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Nonostante gestisca un laboratorio di psicologia e neuroscienze alla Stanford University, in California, Anthony Wagner non ha mai posseduto uno smartphone. Ha comprato il suo primo telefono cellulare l'anno scorso, ma solo per essere raggiungibile da sua moglie.
Questo comporta svantaggi e vantaggi: Wagner non ha accesso costante all'informazione e si perde molto più spesso rispetto a chi usa il Gps. Tuttavia, quando osserva i suoi figli fare ginnastica o andare sullo skateboard, non avverte il bisogno di controllare Twitter o la sua email personale.
Wagner e colleghi hanno mostrato che il cosiddetto multitasking – dedicarsi a più attività contemporaneamente – non solo opprime le nostre menti, ma riduce la capacità di ricordare gli eventi delle nostre vite. Ma c'è ancora speranza: quando si parla di multitasking si studiano in realtà memoria e attenzione, che posso essere entrambe mantenute in allenamento.
Numerose ricerche hanno evidenziato che i videogiochi producono un aumento dello stress, sia dell’eustress (stress positivo, che incentiva, migliorandole, le capacità di coping dell’individuo) che del distress (stress negativo). Il distress a lungo andare produce effetti negativi sul sistema cardiovascolare, metabolico ed immunitario. Infatti, sembra che alti livelli di distress nel corso del tempo (stress cronico) siano correlati con l’insorgenza di malattie coronariche (infarto del miocardio), ipertensione arteriosa, malattie autoimmunitarie e diabete.
Dopo secoli di considerazioni sui neonati e il loro sviluppo mentale, la ricerca sullo sviluppo cognitivo ha dimostrato l’esistenza di notevoli capacità cognitive nei bambini, già nei primi mesi di vita. Grazie a tecniche di brain imaging non invasive è stato possibile comprovare con dati sperimentali l’esistenza di tali capacità cognitive nei bambini. Dopo aver descritto le prime capacità cognitive nei settori del linguaggio e del numero, sono stati passati in rassegna i risultati recenti che sottolineano la forte continuità tra i neonati umani e gli adulti per quanto concerne l’architettura neuronale, partendo già dalle prime particolari asimmetrie emisferiche e il coinvolgimento delle aree frontali.
Le funzioni esecutive comprendono una serie di capacità che svolgono un ruolo chiave nel dirigere i comportamenti, le emozioni e i pensieri. Le funzioni esecutive sono importanti per l’adattamento alle nuove situazioni, che richiedono una certa dose di flessibilità. Esse comprendono tre capacità, ovvero l’inibizione o controllo inibitorio, la memoria di lavoro e la flessibilità cognitiva. L’inibizione consente di focalizzare la propria attenzione su di un elemento, eliminando tutti gli altri stimoli che fungono da distrattori. La memoria di lavoro è quella capacità che consente di ricordare per un breve periodo tutte le informazioni che sono necessarie a svolgere un compito. La flessibilità di risposta cognitiva è quella abilità che permette di cambiare i propri pensieri e comportamenti in base alle sollecitazioni dell’ambiente.
Una delle voci più importanti che il bambino ascolta fin dai primi giorni di vita è quella della madre. L’ascolto di tale voce riveste un notevole ruolo per la sua crescita. Il piccolo diventa sensibile ad essa già nella vita intrauterina, tant’è che fin dalle prime settimane di vita è in grado di riconoscerla e distinguerla da quella degli estranei. Numerose ricerche hanno evidenziato che l’ascolto della voce della madre ha un effetto calmante sul piccolo, cosa che è dimostrata dalla diminuzione della concentrazione nel sangue di cortisolo, che è l’ormone dello stress.
Uno studio recente, effettuato dai ricercatori della Scuola di Medicina della Stanford University della California, ha voluto indagare quali circuiti nervosi sono attivati nel cervello dell’infante quando ascolta la voce della madre.
Una delle attività che i bambini fin da piccoli fanno è quella di scendere/saltare da una certa altezza. Infatti, si lanciano giù da una sedia, dopo essere saliti su di essa, o scendono da uno scivolo, dopo che sono arrivati sulla sommità di esso. In queste operazioni si nota una diversità fra i piccoli. In pratica, ci sono alcuni che sono più coraggiosi e scendono facilmente, altri appaiono più timorosi e, quindi, arretrano di fronte al vuoto.
Gli esseri umani vivono la vita immersi in contesti sociali, per cui la loro quotidianità è fatta di continue interazioni sociali. Perché una relazione sociale sia proficua, è necessario che ciascuna persona conosca i propri pensieri e quelli dei partner sociali con cui entra in relazione. A questo riguardo, si parla di Teoria della Mente per indicare questo tipo di processualità. In pratica, ogni individuo finalizza i suoi comportamenti al raggiungimento di uno scopo, che può essere simbolico o materiale. Le condotte individuali tese al raggiungimento di un obiettivo devono essere sostenute e dirette da uno stato mentale, ossia da una serie di pensieri. Ciò costituisce il paradigma di fondo della Teoria della Mente. Grazie a questo costrutto ogni individuo, che osserva il comportamento altrui, è cosciente che tale condotta è alimentata da uno stato mentale, ovvero da una serie di pensieri che dirigono l’agire dell’altro. In altri termini, attraverso la Teoria della Mente ognuno attribuisce all’altro uno stato mentale capace di indirizzare i suoi comportamenti.
