Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

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Giornalisti a servizio dell'informazione (non dei partiti)

mattarellaIl Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel tradizionale discorso di fine anno ha dedicato un breve ma incisivo passaggio ai giornalisti: «un ruolo fondamentale è assegnato ai media e in particolare al nostro servizio pubblico. Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze. Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi. La cultura è un grande propulsore di qualità della vita e rende il tessuto sociale di un Paese più solido».

Con lo stile garbato che lo contraddistingue, il Presidente ha toccato una piaga dell'informazione radio-televisiva, che da tempo è troppo spesso diventata cassa di risonanza della propaganda politica, dove le opinioni degli schieramenti prevalgono sui dati di fatto. Come spiegare, altrimenti, che l'intervistato di turno affermi il contrario di quello che lo ha preceduto? l problema non è tanto dei politici che da tempo fanno il loro mestiere in questo modo discutibile, quanto dei giornalisti che si prestano al gioco: vien da pensare che stiano interpretando il loro ruolo più come addetti stampa di parte che professionisti al servizio di un'informazione obiettiva.

Si faccia caso ad un incipit divenuto costante nei TG di Rai1 e Rai2: quando si tratta la cronaca politica, l'intercalare più utilizzato avviene con il verbo "attaccare" ("attacca Tizio" per contrastare l'opinione di Caio). Questo modo di fare giornalismo non aiuta il confronto sulle idee e sui fatti, ma alimenta piuttosto quella degenerazione della politica che ha come scopo principale la delegittimazione dell'avversario, a prescindere da quello che dice e fa. Vien un po' da pensare a quell'atteggiamento infantile che i bambini esibiscono per affermarsi («il mio papà è più forte del tuo», «la mia auto è più veloce della tua» etc.). Invece abbiamo tutti bisogno di crescere come Paese civile e proprio i giornalisti dovrebbero stimolare i politici ad uscire dal qualunquismo infantile con cui si presentano sui media e sui social. Ci uniamo al Presidente Mattarella nel chiedere ai giornalisti maggior preparazione e competenza: non si può lasciare microfono e telecamera aperti agli sproloqui senza un minimo cenno di contrattitorio a partire da una approfondita conoscenza dei dati.

Non si tratta di nulla di straordinario. Nel Testo Unico dei doveri del giornalista, all'art. 2 che tratta dei Fondamenti deontologici, si legge: Il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti. 

copyright © Educare.it - Anno XX, N. 1, Gennaio 2020
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