Stop the genocide poster

A+ A A-
  • Categoria: Racconti

La stella cometa

dislessiaIn una casa azzurra, con le finestre circolari e un grande giardino, abitava un bambino di nove anni dai capelli color del grano.

Leo, così lo chiamavano tutti, si alzava sempre presto al mattino, beveva una tazza di latte con i corn-flakes e poi, con tanta fatica, si preparava ad andare a scuola.

Solo al pensiero di tutti quei numeri che lo aspettavano, quelle lettere incomprensibili e quelle frasi senza senso, gli veniva da tremare.

Ogni giorno era sempre la stessa solfa ma, quella mattina sembrava fosse peggio di tutte le altre perchè si sentiva stanco e sconfitto. Durante la notte, aveva dormito male e aveva fatto sogni terribili. Piccoli mostri a forma di lettera che lo inseguivano, strani alieni con sembianze di numero che lo volevano mangiare e tutti che ridevano e si prendevano gioco di lui.

Il giorno prima, aveva avuto tre verifiche scritte ed era stato un disastro totale, davanti al foglio bianco, Leo si era bloccato e non era stato in grado di ricordarsi più nulla.

Era furibondo, in preda al quel diavoletto dentro di sè che lo faceva agitare e innervosire e rendeva i suoi pensieri neri come la pece: “Non sono capace! Non ci riesco, sono troppo lento. Prendo solo brutti voti, non sono bravo come i miei compagni e sono sempre l’ultimo a finire un compito. E’ tutta colpa mia, sono sbagliato!”

Nella sua stanza, c’era una libreria piena zeppa di libri dalle copertine colorate. Erano invitanti e a lui piaceva annusarli con quel suo nasino simpatico rivolto all’insù e toccarli e sfogliarli con le sue manine lunghe e delicate ma, faceva tanta fatica a leggerli. Perché era così difficile?

Si sentiva come una formichina inseguita da insetti giganti che volevano schiacciarla, ma lei aveva un carico enorme di briciole di pane da portare nella tana e, in un modo o nell’altro, l’avrebbe dovuta raggiungere. Avrebbe dovuto cercare strade alternative, ma non sapeva come fare, era disorientata.

Leo prese un foglio e disegnò se stesso. Minuscolo e quasi invisibile senza i suoi due fratelli, soltanto con mamma e papà ma lui non voleva essere piccolo anzi, voleva essere grande e autonomo.

“Se non ci fossero più quelle orribili lettere dispettose che mi confondono, allora sì che la mia vita sarebbe perfetta. - pensò. Vorrei che sparissero dalla faccia della terra!”

Ai suoi occhi, la M diventava una N e la B s’invertiva con la P, per non parlare della T che litigava sempre con la D o la H, la grande sconosciuta. Non riusciva neppure a ricordarsi i mesi dell’anno o le tabelline; gli sembrava che quei numeri si divertissero a prenderlo in giro... sette, quattordici, ventuno, ventotto... sei un asino cotto.

Ormai era guerra dichiarata, da una parte della barricata c’erano i numeri e le lettere pronti ad attaccarlo, in qualsiasi momento e, dall’altra parte, c’era lui solo e indifeso, senza armi per combattere.

Quando leggeva, aveva l’impressione che le righe si muovessero e così le lettere e i numeri cominciavano a ballare sul foglio, i suoi occhietti furbi e intelligenti, gli dicevano di andare a destra ma la sua mano andava a sinistra e allora gli prendeva un’ansia terribile di sbagliare e di essere sgridato e si arrabbiava così tanto che gli sembrava di avere nella pancia un vulcano pronto ad eruttare da un momento all’altro, uno di quei vulcani inattivi per secoli che, all’improvviso senza nessun segnale, scagliano fuori lava e lapilli.

Leggere e scrivere, per Leonardo, era come scalare la vetta più alta del mondo, ma lui non era un bravo alpinista e non era attrezzato per affrontare le rocce.

“Non voglio più andare a scuola, basta! Quando leggo spreco solo un sacco di energie, commetto errori su errori e non imparo niente.”- urlò.