Leggere un buon libro porta con sé una serie infinita di vantaggi mentali: genera empatia, riduce lo stress, previene l’ansia, concilia il sonno. Leggendo impariamo parole nuove, nuove espressioni, conosciamo fatti e accadimenti, colleghiamo aneddoti e fasi della nostra vita. Leggendo si apre un mondo davanti a noi, si dispiegano prospettive e visioni sconosciute, si vola alto e si torna coi piedi a terra, saldati molto più di prima. E poi, secondo le neuroscienze, leggere non solo riempie il nostro cervello di informazioni, ma lo fa anche funzionare meglio.
Il sonno è un’attività fisiologica estremamente importante per l’essere umano. Solitamente ogni persona passa un terzo della sua vita a dormire e il sonno viene considerato un fattore importante per la sopravvivenza. Infatti, esso svolge un ruolo insostituibile per il mantenimento sia della salute fisica che di quella mentale. Perché il sonno possa produrre i suoi vantaggi è necessario che siano rispettati alcuni parametri, relativi alla qualità, alla quantità e al ritmo di esso. Un ruolo importante sulla qualità e quantità del sonno viene svolto dagli eventi stressanti.
Poche ore dopo la nascita i neonati sono in grado di riconoscere i volti. Lo rivela una ricerca italiana pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences. Lo studio, condotto da un gruppo del CIMeC dell’Università di Trento, in collaborazione con i reparti di Pediatria e di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, di dimostrato che l’area cerebrale che sovraintende a questo riconoscimento (si tratta di un circuito specializzato della corteccia cerebrale) è sostanzialmente la stessa di quella degli adulti.
Lo schema di connessioni cerebrali è unico per ognuno di noi, e potrebbe quindi essere usato per identificare una persona come si fa con le impronte digitali. Lo hanno stabilito Emily Finn e colleghi della Yale University di New Haven, nel Connecticut, in uno studio descritto sulla rivista “Nature Neuroscience”, sulla base di scansioni di risonanza magnetica funzionale, scoprendo inoltre che i profili di connettività sono correlati alle capacità intellettive individuali.

Esiste un legame tra il marketing degli alcolici veicolato attraverso personaggi famosi ed i loro consumi? A questa domanda, rilevante da molti punti di vista, risponde uno studio pubblicato sulla rivista online BMJ Open.
Lo studio riassume gli esiti di un lavoro di ricerca-azione interdisciplinare durato cinque anni con bambini e adolescenti con adhd, che ha coinvolto complessivamente circa un centinaio di soggetti, alcuni dei quali sono stati monitorati nel corso del loro sviluppo. I risultati della ricerca e le evidenze raccolte dalla letteratura mostrano in modo promettente i benefici dell’attività motoria, sia da un punto di vista genetico e per lo sviluppo delle funzioni esecutive, sia per la riduzione della sintomatologia che per la crescita complessiva della persona. L’articolo si completa con una rassegna degli sport adatti ai diversi bisogni di bambini, ragazzi ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
La passione che il cervello umano ha per i rituali, complesse sequenze di azioni apparentemente senza senso che si ritrovano in ogni cultura. Perché li seguiamo, incuranti di ogni logica? Secondo Cristine Legare, psicologa dell'Università del Texas ad Austin, i rituali «aiutano a definirci come gruppo, riflettono i valori di un gruppo e dimostrano l'attaccamento comune al gruppo». Per un animale sociale come l'uomo, sentirsi parte di una "famiglia" più grande è indispensabile: ecco perché siamo nati con la propensione a seguirli.
Nel cervello umano alcuni neuroni viaggiano verso la loro destinazione finale anche dopo la nascita. In particolare i neuroscienziati della University of California a San Francisco hanno scoperto che una popolazione di neuroni di tipo inibitorio migrano verso il lobo frontale anche nei primi mesi di vita. Il fenomeno è stato osservato per la prima volta e i risultati dello studio hanno meritato la pubblicazione su Science.
Una manifestazione emotiva che caratterizza l’uomo è il pianto. Esso compare precocemente nelle prime fasi della vita e accompagna l’individuo nel corso della sua esistenza. Chiaramente si nota una differenza nella frequenza del pianto fra bambini e adulti. Una certa variabilità si osserva anche fra gli adulti, ovvero ci sono persone che piangono più facilmente rispetto ad altre che lo fanno più raramente.
La dicotomia fra corpo e mente è da ascriversi alla filosofia di Cartesio. Secondo le teorizzazioni del filosofo francese, ogni uomo possiede due entità separate con differenti funzioni, ovvero il corpo che presiede al movimento e la mente che ha la funzione di pensare e di imparare. Questa ideologia dicotomica ha influenzato i sistemi di istruzione nell’ambito della cultura occidentale. Tutto ciò si riflette nella quotidianità scolastica: durante lo svolgimento delle lezioni, gli alunni devono obbligatoriamente restare seduti. In altre parole, mentre la mente è impegnata a lavorare, il corpo svolge una funzione passiva, quasi di asservimento e di non disturbo al lavoro della mente.
Secondo una ricerca condotta dai ricercatori di neuroscienze cognitive dell'Università di Lund, il cervello umano sarebbe è "programmato" in modo da apprendere di più dalle persone che ci piacciono e meno da quelle che non sentiamo affini.
Pur essendo un campo di ricerca relativamente giovane, gli studi sull’apprendimento musicale negli ultimi anni si stanno indirizzando verso la ricerca delle correlazioni fra musica e lo sviluppo di abilità cognitive, con lo scopo di un ripensamento e di una valorizzazione dell’educazione musicale. L’obiettivo di questo articolo è fare il punto sullo status quaestionis delle ricerche sul tema.
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