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Stress neonatale da separazione
Strano animale, l’uomo. È quello che, più di tutti, ha perso la sua connessione con la Natura. Eppure ne è parte imprescindibile, checché creda di poterne fare a meno. E una delle tante forme di allontanamento dalla natura, per esempio, è quella che fa dell’essere umano l’unico mammifero che separa madri e figli poco dopo il parto.
Questa pratica, tutta scientifica ma poco naturale, è stata oggetto di uno studio pubblicato su Biological Psychiatry e condotto dai ricercatori dell’Università di Città del Capo (Sud Africa).
Il dottor Barak E. Morgan e colleghi, hanno condotto la loro ricerca partendo dal presupposto che in occidente è una pratica standard in ambiente ospedaliero quella di separare madri e neonati. La separazione non avviene solo nel caso di neonati prematuri o con problemi medici, ma anche con quelli sani, i quali sono posti nelle culle e messi a “riposare” per diverso tempo in un’altra sala.
Vista la pratica, gli scienziati hanno voluto capire se questa potesse avere qualche impatto sul neonato – dato che nessuno si è mai posto la domanda.
Il team di ricercatori ha misurato la variabilità della frequenza cardiaca nei neonati con 2 giorni di vita durante il sonno in periodi di un’ora ciascuno. La prima misura è stata presa durante il sonno a contatto con il corpo della madre; la seconda durante il sonno da soli in una culla accanto al letto della madre.
I risultati dell’analisi ha mostrato come durante la separazione dalla mamma l’attività autonomica neonatale fosse del 176 per cento più alta e il sonno tranquillo fosse più basso dell’86 per cento, rispetto a quanto il bambino poteva dormire a contatto con la mamma.
«Questo documento mette in evidenza il profondo impatto della separazione della madre sul bambino – commenta il dottor John Krystal, direttore di Biological Psychiatry – Sapevamo che questo era stressante, ma questo studio suggerisce che questo è un importante fattore fisiologico di stress per il neonato».
È chiaro che non sempre è possibile per il neonato restare accanto alla mamma per tutto il tempo: è il caso del ricorso all’incubatrice o altri fattori medici. Tuttavia, spesso, si separa mamma e piccolo anche quando non sarebbe necessario.
«[…] I nostri risultati sono un primo passo per capire esattamente il motivo per cui un bambino sta meglio quando è allattato avendo contatto con il corpo della madre, rispetto alla cura in incubatrice», ha spiegato Barak Morgan.
Ulteriori a approfonditi studi saranno utili per comprendere appieno gli effetti – anche a livello neurologico – a breve e lungo termine della separazione del neonato dalla madre.
Questo, dicono gli scienziati, servirà a far sì che la sfida per il futuro sia quella di introdurre il contatto “pelle a pelle” tra madre e figlio come trattamento di routine negli ospedali.
La notizia non sorprende la rete italiana degli Ospedali amici dei bambini, dove queste pratiche sono ormai consolidate.
Fonte: La Stampa, 03/11/2011

