- Categoria: Educazione prenatale e prima infanzia
Dolce fermezza ed educazione - Dolce fermezza e educazione nel primo anno di vita
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Dolce fermezza e educazione nel primo anno di vita
Educare con dolce fermezza fin dai primi mesi di vita è dunque di fondamentale importanza per accompagnare il bambino verso l'autonomia. Si inizia attraverso alcuni semplici accorgimenti:
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insegnare fin dai primissimi giorni di vita i ritmi di veglia, di sonno, una certa regolarità nell'ora del pasto, un giusto equilibrio tra i suoi bisogni e le richieste dell'ambiente; [17]
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lasciare il neonato in posizioni diverse (prono, supino, ..., per abituarlo a rimanere nelle varie posture) su un ampio tappeto, finché la mamma si occupa delle faccende di casa, senza accorrere e prenderlo in braccio al primo richiamo;
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insegnare ad abbinare ai propri “sistemi di autoconsolazione” quelli che voi genitori gli offrite (non sempre è necessario reagire a ogni piagnucolio del bambino mettendo in campo immediatamente tutte le forze possibili per consolarlo; è più saggio aspettare un attimo e dare un'occhiata per vedere se il bambino supera da solo il momento di difficoltà) [18].
Col passare dei primi mesi il bambino inizia a sapersi spostare attraverso il rotolamento (5-6 mesi), lo strisciamento (8-9 mesi), l'andatura carponi (9-10 mesi) e il cammino (12-13 mesi). È questo il periodo in cui il bambino inizia a comprendere il significato del sì e del no. Il genitore ha ora il compito di: -
lasciare che il piccolo si arrangi da solo nel procurarsi i giochi anche se un po' distanti da lui (il bimbo che reclama un gioco e non viene subito servito deve cercare la strategia idonea per poter soddisfare il suo desiderio [19], contare sulle proprie forze in ciò che può senza esigere tutto e subito dagli altri);
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insegnare il significato del No, con fermezza, decisione e coerenza (a quest'età è bene servirsi della mimica facciale e del tono di voce; un No detto dolcemente e col sorriso non ha significato per il bambino), specialmente nel metterlo in guardia sui pericoli domestici (il forno che scotta, il vetro che si rompe e taglia, ecc…);
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iniziare a dare vere e proprie regole di comportamento nella vita di ogni giorno, nei vari contesti, e ampliare le situazioni in cui poter inserire ritmi regolari e ben scanditi (tra cui si può ricordare l'uso del vasino: giacché quando il bambino è in grado di stare comodamente seduto, quindi dagli otto mesi, è utile iniziare a togliere il pannolino che ingombra ed è di impaccio ai movimenti del piccolo [20]).
Non si tratta di sforzare eccessivamente il piccolo. Si tratta piuttosto di lasciare che egli si trovi in una condizione di leggera difficoltà, di “problema da risolvere”, sapendo che ha sempre vicino il genitore che garantisce sicurezza e protezione, ma sapendo che deve allo stesso tempo cercare di fare da sé, di arrangiarsi [21], rispettando alcune regole semplici, chiare e coerenti.
Si ricordi che si sta parlando di dolce fermezza e che tutti questi accorgimenti si inseriscono nel naturale e doveroso rapporto di affetto tra genitore e bambino. [22]
Attuare questo tipo di atteggiamento non richiede al genitore di dedicare meno tempo al bambino o non occuparsi di lui, anzi: all’adulto spetta mantenere un occhio sempre vigile sul bambino e rimanere comunque in relazione con il figlio, senza averlo per forza sempre in braccio. Si tratta di imbastire fin dalle prime settimane di vita un giusto rapporto tra accompagnare e lasciar andare [23] per rispondere al bisogno di sicurezza e di conferma del soggetto educando e promuoverne l’autonomia [24]. In un contesto di vivace relazione è importante parlare con il bambino, renderlo partecipe di ciò che avviene, intermediario nei discorsi via via più articolati, fin dai suoi primi giorni di vita [25]. Al contempo comprendere la valenza pedagogica della “distanza” significa dare spazio alla capacità di iniziativa dell’educando, accoglierne la storia, riconoscerne le attese e soprattutto incoraggiarlo a mettersi alla prova nei vari contesti di vita [26].