Si sdraiò di nuovo sul suo letto blu e arancione, mise la testa sotto il cuscino e si riaddormentò. Quando si svegliò, erano quasi le due del pomeriggio e alle tre sarebbe dovuto essere al campo di calcio per una partita importante. Mangiò qualcosa di veloce, prese il borsone e uscì.

Era piuttosto bravo come calciatore e il suo allenatore lo aveva appena nominato capitano della squadra. Almeno lì, non doveva leggere, né scrivere e, ogni volta che toccava la palla, immaginava di tirare calci ai numeri e alle lettere. Ah, che soddisfazione! Fece un goal dopo l’altro.

La sera, tornò a casa felice e soddisfatto, salì in mansarda e uscì fuori, sul terrazzo della sua grande casa azzurra. Il suo viso fu schiaffeggiato dal freddo pungente dell’inverno. Direzionò il telescopio per vedere meglio le stelle che brillavano in cielo quando, davanti ai suoi occhi, apparve una stella cometa. Era bellissima, fatta di polvere e di ghiaccio. Il cuore cominciò a battere forte per l’emozione.

Leo era un appassionato di stelle e gli sarebbe piaciuto diventare un astronomo sempre che, quel disturbo che gli avevano detto di avere, glielo avesse permesso.

“La tua Leonardo è una difficoltà a leggere e scrivere e a fare i calcoli.”- gli avevano detto. Avevano chiamato quelle difficoltà in modo strano...dis qualcosa, ma Leo proprio non riusciva a ricordare quei nomi che sembravano parolacce.

Guardò ancora la stella cometa poi, andò a dormire.


Il giorno dopo, si alzò di nuovo presto e come sempre fece colazione con una tazza di latte fresco e corn-flakes ma, invece di andare a scuola, si avventurò nei boschi con la sua cagnolina Asia.

“Tanto non m’interessa la scuola, che io sia assente o presente cosa cambia?” - continuava a ripetere a se stesso mentre Asia camminava fiera e sicura di sè accanto al suo piccolo amico.

La giornata era bella anche se fredda e invitava a passeggiare. Camminarono per ore senza nemmeno accorgersi del tempo che passava, finchè si ritrovarono in una radura. Ad un tratto, sentirono dei suoni strani, sembrava che qualcuno stesse piangendo. Davanti a loro, si presentò una scena sconvolgente, un treno era deragliato e tutti i vagoni erano precipitati in un burrone.

Certo che era strano trovare un treno lì, non aveva mai fatto caso che ci fossero dei binari eppure non era la prima volta che andava in quei boschi. Leo corse veloce giù nel precipizio, per cercare di soccorrere coloro che si trovavano a bordo del treno. Non c’era tempo da perdere, ogni minuto era prezioso. Asia lo precedeva, ansimava e abbaiava ed era più spaventata di lui. Uno dei vagoni era rimasto schiacciato contro una roccia.

“C’è qualcuno?” - gridò Leonardo.

“Sono qui, aiutatemi!”

Leo entrò nel vagone e rimase scioccato quando, davanti a sé, vide una lettera, la B che Balbettava e piangeva. Era Bella, sembrava una Bambola di porcellana, aveva un Bernoccolo in testa per la caduta ed era Bianca come un lenzuolo per la paura.

“Stai tranquilla, non ti agitare, andrà tutto Bene.” - la confortò Leonardo.

“E’ stato terribile, il nostro treno con tutti i vagoni delle lettere è deragliato per una frana e noi...ah che disastro, ma come stanno le altre?”

“Non lo so, sei la prima che trovo, ti aiuto a uscire di qua e poi vado a cercarle.”

“Devi trovarle, per favore, noi siamo tante ma non possiamo fare a meno una dell’altra.”

“Sì, lo so.”- rispose Leonardo.

Mise la B in salvo su una distesa d’erba e cominciò a chiamare:

“Lettera A dove sei? Lettera M, lettera N fatevi sentire!”

“Sono io la A, mi stavi forse cercando?” - il vagone della A era finito proprio accanto a quello della B.

“Oh sì, per fortuna ti ho trovata.” - le disse.

“Avete sempre tutti bisogno di me!” - rispose la A, Arrogante e Altezzosa, si sentiva la numero uno perché era la capotreno.

