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Studi ed articoli sull'adolescenza ed il disagio giovanile

Affamate d'amore: l'anoressia

È un luogo comune considerare l’anoressia una malattia dovuta ai moderni canoni estetici, indotta dalla moda e dal desiderio di piacere in senso estetico. In questo scritto si adotta una prospettiva secondo la quale l’anoressia nervosa è considerata una patologia dalle origini molto più profonde, legate al rapporto con gli affetti più cari e con se stessi. Si presenta un approccio di cura che, oltre che psicologico, è pedagogico e sistemico: a partire dalla famiglia si opera a favore per una riprogettazione dell’esistenza non solo della persona anoressica ma di tutti i soggetti coinvolti.

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Bramosie consumistiche e bisogni educativi

I giovani polverizzano una quantità vertiginosa di merce, catalogabile sia come oggetti sia come prodotti immateriali (sogni, ambizioni, desideri, piaceri). I cool style incidono fortemente sui processi di autostima, autorealizzazione e appartenenza dei consumatori ampliandone lo status symbol e determinandone un elevato potere d'acquisto dei prodotti. Il costo, infatti, non è attribuito in base ai servizi che offrono, ma in relazione al sentimento di appartenenza che sviluppano [1].

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Bataille: i piedi torti del pensiero. Formarsi attraverso la lacerazione

Proprio commentando le raffigurazioni che i primitivi hanno lasciato nelle grotte [1], e quel rapporto particolare tra uomo e animale che ne è il tema ricorrente, Bataille costruisce una teoria dell'uomo e della sua formazione. L'esigenza del filosofo è rintracciare il punto di congiunzione tra l'uomo razionale, così come disegnato dalla concezione cartesiana in poi, e l'uomo della vita, che viene alla luce in un modo antico, assai vicino a quello dell'animale.

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Il rischio nell'età adolescenziale: percezione e comportamento

In psicologia per percezione s'intende la facoltà soggettiva di un individuo di rappresentare il proprio sé o attraverso la sensazione emozionale o attraverso la dimensione corporea, oppure attraverso entrambe. Alcuni autori, tra cui Galimberti (1994) definiscono la percezione come “un insieme di funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all’azione di organi specializzati quali la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto”.

Al fine di raccogliere informazioni sullo stato del proprio corpo tramite la sensibilità questa facoltà riesce quasi automaticamente ad avvertire gli effetti dell’ambiente circostante e le modificazioni del proprio sé fisico ed emotivo.
Prima di addentrarci nel tema specifico di questo articolo, vediamo anche la definizione di causalità: qui vogliamo intendere quella facoltà secondo la quale chi percepisce un effetto è in grado di risalire alla ragione “causale” che lo ha prodotto. E’ interessante apprendere che già Piaget (1970) la riconosce nella capacità del bambino quando si riferisce all’attività psichica dei primi mesi di vita, sostenendo che all’inizio è semplicemente un’assimilazione dell’ambiente circostante al funzionamento degli organi .
Se il bambino procede nel “mettere i mezzi e i fini”, significa che sta costruendo un universo che “diventa coerente in cui gli effetti succedono alle cause e in cui l’attività propria deve sottomettersi a leggi obiettive”.

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