- Scritto da Enza Amoruso
- Categoria: Vivere di Scuola
Coding e pensiero computazionale
Il pensiero computazionale è la capacità di trovare soluzioni a carattere algoritmico, così precise e definite da poter chiedere ad una macchina o ad un robot di eseguirle per noi. Con tutta evidenza, non si tratta di matematica e neppure di informatica. E’ senz’altro qualcosa di strettamente vicino alla logica. La logica convive con la sintassi e l’analisi, è presente in tutte le attività della vita, non solo scolastiche.
Il pensiero computazionale è proprio questo: la capacità di descrivere un procedimento costruttivo che porti alla soluzione di una determinata situazione problematica. Avere pensiero computazionale vuol quindi dire essere in grado di attivare un processo mentale che permetta di risolvere problemi di varia natura utilizzando metodi e strumenti specifici, scomponendoli dapprima in tanti step, cercando di trovare una soluzione ad ogni fase per arrivare così più facilmente a quella finale. Naturalmente la soluzione trovata deve essere sempre verificata, attraverso una fase esperenziale o attraverso una simulazione della situazione presentata.

E’ possibile conciliare grammatica e arte? Come possiamo riflettere sulla etimologia della parola e nello stesso tempo stimolare creatività? Mi sono chiesta spesso se fosse possibile offrire ai miei studenti un modo originale,artistico, ludico e personale per riflettere sulla lingua italiana. Da queste riflessioni sono nate le attività che ho proposto alla mia classe terza di Scuola Primaria in occasione della settimana della creatività: Grammatica in mostra. Si tratta di una serie di esercizi grammaticali tradotti in arte; il bambino ha creato in modo personale una serie di opere che sono tuttavia intrinseche in primis di contenuti grammaticali.
Non si insegna quello che si sa o si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. (Jean Jaurès)