PROGRAMMA DI STORIA  
- Indicatori temporali.- Rapporti di causalità tra fatti e situazioni.
- Trasformazioni di uomini, oggetti, ambienti connesse al trascorrere del tempo
- Concetto di periodizzazione.
- Testimonianze di eventi, momenti, figure significative presenti nel proprio territorio e caratterizzanti la storia locale.
- La terra prima dell’uomo e le esperienze umane preistoriche: la comparsa dell’uomo, i cacciatori delle epoche glaciali, la rivoluzione neolitica e l’agricoltura, lo sviluppo dell’artigianato e primi commerci.
- Passaggio dall’uomo preistorico all’uomo storico nelle civiltà antiche.

- Miti e leggende delle origini
- Applicare in modo appropriato gli indicatori temporali, anche in successione.
- Utilizzare l’orologio nelle sue funzioni.
- Riordinare gli eventi in successione logica e analizzare situazioni di concomitanza spaziale e di contemporaneità
.- Individuare a livello sociale relazioni di causa e effetto e formulare ipotesi sugli effetti possibili di una causa.
- Osservare e confrontare oggetti e persone di oggi con quelli del passato.
- Distinguere e confrontare alcuni tipi di fonte storica orale e scritta.
- Riconoscere la differenza tra mito e racconto storico.
- Leggere ed interpretare le testimonianze del passato presenti sul territorio.
- Individuare
nella storia di persone diverse vissute nello stesso tempo e nello stesso luogo gli elementi di costruzione di una memoria comune.

Tab A - Dalle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati nella scuola primaria (Obiettivi specifici di apprendimento per le classi seconda e terza in Allegato B, Legge n. 53, 28.03.03). [1]

PROGRAMMA DI STORIA  

I ragazzi, oggi, vivono soprattutto la contemporaneità; la contemporaneità spaziale e temporale. Radio, telefoni e cellulari, fax, cinema, internet e televisione (distruggono) alterano il senso tradizionale delle lontananze topologiche e cronologiche. Lo stesso dialogo intergenerazionale che un tempo garantiva al fanciullo numerose sollecitazioni anche narrative per dislocarsi nel tempo e nello spazio (il nonno che raccontava com’era diversa la vita ai suoi tempi, il papà e la mamma che mediavano tra il passato e i luoghi d’origine dei nonni con il presente di vita dei figli) è stato fortemente nella struttura delle famiglie e dai nuovi rapporti che si sono instaurati con le attività lavorative e con la loro durata. L’affollamento sul presente non è soltanto spaziale e temporale, ma è anche psicologico: si erode sempre più la capacità di immedesimarsi emotivamente in tempi e spazi diversi dal nostro, di mantenere ben ferme le differenze tra l’esperienza vissuta e quella immaginata e virtuale. Il senso della memoria, in questo contesto, svanisce in maniera spesso proporzionale alla facilità con cui tutto può essere appiattito sulla contemporaneità o richiamato ad essa grazie alla potenza delle memorie artificiali. E la storia, che si sostanzia di memoria, di passato ben distinto dal presente sebbene interpellato con le sensibilità e i problemi maturati nel presente e di una progettazione del futuro che lavora sul presente, facendo tesoro delle lezioni e degli esempi ritrovati e incontrati nel passato, è naturale che più che svalutata risulti estranea allo spirito e alla pratica del tempo. Perdere, o compromettere, il senso della storia, tuttavia, significa perdere, o compromettere, il senso dell’umanità. Per questo, la difesa dell’una è anche la difesa dell’altro.