“Vedo che stai bene, lettera A, allora andrò a cercare le altre!”

“Chiamami Alfa lo preferisco, è il mio nome greco ed è così regale.”

“Come vuoi.” - le disse Leonardo mentre qualcuno sibilava alle sue spalle.

Sssssssss.

Asia cominciò a saltellare e a guaire, digrignò i denti e abbaiò forte.

Il Sibilo si faceva sempre più insistente.

Leonardo pensò che fosse un Serpente, era immobilizzato, non Sapeva come fare a Scappare poi, quella cosa si mise a Strisciare tra le sue gambe e... Sbucò la lettera S.

Leo tirò un Sospiro di Sollievo.

“Che piacere vederti!”- le disse.

“Sì, anche a me. Dove Siamo, cos’è Successo?”

“Non ricordi? Il vostro treno è deragliato.”

“Io Stavo parlando con la T quando abbiamo Sentito un boato fortissimo. Ma dov’è adesso la T?”

“E’ qui con me!” - esclamò la F da dietro un cespuglio.

“Ma perché non arriva anche la T?” - chiese la B che, dopo il tremendo spavento, si stava rilassando, sdraiata sull’erba.

“Lo sapete che lei è Timida, lasciatela Tranquilla, sta bene.” - disse ancora la F.

“Vieni fuori T, e basta con queste scene!” - la rimproverò Alfa.

Lei sbucò quatta, quatta come un gatto, rossa dalla vergogna e si avvicinò alla S.

“Dobbiamo cercare anche le altre, ne mancano ancora tante.” - si preoccupò Leonardo.

“Arriviamo!” - giunsero, cantando, la J, la K, la X, la W e la Y, le lettere straniere.

C’era anche la H che cominciò a parlare senza mai prender fiato.

Non riusciva a smettere di dire la sua su quello che era successo:

“L’Ho detto alla A di non passare di qui, è una strada troppo scoscesa e ci sono tutte quelle pietre ma lei no, deve sempre fare di testa sua! AH, non posso pensare al pericolo che abbiamo corso.”

“Ma, non dovrebbe essere muta?” - bisbigliò Leonardo ad Asia, sorridendo.

“Inizia a fare Buio. - disse la B. - E mancano ancora troppe sorelle all’appello. Dobbiamo cercarle prima che sia troppo tardi.”

Ripresero a perlustrare il territorio, cercando di sfruttare la poca luce rimasta.

“Lettere, dove siete?” - gridava Leonardo.

“Sorelle, rispondete!”

“Venite qua, sono intrappolata, aiutatemi per favore!” - sentirono urlare.

Era la lettera V. Il colpo Violento subito dal treno, l’aveva scagliata dentro un cunicolo, Asia la prese e la trascinò fuori.

“Che bello Vedervi, mi siete mancate! Se non foste arrivati Voi, avrei fatto una brutta fine, qualche animale famelico mi avrebbe di certo mangiata! Ho bisogno di acqua, ho sete e devo rinfrescarmi.”

Leonardo si ricordò che nelle Vicinanze c’era un laghetto, allora prese in spalle la V e si diressero tutti alla fonte d’acqua.

Che felicità quando videro la L, sdraiata in riva al Lago. Era ferita e sanguinava ma stava bene. Leo cercò di medicarle le ferite mentre Asia la Leccava.

“Come ti chiami mio salvatore?”

“Leonardo.”

“Ma hai la mia Lettera come iniziale! Il tuo nome nasconde in sé un animale forte e fiero, il re della foresta. Scommetto che anche tu sei un re.”

“Non proprio.”- rispose Leo.

“Ma le altre tue lettere, la N, la R, la D e le indispensabili vocali, le avete trovate? Perché altrimenti sarà una tragedia, come farai a scrivere il tuo nome, a leggerlo o ascoltarlo? E’ bello ascoltare le parole e il loro suono...”

“ Ci sono anch’io! - gridò la D che si era sentita chiamare in causa. Ahi, che Dolore ho sbattuto la pancia!”

“La pancia?” - ironizzò la A - semmai vorrai dire il pancione!”

“Smettila Alfa di prenderla sempre in giro, lo Sai che D non riesce a fare a meno di mangiare.”- disse la S.

