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Il disegno come fonte d’informazione sulla personalità dei bambini

In presenza di bambini aggressivi, iperattivi, timidi, demotivati, il disegno può rappresentare un valido strumento di informazione e di analisi. Verso i due anni il bambino inizia l’attività del disegno. Dapprima il bambino scarabocchia per il piacere di lasciare una traccia sopra una superficie, una traccia sua, prodotta da lui.

In seguito, impara a controllare i movimenti della mano iniziando così una prima ricerca formale: il bambino disegna cerchi, linee e spirali volontariamente. Durante il terzo anno, e in alcuni casi prima, egli attribuisce un nome agli scarabocchi che produce, rivelando, secondo la psicologia evolutiva, un’intenzionalità rappresentativa: tuttavia non è sempre facile riconoscere nelle macchie e linee che traccia ciò che ha inteso raffigurare.
In questa fase il bambino non disegna più per il solo piacere del movimento, ma per esprimere. Disegnando e dipingendo il bambino verifica e approfondisce le sue conoscenze, oppure narra un’esperienza o, ancora, parla delle sue pulsioni o dei suoi conflitti interni. In quest’ultimo caso il disegno assume un valore liberatorio e terapeutico: esternando le proprie ansie e paure il soggetto se ne libera in parte e si rassicura. Nella fase che va dai sei agli undici anni il fanciullo ha acquisito, rispetto al bambino di età precedente, sufficiente tecnica per esprimersi in maniera più comprensibile e anche più soddisfacente ai propri occhi.
Non è una tecnica perfetta perché egli non sa ancora fare uso delle regole della prospettiva, ma gli “errori” che compie rivelano quelli che sono i suoi interessi ed i suoi stati emotivi. Il fanciullo, tanto per fare un esempio, può far uso della “tecnica” della trasparenza per rappresentare allo stesso tempo l’interno e l’esterno di un’abitazione perché entrambi gli aspetti lo interessano. Oppure può, proprio come i cubisti, raffigurare più piani sullo stesso foglio perché è interessato a tutti contemporaneamente (ribaltamento). Infine, può ingigantire o rimpicciolire una figura o una parte di essa senza rispettare le proporzioni, a seconda dell’importanza che le attribuisce.

Il disegno rappresenta, allora, una fonte inesauribile di informazioni, sia dal punto di vista emotivo che sociale. Ciò accade perché nell’esprimersi graficamente il bambino si diverte e, pur rivelando molto di sé attraverso tipici simbolismi, non sa di manifestarsi. L’adulto e il ragazzo invece, più smaliziati, si preoccupano di come gli altri possono giudicare i loro prodotti e di ciò che potrebbero capire del loro modo di esprimersi e perciò nel disegnare o nel dipingere sono più controllati e, tranne il caso che si tratti di artisti, meno spontanei. Poiché tale preoccupazione nei bambini non è tale da bloccare la libertà espressiva, i disegni infantili hanno un valore proiettivo superiore a quello che hanno in genere i disegni degli adolescenti e degli adulti. Non soltanto gli aspetti contenutistici, ma anche quelli formali (linea, spazio, colore) possono fornire delle informazioni sulla personalità dei bambini e sui loro stati emotivi.

Lucia Balista