buccia di banana enorme attende dietro l'angolo la riforma della scuola voluta dal governo Renzi: non tutti i presidi, su cui loro scommettono, sono all'altezza del compito richiesto. Quando poi i docenti si accorgeranno che 35 milioni dei loro scatti se ne andranno per arrotondare i già pingui stipendi dei dirigenti scolastici e altri 200 milioni finiranno a favore dei loro protégé, spiace dirlo, ma il governo rischierà da vicino l'effetto noto come "Berlinguer e il concorsone".
Presto i cellulari potrebbero essere di nuovo ammessi tra i banchi di scuola italiani. Forse non tutti sanno che, al momento nella nostra Penisola, vige il divieto di utilizzo di tutti i dispositivi elettronici durante le lezioni per una normativa introdotta nel 2007.
Il presente contributo analizza un'esperienza di tirocinio presso un Liceo delle Scienze Umane, focalizzandosi sull'implementazione di pratiche didattiche inclusive attraverso un approccio di ricerca-azione. L'intervento ha coinvolto una classe seconda con particolare attenzione all'inclusione di una studentessa con sindrome di Down, rappresentando un'opportunità per sperimentare metodologie innovative nell'ambito della differenziazione didattica.
Il progetto "Pride... or Prejudice? Dal pregiudizio al contrasto alle discriminazioni" ha costituito il fulcro dell'intervento educativo, integrando diverse metodologie attive quali la flipped classroom, la group investigation e l'utilizzo strategico di tecnologie digitali per la creazione di prodotti multimediali inclusivi. L'esperienza si è sviluppata attraverso un modello di co-docenza che ha favorito la personalizzazione degli apprendimenti e la valorizzazione delle diversità individuali. L'analisi dell'intervento evidenzia le potenzialità delle metodologie collaborative strutturate nel promuovere competenze trasversali e cittadinanza attiva, offrendo spunti di riflessione per la formazione docenti e lo sviluppo di pratiche educative innovative.
Suona la prima campanella per la maggior parte degli studenti italiani. Si riparte, come lo scorso anno, distanziati e con le mascherine, con le finestre aperte dell'aula. Gli insegnanti sono stati praticamente obbligati alla vaccinazione su base volontaria. Il ministro dell’Istruzione Bianchi promette le lezioni in presenza, ma con il preavviso che si chiuderanno le classi e le scuole dove si registreranno casi di positività al virus. Quanto tempo ci vorrà perché accada? Purtroppo, in Israele (in cima alla classifica per vaccini e green pass), dopo due giorni dall’apertura delle scuole c’è stata un’impennata dei contagi. Dunque, rispetto all’anno scolastico precedente che cosa è cambiato?
Alla luce dei recenti orientamenti riguardanti la diffusione di nuovi modelli di interpretazione della diversità e dell'accoglienza inclusiva, soprattutto nell'ambito educativo, l'articolo analizza lo stato della ricerca attuale sulla Progettazione Universale per l'Apprendimento (Universal Design for Learning - UDL). Si tratta di un modello pedagogico orientato al superamento della categorizzazione degli alunni con svantaggi nella scuola, a favore della costruzione di curricola per tutti, senza particolari "distinzioni penalizzanti".
This paper attempts to analyze and display the status of current research on Universal Design for Learning (UDL), in the light of recent guidelines, relating to the dissemination of new models, which interpret diversity and help learners with disabilities to gain access to general education curriculum. UDL is a pedagogical model oriented towards the overcoming of the classification of students with disabilities in the school and the creation of a general curriculum for all students, without any "special penalizing distinction". Moreover, this paper analyses the principles, the global value, the diffusion, the effectiveness and the practical application of UDL in the educational field, in order to gain a better understanding and to investigate, identify, propose and develop new researches.
L’articolo riporta un progetto di formazione che ha coinvolto 17 classi e 403 alunni, di età compresa tra i 15 ed i 16 anni di età, frequentanti l’Istituto di Istruzione Superiore “E. Mattei” di Maglie (LE), finalizzato a promuovere la cultura della salute e della sicurezza stradale, secondo quanto previsto dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
In poco più di dieci anni la presenza degli alunni stranieri tra i banchi delle scuole italiane è quadruplicata: si è passati dai 196.414 dell'anno scolastico 2001-02 (2,2% della popolazione scolastica complessiva) agli 802.844 del 2013-2014 (9% del totale) e più della metà di loro - il 51,7% - sono nati in Italia. Lo rivela il rapporto "Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi" di cui è stata data un'anticipazione (sarà pubblicato a fine mese) in occasione del seminario ''Le scuole in contesti multiculturali. Promuovere e governare l'integrazione'', organizzato dal Ministero dell'Istruzione in collaborazione con l'Ufficio scolastico per il Lazio, Roma Capitale e l'Università Roma Tre.
Nell’ultimo periodo storico, la lingua italiana è profondamente cambiata. Lontana dalla forma aulica dei padri fiorentini, essa ha subito le influenze di un contesto politico, sociale e culturale in continuo mutamento.
Il problema posto dalla crescente presenza sul territorio nazionale di stranieri richiede una formazione specifica per far fronte alle varie esigenze di tipo comunicativo, sociale, didattico ed educativo. Tale formazione deve essere “a tutto campo”, concernente gli aspetti linguistici, comunicativi ed interculturali. Al fine di rispondere alle esigenze di inserimento e di integrazione e di trasmettere il nostro bagaglio linguistico e culturale, è essenziale formare nuove figure professionali competenti, attraverso percorsi formativi specifici come ad esempio il Master Insegnare Italiano a Stranieri – L2 - monte ore 1800, durata 12 mesi erogato da ICOTEA - E-Learning Institute, accreditato al MIUR ai sensi della Direttiva 170/16.
Il progetto, sviluppato in una classe prima della scuola secondaria di primo grado, nasce dall'incontro tra l'osservazione pedagogica e la passione di Jasmine, studentessa con disabilità che ha trovato nel calcio il proprio canale espressivo. Attraverso tre fasi laboratoriali progressive, l'intera classe ha sperimentato un percorso didattico che integra orientamento e inclusione, valorizzando i talenti individuali e costruendo competenze trasversali. L'esperienza dimostra come un interesse personale possa trasformarsi in leva educativa per generare apprendimento significativo, coesione di gruppo e progettualità orientata al futuro, in un contesto accessibile a tutti gli studenti.
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