Racconto, problema, discussione
La Scuola Primaria è chiamata a coltivare le condizioni che non solo autorizzano la storia, ma la promuovono a fondamentale esperienza educativa di ciascuno. Per questo deve anzitutto sollecitare l’incontro di esperienza umane: esperienza di sé e degli altri, delle specifiche identità di ciascuno, dei modi con cui si sfiorano, si sovrappongono, si respingono, si differenziano in tracciati plurali che è buona cosa ricostruire. Si tratta, in altre parole, di raccontarsi e di raccontare: le proprie “storie”, quelle degli altri, di chi ci è vicino affettivamente e di chi ci è lontano, i problemi, le speranze, i sogni, le disillusioni, le sorprese ecc. Tutti i modi del racconto d’esperienza. Sarà spontaneo corroborare queste narrazioni personali ascoltando altre narrazioni di uomini che non si conoscono, ma che hanno però alimentato i racconti di chi si conosce e li hanno pure caricati di entusiasmo e di senso. Dalla narrazione biblica a quella evangelica, dal mito alla tradizione popolare, dall’epopea di interi popoli ai proverbi alla letteratura, che non è altro che racconto, ovvero azione possibile di uomini. In secondo luogo, la Scuola Primaria è chiamata a far scoprire la storia, quella piccola di ciascuno e quella grande delle comunità e dei popoli, come problema. Non basta narrare il verosimile, ovvero praticare letteratura per scrivere di storia: occorre narrare il vero. Ma come si può accertare se si dice il vero o il falso? Se si dice tutta la verità su una vicenda o soltanto una parte? Se e perché si fanno selezioni: perché si è moralmente bugiardi, perché si è ignoranti, perché si è superficiali, perché si è troppo convinti delle proprie idee e le si vuole imporre? Come è possibile resistere a queste debolezze, quali contromisure metodologiche sono disponibili? È facile mantenerle sempre attive? C’è qualcuno che si può sottrarre a questi problemi? Infine, la Scuola Primaria promuove l’incontro con la storia come discussione. Proprio la problematicità della storia impone il dialogo e il confronto: far valere le proprie ragioni, certo; scegliere, con il contributo di tutti, la ragione più affidabile, anche; ma non meno cominciare a mettersi almeno qualche volta dal punto di vista dell’altro e superare l’egocentrismo cognitivo. Discutere è soprattutto questo: vedere meglio i nostri problemi, considerando quelli degli altri.

Itinerari metodologici
La Scuola Primaria, quindi, accompagna il fanciullo a comprendere che la dimensione storica della realtà può essere indagata, conosciuta ed elaborata attraverso categorie concettuali e procedure metodologiche. E’ un percorso che deve avvenire in forma elementare ma significativa, rispettando le capacità intellettive e affettive dell’allievo, senza mai dimenticare che l’orizzonte di riferimento è la prospettiva dell’educazione al tempo storico e sociale e al senso dell’evento.

Tra narrazione e problematizzazione
In questo modo, rispettando tutti i passaggi metodologici necessari, si realizza l’obiettivo primario di far comprendere ai fanciulli la ricchezza della civiltà di ogni epoca, come l’una nasca dall’altra per continuità e rielaborazione del quadro complessivo e per integrazione dei suoi dati; si afferma, inoltre, la consapevolezza che se la storia, per certi versi, è storia di progresso (ad esempio nelle scienze, nella durata della vita, nella tecnologia, …) è anche storia di un continuo ripensamento e adeguamento con vantaggi e perdite che occorre ben considerare. Nel corso della Scuola Primaria la storia avvia i fanciulli ad interrogarsi sui modi di vita degli uomini nelle diverse epoche, a compararli a quelli attuali, bandendo giudizi frettolosi e assoluti e riducendo progressivamente le spiegazioni causali magiche, semplificatorie e stereotipate. Il suo insegnamento deve, innanzi tutto, contribuire alla costruzione della nozione del tempo nel fanciullo. Prendendo spunto dal tempo vissuto, egli costruisce e consolida strumenti di marcatura del tempo, inizia a percepire la temporalità e a scriverla in un itinerario di accesso alla percezione del tempo sociale e del tempo storico. Questo accostamento alla storia non si oppone alla narrazione, ma anzi si appunta sulla strutturanarrativa, che diventa un prezioso aiuto alla comprensione delle cose: ricostruire situazioni reali a partire da fonti validamente interrogate, situarsi nel tempo che passa, sono le caratteristiche che devono contribuire a situare il fanciullo nella sua comunità e a sviluppare il suo spirito di tolleranza di fronte alle differenze di oggi, dopo aver imparato a conoscere quelle di ieri.

Cronologia
L’insegnamento cronologico della storia, nel nuovo sistema di istruzione e di formazione, viene ripetuto due volte: la prima dal secondo biennio della Scuola Primaria (classe quarta) all’ultimo anno della Scuola Secondaria di 1°grado (classe terza); la seconda a partire dal primo anno fino all’ultimo anno dell’istruzione secondaria realizzata sia nei Licei, sia negli Istituti di Istruzione e Formazione Professionale. Le classi prima, seconda e terza della Scuola Primaria sono considerate propedeutiche alla costruzione della dimensione temporale e spaziale della storia dell’uomo che viene sviluppata, parallelamente a tutte le altre dimensioni della conoscenza, in una logica di integralità e di sintesi educativa.

