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Il fumetto come strumento psicopedagogico - Il linguaggio iconico

L'immagine come specchio: il linguaggio iconico

Vediamo a questo punto com’è possibile fare educazione attraverso il fumetto, ovvero stimolare l’immagine, la fantasia e l’inconscio nel lettore, per arrivare attraverso la comunicazione e la metacomunicazione al passaggio di messaggi strutturanti e di modelli di riferimento positivi.

 Tutte le immagini che entrano nel nostro campo visivo hanno, che lo si voglia o meno, un significato iconico: che si tratti di un uomo che attraversa la strada o che si tratti di un messaggio pubblicitario, molte delle cose che noi coglieremo ci daranno tutta una serie di informazioni che rielaboreremo inconsciamente.
Esemplificando potemmo affermare che un uomo ben vestito con valigetta e telefonino evocherà in noi l’immagine del manager, mentre un altro con un cappotto cencioso e le borse della spesa porterebbe alla nostra mente l’immagine del clochard.
Abiti eleganti, valigetta, cappotto cencioso e borse della spesa sono, in questo caso, delle icone, ovvero dei simboli che hanno un significato superiore a quello che in realtà sono.
La natura del linguaggio iconico è inevitabilmente ambigua e ha vincoli di codice che garantiscono l’univocità del significato solo per unità più grandi di quanto non si verifichi per altri codici, come ad esempio la lingua parlata.

Pertanto anche supponendo che il codice del linguaggio iconico sia al massimo delle sue potenzialità espressive e che il lettore sia adeguatamente addestrato a discriminare le differenze dei significanti, la comprensione d’un messaggio visivo non sarà tuttavia inequivoca e ogni lettore potrà accoglierla in modo diverso [11], infatti gli studi sulla percezione hanno dimostrato che essa non dipende esclusivamente dalla natura dello stimolo, ma anche dalla personalità di chi lo riceve.
La percezione copre una vasta gamma di situazioni che va dal semplice riconoscimento d’una figura geometrica, alla comprensione del significato d’una parola scritta, fino alla comprensione d’un intero discorso o alla decodifica del significato d’una sequenza di immagini.
Un processo ulteriormente evoluto è rappresentato dalla comprensione del messaggio artistico o dello stato umorale d’un interlocutore attraverso la comunicazione non verbale.
Questi diversi eventi percettivi sono influenzati, a vari livelli e con diversa intensità, da fattori personali che agiscono sulla percezione dell’evento, sulla sua comprensione, valutazione e memorizzazione e che non dipendono dalla qualità del messaggio ma dal contesto dinamico in cui vengono recepiti.

L’influenza di tali fattori è inversamente proporzionale all’ambiguità del messaggio iconico: un cerchio disegnato al centro d’una pagina bianca non porrà particolari problemi interpretativi, lo stesso cerchio disegnato come parte integrante del simbolo d’un partito, sarà invece di più difficile decodifica.
Più la configurazione di stimoli che cade sotto i canali ricettivi del soggetto aumenta di complessità e d’ambiguità, più i fattori personali propri di ognuno incidono nell’interpretazione [12].
Dal momento che il messaggio può essere percepito con modalità estremamente differenti da soggetto a soggetto, è possibile anche avere delle interpretazioni del tutto disattese, soprattutto quando si ha un alto livello di ambiguità associata ad una debolezza nel codice iconico.
Il linguaggio per immagini dei mass media è appunto una comunicazione con un codice debole o, in termini psicologici, un materiale percettivo con un largo margine d’ambiguità che promette cospicui fenomeni di distorsione appercettiva e mnestica” [13].

Senza volerci addentrare in territori complessi e perigliosi, possiamo dire che se è vero che la comunicazione per immagini è ambigua e difficoltosa è altrettanto vero che i fumetti dispongono d’un linguaggio sufficientemente elaborato per ridurre al minimo le ambiguità
Le icone, nel senso stretto del termine sono dei simboli stampati su carta che richiamano in noi determinati significati, ma in realtà altro non sono che inchiostro su carta.
Parlando d’icone, ci riferiamo “a qualsiasi immagine usata per rappresentare una persona, un luogo, una cosa o un’idea” [14].

I simboli delle associazioni o dei partiti sono icone; le immagini disegnate per assomigliare il più possibile al loro originale, sono icone; le parole e i numeri che compongono questo scritto sono icone.
Lettere, numeri e simboli come quello della pace sono icone non figurative ed il loro senso è assoluto e il variare della loro forma non ha influenza sul significato. Le parole sono delle icone completamente astratte con nessuna somiglianza con l’oggetto che rappresentano. Nelle figure, invece, il significato è fluido e variabile e la loro somiglianza con gli oggetti della vita reale varia anche grandemente: vi sono delle figure tanto simili all’originale cui si sono ispirate da ingannare l’occhio, mentre altre sono profondamente differenti.