- Categoria: Dipendenze
- Scritto da Vincenzo Amendolagine
Consumare e consumarsi: sguardi sulle tossicodipendenze - Il caso di Adalberto
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Il caso di Adalberto
Adalberto ha trentacinque anni. Il suo calvario è cominciato dall’età di venti. Voleva grandi cose dalla vita, forse solo nella sua mente, e oggi raccoglie il proprio fallimento. E’ stato un brillante adolescente: tutti prospettavano per lui un futuro ricco di soddisfazioni, cosa che non è accaduta. A dire il vero, egli è sempre stato profondamente insicuro, anche se all’apparenza si è mostrato volitivo e perfettamente in grado di dirigere il suo futuro.
Tutto è cominciato negli ultimi anni del liceo con la frequentazione di alcuni compagni alternativi. In quel periodo metteva in discussione tutte le autorità costituite, cominciando dalla sua famiglia, che è sempre stata la quinta essenza dei valori borghesi. Attraverso questi amici ha cominciato ad accostarsi “al fumo”: un rito collettivo che si consumava nei momenti di euforia.
Il punto di svolta è avvenuto quando si è iscritto all’Università, in una città diversa dalla sua, al corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Era quello che desiderava, ma improvvisamente le sue paure, le sue insicurezze, tenute a bada nel corso degli anni di liceo, sono esplose. Si sentiva non in grado di fronteggiare il rapporto con l’altro, con la quotidianità, con le responsabilità. Era ritornata, anche, una vecchia balbuzie, che l’aveva accompagnato sin dall’infanzia. Si sentiva sperduto in quella città, senza punti di riferimento: l’evento tanto desiderato si era trasformato in un flop esistenziale. In realtà egli aveva sempre avvertito una bassa dose di autostima ed era alla continua ricerca dell’approvazione degli altri (genitori, insegnanti, amici). In quel periodo ha fatto di tutto, abusando di quello che poteva (alcol, farmaci ecc.), e finalmente ha scoperto l’eroina. Che meraviglia! Sembrava che essa togliesse fondamento alla sua insofferenza, alle sue paure, alle sue insicurezze. L’eroina è stata la sua dannazione. Per oltre dieci anni è stata la sua ragione di vita, facendolo penetrare in un baratro, in cui c’è stato posto per tutto: furti, carcere, solitudine, rottura con la famiglia e con gli amici di un tempo. Ha provato più volte a smettere senza mai riuscirci. Ultimamente ha incontrato una ragazza che gli ha dato la spinta per intraprendere una cura disintossicante. E’ seguito da un SERT. Il passo decisivo, però, è quello di entrare in comunità: cosa che si appresta a fare.

