- Scritto da Rosa Albertelli
- Categoria: La Bacheca dei Lettori
Uteri in affitto e 8 marzo
Ci si vuol far credere normale che una donna affitti il proprio utero e porti avanti una gravidanza e un parto per conto di altri: di donne che non possono o non vogliono accollarsi la fatica, meravigliosa fatica quando segue il proprio naturale percorso; di maschi, che per quanti sforzi facciano, non sono proprio in grado di generare figli senza il concorso di un corpo femminile.
Che cosa vogliamo che sia l’8 marzo? La celebrazione gioiosa di traguardi raggiunti oppure l’occasione per intraprendere nuove battaglie?

La vita e la morte mai così vicine da toccarsi e darsi la mano, l'inizio precoce di una primavera nella quale volontà e responsabilità diventano emblemi di una terra di confine dove risvegliare idee sopite, in un ciclo temporale che ritorna sempre a maturare frutti di una stagione migliore. Ascoltiamo e interpretiamo il dolore di una scelta mai come in questo caso in assenza di giudizio o pregiudizio, anticamere di argomentazioni religiose, filosofiche o etiche che fanno parte del nostro bagaglio culturale.
Gli eventi drammatici di questi ultimi giorni ci impongono una riflessione. La memoria degli uomini è stata sempre legata ai luoghi nei quali la storia personale si è radicata e sviluppata. Ma spesso gli uomini dimenticano, sbagliano, non imparano dagli errori a salvaguardare la natura e a condividere con essa le risorse, i cambiamenti che nel corso del tempo sono dettati dai cicli naturali dell'intero sistema.