- Categoria: Vivere di Scuola
- Scritto da Bina Madeo
Il bacio di Mimì - Ritratto della mia bambina
Article Index
Consegnata la verifica mi avvicino al suo banco e iniziamo. Leggo le consegne della sua verifica, le esplicito le richieste e comincio a leggere la prima domanda: come si chiama l’autore della novella dal titolo Rosso Malpelo?. Mimì mi guarda e risponde: “Iovanni Verga”. “Benissimo - rispondo io -, adesso scriviamo sul nostro foglio”. Con il mio dito indico a Mimì lo spazio dove scrivere e lei con la penna si avvicina verso lo spazio giusto.
Ed io: "Mimì, lettera G di ...” e lei risponde: “Gatto”. Continuo: “Lettera I di..." e Mimì “Imbuto”. Continuo ancora: “Lettera A di...” e risponde “A di Amore”. E cosi di seguito, fino a quando è riuscita a scrivere l’intera risposta corretta. Nella seconda domanda Mimì ha osservato attentamente un’immagine e ha compreso perfettamente che si trattata di una famosa poesia di Umberto Saba. Mimì scrive la risposta corretta sullo spazio predisposto: “Ritratto della mia bambina”. E guardandomi aggiunge: “Come me. Per mio papà”.
Mimi ha studiato con grande motivazione il poeta triestino Saba e la sua poesia, tanto da immedesimarsi in quel ritratto poetico di una bambina che con la palla in mano desiderava uscire con suo padre. Le altre domande si susseguono con tranquillità nel pieno rispetto dei ritmi di apprendimento e dei tempi di esecuzione di Mimì.
Conclusa la simulazione, addirittura prima del previsto, Mimì appare stanca ma soddisfatta del suo lavoro. Soddisfatta della sua significativa esperienza condivisa con tutto il gruppo classe, fondamentale per il percorso didattico - educativo di tutti questi anni. Il sorriso empatico di Mimì parla da solo, la sua soddisfazione si legge nei suoi grandi occhi castani.
La speciale giornata scolastica è ormai finita. Accompagno Mimì giù in portineria, in attesa dell’arrivo di sua madre. Nel frattempo i complimenti per Mimì da parte mia non mancano. “Azie a te, prof Bina Madeo. Azie sempre”. E, mi esorta con la mano in alto invitando me e la mia mano al “batti il cinque”.
Arrivata la madre, Mimi racconta con le sue frasi composte da parole entusiaste, il risultato positivo ottenuto. E, conclude con postura birichina del viso: “Addio per sempre. A mai più. Basta prof. Bina. Non ho più bisogno di te. A mai più. Domani sola”.
E porgendomi la mano, quasi come patto stipulato a mo’ di sigillo d’amicizia tra una risata incontenibile ed un’altra, Mimì conclude dicendomi: “Ma, Bina. Scherzetto. Hai creduto. E’ solo uno scherzetto addio per sempre, a mai più”.
Afferra, allora, con la sua piccola mano il suo zaino, lo tira e si avvia verso l’uscita. E, salutandomi con la mano: “Ciao prof. Bina. A mercoledì. Ore 7,45, prima ora. Buon appetito”.
Nota
[1]Termine con cui si definiva un difetto più o meno grave dell'intelligenza dipendente da un insufficiente sviluppo o da un rallentamento delle capacità intellettive per cause prenatali ereditarie o congenite (malattie dei geni o problemi patologici durante la gravidanza), perinatali (traumi del parto) e postnatali (malattie infettive nella prima infanzia) di natura eterogenea. Utilizzato per definire una primitiva debolezza intellettiva che conduce ad un insuccesso dell'educazione corrispondente all'età ed alla posizione sociale. Attualmente il termine non è più utilizzato perché di valenza stigmatizzante, inquanto contiene l'attribuzione ‘con poco cervello' rivolta alla persona con disabilità intellettiva.
Autore: Bina Madeo, opera come insegnante di sostegno (area umanistica) presso Istituto Paritario Scuola Superiore e come docente di Lingua Italiana presso un Centro di Formazione Professionale (CFP), ove è referente per i BES. Ha maturato esperienza come docente di lingua italiana L2 per bambini e ragazzi stranieri e come tutor d'aula nell'ambito del Master in "Didattica e psicopedagogia per i Disturbi Specifici dell'Apprendimento – DSA" – Università di Verona.
copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 4, aprile 2014

