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L'immenso oceano della professione dell'educatrice

imgVivo in un piccolo paese di campagna della provincia di Pisa, nella meravigliosa Toscana, mi sono laureata lo scorso aprile in Scienze dell’infanzia, corso di laurea all’interno della facoltà di Scienze della formazione, a Firenze e da un anno sto svolgendo un tirocinio all’interno di un servizio educativo per la prima infanzia. Non potrei desiderare di più.

Il fatto è che già prima di laurearmi ma ancora più da quando mi sono trovata a contatto con il mondo del lavoro, quel lavoro che tanto ho desiderato, per cui tanto mi sono impegnata affinché potessi svolgerlo, mi sono ritrovata spesso a contatto con domande e luoghi comuni come: “ma questo lavoro te lo sei scelto?”, “eh facile passare le giornate con i bambini!”, “in pratica badi i bambini?”, “ah fai Scienze dell’infanzia, è facile come facoltà so, poi vai a lavorare nei nidi e basta no?”. Le solite frasi e domande, che per me, passatemi il termine, sono stupide. Spesso si incombe nel binomio EDUCATORE/EDUCATRICE= BABYSITTER. Dispiace far crollare questo mito e questa forte convinzione in molte persone ma in realtà il mio lavoro è tutt’altro e va ben oltre il “badare i bambini”.

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I 24 CFU per il concorso docenti e l’impegno di ICOTEA

educare aprile 18ICOTEA è un Istituto Formativo riconosciuto dal Miur tra i soggetti qualificati per la formazione del personale della scuola. Tra i Master ICOTEA destinati al settore scolastico, ce ne sono quattro che consentono agli studenti di ottenere, alla fine del percorso formativo, due attestazioni: una rilasciata da Icotea, da cui derivano 3 punti per l’aggiornamento delle graduatorie scolastiche, e l’altra emessa dall’Università telematica eCampus, che predispone e valida gli esami previsti e certifica i 24 CFU utili per il Concorso docenti, prescritti dalle norme come obbligatori, a prescindere dal tipo di laurea magistrale di cui si è in possesso, e riferiti alla psicologia, alla pedagogia, all’antropologia ed alle metodologie e tecnologie didattiche.

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Educare alla vita emotiva a scuola per prevenire la violenza di genere

imgGli episodi di violenza che vedono protagonisti i ragazzi si stanno moltiplicando tanto che siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa. La cronaca quotidiana è segnata da aggressività che denotano non solo mancanza di empatia ma anche una difficoltà, a tratti insormontabile, di riconoscere e accettare le differenze o le fragilità. E' del tutto evidente che le risposte non possono limitarsi a misure repressive ma devono fondarsi su nuovi percorsi formativi che, a partire dalla scuola, educhino le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del percorso educativo, alla dimensione affettiva. In questo senso, sarebbe fondamentale che tutte le forze politiche riconoscessero l'urgenza di intervenire per dare dignità di cittadinanza al sapere emotivo e riconoscere i sentimenti come una parte fondamentale dei processi di conoscenza. Per farlo, tuttavia, è necessario superare contrapposizioni ideologiche, spesso strumentali, che avvelenano il dibattito pubblico e spingono molti a rifiutare tout court il ruolo dell'intelligenza emotiva nella costruziono dei percorsi formativi.

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Inno alla vita

I bambini hanno tanto da insegnare ai grandi e questo lo dimostra il piccolo Gabriele, conosciuto da tutti come Lele Joker. Affetto da neuroblastoma ha trovato il coraggio di sorridere alla vita contagiando il popolo del web con la sua allegria e voglia di credere nel presente e nel futuro. Se non fosse tutto vero potrebbe apparire una favola, un miracolo di umanità che lascia senza parole. In un mondo troppo supeficiale e distratto, dove la comunicazione lascia il tempo che trova perché spesso ridondante e priva di veri contenuti, il piccolo Lele ha trovato da solo la sua strada. Sa quello che vuole ma la cosa più importante, oltre le migliaia di "likes" che hanno inondato la sua piccola vita, e' capace di insegnare a tutti a inseguire i propri sogni. Lele chiede di essere ascoltato e non compatito, di testimoniare in che modo si può lottare e vincere con il sorriso e l'ironia, sfidando le leggi della natura che impongono costrizioni e limitazioni, malattie spesso senza speranza. Il popolo del web si ferma e ascolta le sue parole, sorride e si commuove, si sveglia dal torpore della normalità che tutto appiattisce e confonde, percepisce nuovi orizzonti e comincia a credere che la speranza, l'ottimismo, il coraggio, la determinazione possono diventare contagiosi e far lievitare quel senso profondo di umanità capace di guarire ogni malattia.