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I ragazzi,
oggi, vivono soprattutto la contemporaneità; la contemporaneità
spaziale e temporale. Radio, telefoni e cellulari, fax, cinema,
internet e televisione (distruggono) alterano
il senso tradizionale delle lontananze topologiche e cronologiche.
Lo stesso dialogo intergenerazionale che un tempo garantiva
al fanciullo numerose sollecitazioni anche narrative per dislocarsi
nel tempo e nello spazio (il nonno che raccontava com’era
diversa la vita ai suoi tempi, il papà e la mamma che
mediavano tra il passato e i luoghi d’origine dei nonni con
il presente di vita dei figli) è stato fortemente nella
struttura delle famiglie e dai nuovi rapporti che si sono
instaurati con le attività lavorative e con la loro
durata. L’affollamento sul presente non è soltanto
spaziale e temporale, ma è anche psicologico: si erode
sempre più la capacità di immedesimarsi emotivamente
in tempi e spazi diversi dal nostro, di mantenere ben ferme
le differenze tra l’esperienza vissuta e quella immaginata
e virtuale. Il senso della memoria, in questo contesto, svanisce
in maniera spesso proporzionale alla facilità con cui
tutto può essere appiattito sulla contemporaneità
o richiamato ad essa grazie alla potenza delle memorie artificiali.
E la storia, che si sostanzia di memoria, di passato ben distinto
dal presente sebbene interpellato con le sensibilità
e i problemi maturati nel presente e di una progettazione
del futuro che lavora sul presente, facendo tesoro delle lezioni
e degli esempi ritrovati e incontrati nel passato, è
naturale che più che svalutata risulti estranea allo
spirito e alla pratica del tempo. Perdere, o compromettere,
il senso della storia, tuttavia, significa perdere, o compromettere,
il senso dell’umanità. Per questo, la difesa dell’una
è anche la difesa dell’altro.
Racconto, problema,
discussione
La Scuola Primaria è chiamata
a coltivare le condizioni che non solo autorizzano la storia,
ma la promuovono a fondamentale esperienza educativa di ciascuno.
Per questo deve anzitutto sollecitare l’incontro di esperienza
umane: esperienza di sé e degli altri, delle specifiche
identità di ciascuno, dei modi con cui si sfiorano,
si sovrappongono, si respingono, si differenziano in tracciati
plurali che è buona cosa ricostruire. Si tratta, in
altre parole, di raccontarsi e di raccontare: le proprie “storie”,
quelle degli altri, di chi ci è vicino affettivamente
e di chi ci è lontano, i problemi, le speranze, i sogni,
le disillusioni, le sorprese ecc. Tutti i modi del racconto
d’esperienza. Sarà spontaneo corroborare queste narrazioni
personali ascoltando altre narrazioni di uomini che non si
conoscono, ma che hanno però alimentato i racconti
di chi si conosce e li hanno pure caricati di entusiasmo e
di senso. Dalla narrazione biblica a quella evangelica, dal
mito alla tradizione popolare, dall’epopea di interi popoli
ai proverbi alla letteratura, che non è altro che racconto,
ovvero azione possibile di uomini. In secondo luogo, la Scuola
Primaria è chiamata a far scoprire la storia, quella
piccola di ciascuno e quella grande delle comunità
e dei popoli, come problema. Non basta narrare il verosimile,
ovvero praticare letteratura per scrivere di storia: occorre
narrare il vero. Ma come si può accertare se si dice
il vero o il falso? Se si dice tutta la verità su una
vicenda o soltanto una parte? Se e perché si fanno
selezioni: perché si è moralmente bugiardi,
perché si è ignoranti, perché si è
superficiali, perché si è troppo convinti delle
proprie idee e le si vuole imporre? Come è possibile
resistere a queste debolezze, quali contromisure metodologiche
sono disponibili? È facile mantenerle sempre attive?
C’è qualcuno che si può sottrarre a questi problemi?
