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La nascita psicologica del bambino nel pensiero di M. Mahler

Intorno agli anni '30 Margaret Mahler incominciò alcuni studi sullo sviluppo infantile, focalizzandosi sui bambini con psicosi.
I bambini con disturbo psicotico secondo M. Mahler non riescono a vedere l'oggetto umano nel mondo esterno e sono impossibilitati di interagire con esso. Il fatto di non riuscire a vedere l'oggetto umano nel mondo esterno sarebbe un'esemplificazione della sindrome autistica, mentre l'incapacità di interazione con un essere umano, se non a patto di vederlo come una parte inscindibile di sé, definisce la patologia simbiotica.

Verso il 1949 M. Mahler cominciò a pensare che le sindromi simil-schizofreniche infantili fossero in origine autistiche o simbiotiche.
Col suo gruppo di ricerca la Mahler sosteneva l'esistenza di un'origine comune della condizione umana e di conseguenza di un processo obbligato di separazione/individuazione nello sviluppo normale. In base a questo presupposto era maturata la credenza che le radici della psicosi infantile fossero situabili intorno all'anno e mezzo/2 anni circa del bimbo, periodo che coincide con la fase di separazione/individuazione.

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Esperienza e educazione nel pensiero di John Dewey

La produzione di John Dewey presenta una ricchezza di contenuti e direzioni difficilmente rinvenibili in altri pensieri del Novecento, trovando posto contributi che spaziano dalla filosofia alla psicologia, dalla pedagogia alla logica, dalla politica alla sociologia.
Si tratta, ed è bene sottolinearlo, di un disegno unitario che attraversa un lungo arco di tempo: dagli ultimi due decenni dell’Ottocento fino alla metà del Novecento.

Dewey, riflettendo sull'ampiezza e sul significato del proprio lavoro, cercò di individuare un nucleo concettuale che lo qualificasse, arrivando sempre a determinarlo nell’indagine intorno all’educazione e rifiutando di ritenere vera conoscenza quella che non avesse un’implicazione relativa all’agire umano.
Il processo educativo acquisisce, in tal modo, una funzione regolativa, vagliando ogni forma di pensiero secondo la possibilità di coniugare attività teorica e pratica, allontanando al contempo categorie interpretative prive di ogni funzione esplicativa.

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E' ancora attuale il pensiero di Jean Piaget?

Jean Piaget, nato nel 1896 e morto nel 1980, ha studiato per tutta la sua vita lo sviluppo della intelligenza e quindi lo sviluppo cognitivo del bambino dalla nascita fino ad arrivare alla maturità, dando inizio alla psicologia dello sviluppo di marca cognitivista.
In verità già Freud aveva parlato di “fasi” nello sviluppo del bambino: la fase orale, la fase anale e la fase fallica fino ad arrivare alla maturità genitale. Merito del fondatore della psicoanalisi è stata quello di rivelare la sessualità del bambino fino ad allora ignorata (il bambino è definito un “perverso poliformo”).

La sua teoria della sessualità ci aiuta a spiegare i rapporti all’interno della famiglia, per esempio la famosa triangolarità edipica padre-madre-bambino, anche se alcuni studiosi ritengono che, mutando oggi la situazione sociale e familiare con il decadimento del ruolo del padre, sia mutato lo stesso complesso di Edipo.
Piaget, invece, parte dallo studio di come si sviluppa l’intelligenza descrivendo quattro “stadi” principali. La sua teoria ci aiuta a capire come si sviluppano le operazioni cognitive del bambini fino ad arrivare al pensiero ipotetico-deduttivo che è considerato il punto d’arrivo della maturità.

In questo saggio cercherò di descrivere prima il pensiero di Piaget, la sua teoria degli stadi, poi le principali critiche che gli sono state mosse e infine spiegherò perché Jean Piaget è ancora attuale, nonostante i limiti individuati.

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