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L'educazione dal concepimento alla nascita - Seconda parte

Un bambino competente prima della nascita

Come prima cosa bisogna considerare che molte delle competenze possedute dal bambino hanno inizio nella vita prenatale; basti pensare che le tre parti principali del cervello si formano dopo ventotto giorni dal concepimento. Gli studiosi Thomas Verny, psichiatra e Pamela Weintraub, giornalista scientifica, hanno messo in luce nel loro testo Bambini si Nasce alcune delle caratteristiche del feto: tra queste le più importanti sono l'entrata in funzione del sistema nervoso centrale che rappresenta la principale causa del movimento fetale, al quarto mese di gestazione esplora il mondo che lo circonda (si succhia il dito e gioca col cordone ombelicale), è in grado di discriminare i sapori gradevoli da quelli sgradevoli ed alterna fasi di veglia a fasi di sonno. Inoltre è in grado di rispondere scalciando agli stimoli tattili impressi sul ventre materno dall'esterno [1]. Ciò che maggiormente segnala una continuità tra la vita prenatale e la nascita è la capacità di discriminare il suono della voce della mamma ed a riconoscerne il rumore del battito cardiaco: entrambi i suoni accompagnano la vita intrauterina del bambino per i nove mesi di gestazione.

Dunque il bambino ha con sé un bagaglio di conoscenze ed emozioni già dalla nascita, di conseguenza: più ci si relaziona con lui durante la gravidanza con un atteggiamento di accoglienza e di cura, più il bambino si sentirà accolto nella realtà esterna.

L'educazione prenatale

L'educazione prenatale è, in fondo, la promozione di una buona relazione nella triade (mamma, papà, bimbo) in formazione. Per giungere a questo scopo è necessario fornire alla coppia adeguate informazioni circa le loro competenze emozionali e circa le capacità che il loro piccolo bimbo ha di mettersi in relazione con loro e di vivere la propria esistenza fisica e psichica.

Come scrive Giampaolo Mazzara negli atti del convegno su "La Relazione Prima" (2006) ciò non significa "istruire" alla prenatalità, trasmettendo delle nozioni o dei protocolli di comportamento adeguati, ma utilizzare un processo dinamico che richieda un ruolo attivo da parte dei soggetti interessati che si occupano e si preoccupano dell'essere umano nel suo divenire a partire da prima del concepimento, per proseguire poi durante la gravidanza e continuare dopo la nascita.

Ma come far sì che ciò avvenga? Il bimbo prenatale è continuamente stimolato da suoni, rumori, voci, odori provenienti dalla cavità endouterina o dall'ambiente esterno. Il liquido amniotico e la placenta sono i primi trasmettitori e conduttori delle stimolazioni colte dal feto. Il bimbo endogestazionale è quindi dotato della capacità di ricevere stimoli e di entrare in contatto con il mondo; questi stimoli determinano la crescita neurofunzionale, cerebrale e motoria del feto [2].

A questo proposito vengono proposti una serie di "comportamenti" utili per favorire il benessere del bambino, e che l'educazione prenatale si preoccupa di promuovere.

Un primo esempio è la musicoterapia, scienza di cui molti studiosi si sono occupati nelle sue diverse forme, di seguito riportiamo il contributo di alcuni autori. La psicologa Frances Rauscher (2006) ha dimostrato come l'ascolto prenatale di Mozart e di altri compositori barocchi potesse essere associato ad un incremento delle competenze spazio-temporali nel corso della vita. Un'altra ricerca ha dimostrato che la musica classica, in particolare i movimenti lenti delle composizioni barocche o in stile barocco con la ricchezza melodica che le contraddistingue e il loro ritmo di 55-70 battiti al minuto, sposta il cervello da uno stato "b" di iperattività ad uno stato a di vigilanza e rilassamento. La musica classica stimola il rilascio di endorfine e riduce il livello degli ormoni dello stress nel sangue, dando beneficio sia alla madre che al bambino.
Donald Shetler, Università di Rochester, osserva che i bambini esposti alla musica in utero manifestano capacità linguistiche superiori. Questi mostrano comportamenti molto attenti, imitano con accuratezza i suoni degli adulti e strutturano la vocalizzazione prima rispetto al gruppo di controllo.

Ma la musica non è il solo "strumento" a disposizione del futuro genitore, un altro senso che si può stimolare nel bambino è il tatto: Réné Van De Car (California) ha fondato l'Università Prenatale dove, in base alle sue osservazioni circa risposte tattili coerenti del bimbo in utero, si insegna al feto a 'fare attenzione' e a migliorare uno spettro di capacità intellettuali. La prima lezione (circa quarto mese di età gestazionale) verte sull'insegnamento ai genitori di rispondere al calcetto del bimbo con una pressione della mano nel punto in cui si è avvertito il calcio, come respingendo il piedino. Dopo qualche tempo di apprendimento si darà un colpetto al ventre, il bimbo risponderà con un calcio, se invece si daranno due colpetti, il bambino risponderà con due calci.
Sono stati riportati questi studi a dimostrazione della capacità di apprendimento del feto e dell'influenza dell'ambiente su di lui; nonostante questo però non è del tutto corretto relazionarsi col proprio bimbo nell'ottica di farlo divenire "geniale" o "migliore". Una adeguata relazione sta nel rispetto del bambino che si sta apprestando a conoscere la vita.