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E' ancora attuale il pensiero di Jean Piaget? - Le critiche a Piaget

LE PRINCIPALI CRITICHE RIVOLTE A PIAGET

Questa è schematicamente la teoria degli stadi di Piaget detta anche epistemologia genetica.
Innanzitutto è stato criticato che il passaggio da uno stadio all’altro sia determinato a certe età, ma a seconda degli individui certe funzioni possono apparire prima o dopo.
Poi s’ è detto che Piaget generalizza questo sviluppo dell’intelligenza a livello universale, ,ma è espressione della sola civiltà occidentale, e in particolare degli Stati Uniti dove la sua scuola ha svolto gli esperimenti. Piaget ,quindi, non terrebbe conto delle variabili ambientali e individuali, sulle quali invece si sono soffermati in seguito i neo-piagetiani.
Si contesta che gli stessi esperimenti da lui svolti abbiano un carattere scientifico, cioè non si presterebbero alla falsificazione popperiana. Piaget studia le caratteristiche del pensiero infantile non in situazioni naturali , ma astratte, cioè in laboratorio prestando poca attenzione al livello delle conoscenze dell’individuo.
I concetti di assimilazione e accomodamento e di equilibrio sarebbero troppo generici.
La teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget si basa inoltre sulle azioni e sulle operazioni. Egli attribuisce ad esempio uno sviluppo più lento a un bambino che non può servirsi delle braccia e delle gambe, anche se è dotato normalmente a livello intellettuale. Ma gli studi effettuati su bambini paralizzati o nati senza arti hanno dimostrato che le funzioni di molti di questi bambini si sviluppano normalmente.

CONCLUSIONE

Queste critiche hanno portato a una revisione del pensiero di Piaget sia da parte dei suoi seguaci, i neo-piagetiani come Mounoud , sia da parte di chi invece lo contesta. Ma egli rimane pur sempre il punto di riferimento sia per coloro approfondiscono le sue ricerche sia per coloro che propongono altre teorie. Bruner , tanto per fare un nome famoso, si rifà a lui quando parla degli stadi esecutivo, iconico e simbolico a livello di conoscenza.
Piaget rimane il più grande psicologo infantile del Novecento, anche se aspirava ad essere più un biologo o un epistemologo. Nella psicologia dello sviluppo non si può non partire da Piaget, per quanto si possano accettare alcune critiche.
A sua difesa si può dire che l’età di cui egli parla nel tratteggiare i vari stadi è puramente indicativa e gli stadi quindi vanno intesi come stadi psicologici e non legati a una determinata età.
E’ chiaro che alcuni individui hanno dei ritardi e altri si sviluppano più precocemente, ma di questo lo stesso Piaget ne era consapevole.
Più pregnante mi sembra la critica di non tener conto delle variabili ambientali. Egli pensa che siccome lo sviluppo cognitivo abbia una base biologica, sia universale, cioé valido per tutti. Ma non è così e le variabili sociali e culturali hanno un ruolo rilevante.
Si è visto che alcune funzioni che Piaget individuava a certe età si sviluppano prima, per esempio la capacità di valutare la permanenza dell’oggetto o la conservazione. Vi è una massa enorme di ricerche che mettono in discussione certe osservazioni di Piaget. Ma resta incontrovertibile la continuità degli stadi (uno stadio non si può sviluppare senza il precedente) e la loro progressione.
L’umano è un essere complesso, uniduale come dice Morin, composto cioè da un intreccio non facilmente separabile tra biologico e culturale. Certi meccanismi riguardanti l’intelligenza, la memoria, lo stesso apprendimento vanno ancora approfonditi. Si attendono i risultati delle ricerche aperte dalla genetica e dalle neuroscienze. Ma non c’è dubbio che rimane la grandezza di Jean Piaget per aver aperto il cammino a questi studi che sono determinanti per chi si occupa di educazione ed istruzione.

 


Bibliografia:
Jean Piaget. Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia. Einaudi, Torino 1967
Mussen, Conger e Kagan, Lo sviluppo del bambino e la personalità, Zanichelli, Bologna 1981
Marco Battacchi e Giuliana Giovanelli, Psicologia dello sviluppo, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1988


Autore: Eugenio Tipaldi è laureato in filosofia ed ha sempre insegnato in scuole “di frontiera”: per sei anni presso la scuola media “Giovanni XXIII” di Sant’Antimo, in provincia di Napoli; per due anni presso la scuola media “Guarino” a San Pietro a Patierno, periferia di Napoli; per sette anni presso la scuola media “Pasquale Scura”, sita nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Attualmente insegna presso la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli.
E’ autore di un libro di poesie: “La malattia mortale della gioventù” (Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa 1996) e del pamphlet polemico: “Diario scolastico. le vicissitudini di un insegnante in una scuola a rischio di Napoli” (Oppure editore, Roma 2004).


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 5, Aprile 2005