“Brrr!”- tremante e infreddolita, fece la sua apparizione anche la R.

“Dov’eri finita?”- chiesero le sue sorelle.

“Non Ricordo, forse ero in una grotta, faceva tanto freddo e c’era un Ramarro verde che mi guardava.”- rispose con la sua inconfondibile erre moscia.

“Forza ragazze! - ordinò Alfa. Rimettiamoci in ordine e facciamo l’appello!”


A B D F H J K L R S T V X Y W... presenti.

“Speravo fossimo di più! Ormai è notte, riposiamo e domani mattina continueremo a cercare le nostre sorelle.”

Il giorno dopo, all’alba erano già tutte sveglie. Erano agitate, anche se cercavano di non darlo a vedere. A volte, litigavano ma non era mai successo che si separassero.

Ognuna aveva un carattere diverso dalle altre o meglio, aveva una ‘Caratteristica’ come aveva confidato la lettera C a Leonardo.

La C era sopraggiunta durante la notte, accompagnata da una Civetta che l’aveva soccorsa e guidata.

“Vedi amico mio, noi tutti abbiamo una Caratteristica. La Caratteristica è qualcosa che ci rende unici e, in qualche modo, originali. La A sembra altera e arrogante ma è sempre in Ansia per noi, ha una grande responsabilità, deve proteggerci perché è la primogenita della nostra grande famiglia.

La H è una grande chiacchierina, te ne sarai accorto! Non riesce a fare a meno di parlare ma, all’occorrenza, sa anche ascoltare. La B balbetta sempre quando è agitata e la T non riesce a sconfiggere la sua timidezza. Siamo fatte così e nessuna di noi vorrebbe essere diversa da quella che è. Ma, dove saranno le lettere ancora disperse? Sono molto preoccupata. Solo tu puoi aiutarci a ritrovarle. Guai se non fossi arrivato! Sei un ragazzino Coraggioso e ti saremo sempre riconoscenti per quello che stai facendo per noi!”

“Ma io non sono Coraggioso anzi, non valgo niente e ho sempre mille paure soprattutto di voi lettere perché non sono Capace a leggere e scrivere.”- disse Leonardo.

“Non è che tu non sia Capace, è che ANCORA non lo sai fare bene - riprese a parlare la lettera C - ma imparerai, è solo questione di tempo e di pazienza e, a volte, servono le Alternative. Se la strada che percorriamo è troppo difficile, dobbiamo prenderne un’altra. Mi dispiace tanto se io e le mie sorelle ti abbiamo spaventato, non era nostra intenzione farti del male.”

Leonardo avrebbe riunito tutte le lettere, non poteva permettere che il mondo perdesse l’alfabeto, era un bene inestimabile.

Tornò di nuovo vicino ai binari poi, in fondo al precipizio e di nuovo nel bosco, questa volta però, accompagnato solo dal suo fedele cane.

Dopo lunghe ore di cammino, finalmente, nascosta dietro un grande albero, Asia trovò la lettera P.

“Chi siete? Ho Paura, non avvicinatevi!”

“Siamo amici delle tue sorelle e sono loro che ci hanno mandati a cercarti. Non temere.”

“Come faccio a sapere che mi state dicendo la verità?”

Leonardo illustrò alla P la ‘caratteristica’ di ogni lettera che aveva già messo in salvo.

“Sì, è vero T è la più timida - esclamò la P che aveva capito di potersi fidare di quel bambino biondo come il grano e di quel cane dolce e protettivo - e la R, come mi manca la sua erre moscia!

Davvero anche Alfa è preoccupata? Lei non perde mai il controllo ed è la più forte di tutte noi.”

“Ti riporteremo da loro ma purtroppo ne mancano ancora tante. - le disse Leonardo. Pensi di sapere dove possano essere?”

“Credo che siano state rapite. Io mi sono rifugiata dietro questo albero quando è arrivato quello strano animale che le ha portate via.”

“Ma è terribile! - esclamò Leonardo. Ti ricordi chi c’era tra loro?”

