- Scritto da Bruno Lorenzo Castrovinci
- Categoria: Scuola e dintorni
Il linguaggio simbolico della valutazione
Valutare, esprimere un giudizio, dare valore: azioni che, nella loro apparente semplicità, possiedono una forza straordinaria, capace di ispirare o abbattere, di alimentare il coraggio o di annientarlo. La valutazione può diventare il motore di un percorso di crescita o il freno che conduce a rinunce dolorose, persino a decisioni estreme, lasciando tracce indelebili nel percorso esistenziale e nell'identità di chi la riceve. Segni che affondano nell’essenza stessa dell’individuo, tanto da rendere arduo il ritrovare chi si è smarrito, chi ha visto sfumare il proprio centro, quell’io che donava pienezza e gioia al vivere quotidiano. In questa cornice, la valutazione scolastica, lungi dall'essere un semplice strumento tecnico, si rivela una pratica profondamente radicata nei meccanismi simbolici e culturali che governano il rapporto tra apprendimento e società.

Ogni insegnante sa che i bambini che lo preoccupano per qualche forma di difficoltà sono in numero maggiore di quelli certificati dall’Azienda Sanitaria. Accanto ad alunni con patologie nell’apprendimento e nello sviluppo ve ne sono altri che hanno “soltanto” un apprendimento difficile e rallentato, o che mostrano difficoltà comportamentali e nelle relazioni, o che presentano difficoltà di origine familiare, sociale ed economica. Inoltre, in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente il numero dei bambini che provengono da ambiti culturali e linguistici anche molto diversi. In ogni scuola ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.
Partendo dalla necessità di un approccio integrato allo sviluppo sostenibile, che comprenda le dimensioni economiche, sociali e ambientali, l'articolo esamina l'importanza di una educazione che si estenda per tutta la vita. Si analizzano, inoltre, le sfide che le istituzioni scolastiche si trovano ad affrontare e il ruolo che il coordinatore pedagogico potrebbe avere in tale contesto di complessità.
L'articolo affronta una delle tematiche più discusse in ambito scolastico: il riconoscimento formale del middle-management. L'obiettivo è di proporre la costruzione di un vero e proprio comparto nel settore scolastico dedicato alle figure intermedie tra la direzione dell'istituto e il corpo docente, prevedendone la presenza all’interno del CCNL. Dopo aver illustrato l'evoluzione dei ruoli e i contributi offerti da numerosi studiosi, con un focus sulla distribuzione della leadership, viene proposto lo sviluppo di un’articolazione del middle-management, secondo un modello già in uso in Inghilterra.