Infine, la Scuola Primaria promuove l’incontro con la storia
come discussione. Proprio la problematicità
della storia impone il dialogo e il confronto: far valere
le proprie ragioni, certo; scegliere, con il contributo di
tutti, la ragione più affidabile, anche; ma non meno
cominciare a mettersi almeno qualche volta dal punto di vista
dell’altro e superare l’egocentrismo cognitivo. Discutere
è soprattutto questo: vedere meglio i nostri problemi,
considerando quelli degli altri.
Itinerari metodologici
La Scuola Primaria, quindi, accompagna
il fanciullo a comprendere che la dimensione storica della
realtà può essere indagata, conosciuta ed elaborata
attraverso categorie concettuali e procedure metodologiche.
E’ un percorso che deve avvenire in forma elementare ma significativa,
rispettando le capacità intellettive e affettive dell’allievo,
senza mai dimenticare che l’orizzonte di riferimento è
la prospettiva dell’educazione al tempo storico e sociale
e al senso dell’evento.
Tra narrazione e problematizzazione
In questo modo, rispettando tutti i
passaggi metodologici necessari, si realizza l’obiettivo primario
di far comprendere ai fanciulli la ricchezza della civiltà
di ogni epoca, come l’una nasca dall’altra per continuità
e rielaborazione del quadro complessivo e per integrazione
dei suoi dati; si afferma, inoltre, la consapevolezza
che se la storia, per certi versi, è storia di progresso
(ad esempio nelle scienze, nella durata della vita, nella
tecnologia, …) è anche storia di un continuo ripensamento
e adeguamento con vantaggi e perdite che occorre ben considerare.
Nel corso della Scuola Primaria la storia avvia i fanciulli
ad interrogarsi sui modi di vita degli uomini nelle diverse
epoche, a compararli a quelli attuali, bandendo giudizi frettolosi
e assoluti e riducendo progressivamente le spiegazioni causali
magiche, semplificatorie e stereotipate. Il suo insegnamento
deve, innanzi tutto, contribuire alla costruzione della nozione
del tempo nel fanciullo. Prendendo spunto dal tempo vissuto,
egli costruisce e consolida strumenti di marcatura del tempo,
inizia a percepire la temporalità e a scriverla in
un itinerario di accesso alla percezione del tempo sociale
e del tempo storico. Questo accostamento alla storia non si
oppone alla narrazione, ma anzi si appunta sulla strutturanarrativa,
che diventa un prezioso aiuto alla comprensione delle cose:
ricostruire situazioni reali a partire da fonti validamente
interrogate, situarsi nel tempo che passa, sono le caratteristiche
che devono contribuire a situare il fanciullo nella sua comunità
e a sviluppare il suo spirito di tolleranza di fronte alle
differenze di oggi, dopo aver imparato a conoscere quelle
di ieri.
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Cronologia
L’insegnamento cronologico della storia, nel nuovo sistema
di istruzione e di formazione, viene ripetuto due volte: la
prima dal secondo biennio della Scuola Primaria (classe quarta)
all’ultimo anno della Scuola Secondaria di 1°grado (classe
terza); la seconda a partire dal primo anno fino all’ultimo
anno dell’istruzione secondaria realizzata sia nei Licei,
sia negli Istituti di Istruzione e Formazione Professionale.
Le classi prima, seconda e terza della Scuola Primaria sono
considerate propedeutiche alla costruzione della dimensione
temporale e spaziale della storia dell’uomo che viene sviluppata,
parallelamente a tutte le altre dimensioni della conoscenza,
in una logica di integralità e di sintesi educativa.