“Sì: la I e la Z, sono inseparabili, non si muovono quasi mai una senza l’altra poi, ho sentito la voce squillante della U, è inconfondibile, lei non parla, Urla! Infine sono Quasi convinta che ci potesse essere anche la Q perché non sa stare senza la U.”

Intanto, era sopraggiunto il buio. La lettera P aveva visto le sue sorelle andare verso Nord. Allora Leonardo cercò la stella polare che indica il Nord, per essere sicuro di non sbagliare strada. S’incamminarono e, giunti al Nord, in lontananza notarono una capanna di legno. Attraverso un vetro sporco e ricoperto di ragnatele, videro le nove lettere assenti. Erano tutte lì dentro, legate ed imbavagliate. La E stava piangendo.

“E’ così Emotiva!” - disse la P con la lacrimuccia che le scendeva lungo la gambetta.

La I e la Z erano abbracciate e la Q e la U cercavano di aiutarsi a vicenda a togliere i lacci. Quello strano animale di cui aveva parlato la P, in quel momento, non c’era. Era l’occasione giusta per liberare le lettere prigioniere.

Leonardo bussò sul vetro per attirare la loro attenzione. La O fu l’unica ad accorgersene. Era spaventata, farfugliò qualcosa alle altre e diciotto occhietti si misero a fissare Leonardo.

Intanto Asia, su ordine del suo piccolo amico, continuava a scavare sotto la porta per entrare nella capanna finchè, fu dentro.

La G si mise sulla difensiva ma quando vide arrivare anche la sorella P si rasserenò. Loro due non sempre andavano d’accordo perché G era molto Gelosa della P, ma in quel momento, fu così felice di vederla che promise a se stessa che avrebbe sconfitto la sua assurda gelosia. Leonardo si avvicinò alle lettere e tolse loro il bavaglio e i lacci.

“Grazie!”- gridarono tutte insieme.

La M e la N (Leonardo le confondeva sempre e non riusciva mai a ricordare quale avesse due gambette) gli sorrisero. Fecero appena in tempo a scappare prima che arrivasse il mostro del bosco. Lo videro da lontano, canticchiava e fischiettava assaporando già il lauto pasto. Leonardo riportò le lettere dalle loro sorelle. Si sarebbero ricomposte in fretta, erano brave a farlo.

“Sei il nostro eroe!”- lo accolsero entusiaste.

La C gli andò incontro e gli sussurrò all’orecchio: “Sei davvero un ragazzo in gamba. Non ci sono parole per ringraziarti.”

“Rimettetevi in ordine! - ordinò la A. Dobbiamo riprendere il viaggio.”

Si misero tutti al lavoro. Ogni vagone fu riagganciato agli altri e, quando tutto fu pronto la locomotiva con a bordo la lettera Alfa cominciò a fischiare. Prima di ripartire, ogni lettera andò a salutare Leonardo e Asia.

La B Balbettò, la S Sibilò, la P Pianse, la I s’Inchinò ma quella che lasciò tutti di sorpresa fu A che li Abbracciò.

Il treno ripartì per nuove avventure. Anche Asia e Leonardo presero la via del ritorno. Durante il cammino verso casa, incontrarono una formica che trasportava un carico enorme di briciole di pane. Si fermò a guardarli e, prima di entrare nella sua tana, esclamò ad alta voce: “Ero sicura che sarei riuscita a far perdere le mie tracce a quei terribili insetti giganti, non bisogna mai darsi per vinti.”

Leonardo tornò a casa e salì in terrazza ad osservare di nuovo le stelle.

Ripensò alle parole della lettera C: “Non è che tu non sia Capace, è che ANCORA non lo sai fare bene ma imparerai, è solo questione di tempo e pazienza e, a volte, servono le Alternative. Se la strada che percorriamo è troppo difficile, dobbiamo prenderne un’altra.”

Ripensò anche alle caratteristiche delle lettere. Anche lui aveva qualche caratteristica; di sicuro era Timido come la T e capitava che Balbettasse come la B o avesse Paura come la P.

“Forse, - pensò - anche quelle strane parole che non ricordo mai...dis qualcosa, sì insomma le parolacce, sono una mia caratteristica.”

 


copyright © Educare.it - Anno XVII, N. 05, Maggio 2017