Dalle "storie"
alla storia
L'introduzione alla dimensione storica non può avvenire
astrattamente, ma emerge dalla proposta di "storie"
che, attraverso la dimensione narrativa, in particolare quella
epica e mitica delle civiltà antiche, sviluppino l’approccio
narrativo alla realtà del bambino in modo aperto all’incremento
e alla rettificazione dei dati, suscitando domande, confronti
e paragoni col passato. Il passaggio dal racconto mitico a
quello storico è poi contrassegnato dal riferimento
alla dimensione di verità cui la conoscenza storica
mira. L’introduzione alla storia è perciò, insieme,
incontro con la realtà del passato e iniziale presa
di coscienza di un metodo di ricerca adeguato. Mentre
non è realistico pensare che il fanciullo possa fare
esperienza diretta della ricerca storica, è invece
importante che faccia un'esperienza conoscitiva analoga a
quella della ricerca storica stessa: essa parte dalla curiosità
e dalla domanda che possono essere suscitate, oltre che dai
“segni del tempo” presenti nella realtà a lui familiare,
da dati documentari problematici proposti dall’insegnante,
per giungere all’incontro con la problematica umana che attraversa
un evento di un periodo “altro” dal presente, fino ad una
prima concettualizzazione degli elementi di identificazione
della realtà storica (i fatti, gli uomini, i fattori
geografici, culturali, politici ed economici) esaminata. Attraverso
la narrazione di eventi storici e attraverso la problematizzazione
e la discussione di tali narrazioni, problematizzazione e
discussione che può anche essere sollecitata da Laboratori
nel corso dei quali si lavora su documenti (iconografici,
scritti, orali ecc.), si favorisce un apprendimento non puramente
mnemonico della disciplina, ma un atteggiamento conoscitivo
critico e dinamico.
La classe prima e il
primo biennio
Nelle classi I, II e III della Scuola Primaria si pongono
le basi dell’orientamento nella dimensione temporale e della
capacità di collocare gli eventi nello spazio e nel
tempo: a partire dalla dimensione esistenziale
della memoria personale del fanciullo si giunge alla memoria
familiare e sociale e, quindi, alla scoperta della continuità
tra l’esperienza dell’uomo del presente e l’esperienza dell'uomo
del passato. Lo studio della storia ha qui carattere
predisciplinare, vertendo sui concetti basilari vicini alla
realtà concreta del fanciullo, da lui posseduti ma
non riconosciuti in una forma ed in un linguaggio adeguato;
introduce al contempo alla dimensione della memoria comune
sociale attraverso il riferimento al passato prossimo del
contesto familiare e locale.Nella fase iniziale della Scuola
Primaria si tiene conto del fatto che la conoscenza di sé
e dell’altro, l’esplorazione del passato proprio e altrui,
la scoperta dello spazio vissuto e delle regole che governano
i rapporti interpersonali sono processi già avviati
che hanno trovato innumerevoli occasioni di esplicitazione
sia nella vita familiare ed extra familiare, sia nella Scuola
dell’Infanzia. Si tratta, dunque, di creare occasioni intenzionali
di potenziamento di tali processi affinché gli alunni
vengano guidati alla acquisizione di coordinate spazio-temporali
che consentano la narrazione e la ricostruzione di semplici
catene di eventi che avvengono in determinati spazi e tempi.
Procedendo su un terreno di estrema concretezza legato alla
propria storia personale e familiare, si persegue la distinzione
tra il prima e il dopo, il lontano e il vicino, facendo notare
che oggetti che condividono uno stesso spazio possono avere
una relazione diversa in ordine al tempo, e che spazio e tempo
non hanno soltanto una consistenza oggettiva, ma pure soggettiva,
psicologica. Allargando la prospettiva
all’ambiente in cui vive il fanciullo (il paese, la città,
gli strumenti di uso quotidiano, le attività umane,
…), lo si conduce alla riflessione sui cambiamenti storici
della realtà a lui vicina e lo si avvia alla ricerca
di documentazione significativa che gli permetta una prima,
sia pur semplice, ricostruzione storica, di aspetti e problemi
del suo ambiente di vita. Parallelamente si rinforza
la conoscenza linguistica che avvia all’uso delle parole-chiave
necessarie per comprendere e descrivere il mondo in una prospettiva
storica. In particolare nella classe III è prevedibile,
oltre all’approfondimento dei momenti significativi del passaggio
dalla preistoria alla storia, anche un percorso narrativo
a titolo esemplificativo che permetta l’incontro con eventi,
momenti, figure significativi del nostro passato remoto, con
particolare ma non esclusivo riferimento alla storia locale.
L’insegnante sceglie quadri relativi alle prime società
organizzate e ne mette in evidenza le caratteristiche organizzative
e sociali rendendo l’allievo disponibile alla riflessione
comparativa tra il passato e il presente, senza mai dimenticare
la componente spaziale e geografica.
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