Dalle "storie" alla storia
L'introduzione alla dimensione storica non può avvenire astrattamente, ma emerge dalla proposta di "storie" che, attraverso la dimensione narrativa, in particolare quella epica e mitica delle civiltà antiche, sviluppino l’approccio narrativo alla realtà del bambino in modo aperto all’incremento e alla rettificazione dei dati, suscitando domande, confronti e paragoni col passato. Il passaggio dal racconto mitico a quello storico è poi contrassegnato dal riferimento alla dimensione di verità cui la conoscenza storica mira. L’introduzione alla storia è perciò, insieme, incontro con la realtà del passato e iniziale presa di coscienza di un metodo di ricerca adeguato. Mentre non è realistico pensare che il fanciullo possa fare esperienza diretta della ricerca storica, è invece importante che faccia un'esperienza conoscitiva analoga a quella della ricerca storica stessa: essa parte dalla curiosità e dalla domanda che possono essere suscitate, oltre che dai “segni del tempo” presenti nella realtà a lui familiare, da dati documentari problematici proposti dall’insegnante, per giungere all’incontro con la problematica umana che attraversa un evento di un periodo “altro” dal presente, fino ad una prima concettualizzazione degli elementi di identificazione della realtà storica (i fatti, gli uomini, i fattori geografici, culturali, politici ed economici) esaminata. Attraverso la narrazione di eventi storici e attraverso la problematizzazione e la discussione di tali narrazioni, problematizzazione e discussione che può anche essere sollecitata da Laboratori nel corso dei quali si lavora su documenti (iconografici, scritti, orali ecc.), si favorisce un apprendimento non puramente mnemonico della disciplina, ma un atteggiamento conoscitivo critico e dinamico.

La classe prima e il primo biennio
Nelle classi I, II e III della Scuola Primaria si pongono le basi dell’orientamento nella dimensione temporale e della capacità di collocare gli eventi nello spazio e nel tempo: a partire dalla dimensione esistenziale della memoria personale del fanciullo si giunge alla memoria familiare e sociale e, quindi, alla scoperta della continuità tra l’esperienza dell’uomo del presente e l’esperienza dell'uomo del passato. Lo studio della storia ha qui carattere predisciplinare, vertendo sui concetti basilari vicini alla realtà concreta del fanciullo, da lui posseduti ma non riconosciuti in una forma ed in un linguaggio adeguato; introduce al contempo alla dimensione della memoria comune sociale attraverso il riferimento al passato prossimo del contesto familiare e locale.Nella fase iniziale della Scuola Primaria si tiene conto del fatto che la conoscenza di sé e dell’altro, l’esplorazione del passato proprio e altrui, la scoperta dello spazio vissuto e delle regole che governano i rapporti interpersonali sono processi già avviati che hanno trovato innumerevoli occasioni di esplicitazione sia nella vita familiare ed extra familiare, sia nella Scuola dell’Infanzia. Si tratta, dunque, di creare occasioni intenzionali di potenziamento di tali processi affinché gli alunni vengano guidati alla acquisizione di coordinate spazio-temporali che consentano la narrazione e la ricostruzione di semplici catene di eventi che avvengono in determinati spazi e tempi. Procedendo su un terreno di estrema concretezza legato alla propria storia personale e familiare, si persegue la distinzione tra il prima e il dopo, il lontano e il vicino, facendo notare che oggetti che condividono uno stesso spazio possono avere una relazione diversa in ordine al tempo, e che spazio e tempo non hanno soltanto una consistenza oggettiva, ma pure soggettiva, psicologica. Allargando la prospettiva all’ambiente in cui vive il fanciullo (il paese, la città, gli strumenti di uso quotidiano, le attività umane, …), lo si conduce alla riflessione sui cambiamenti storici della realtà a lui vicina e lo si avvia alla ricerca di documentazione significativa che gli permetta una prima, sia pur semplice, ricostruzione storica, di aspetti e problemi del suo ambiente di vita. Parallelamente si rinforza la conoscenza linguistica che avvia all’uso delle parole-chiave necessarie per comprendere e descrivere il mondo in una prospettiva storica. In particolare nella classe III è prevedibile, oltre all’approfondimento dei momenti significativi del passaggio dalla preistoria alla storia, anche un percorso narrativo a titolo esemplificativo che permetta l’incontro con eventi, momenti, figure significativi del nostro passato remoto, con particolare ma non esclusivo riferimento alla storia locale. L’insegnante sceglie quadri relativi alle prime società organizzate e ne mette in evidenza le caratteristiche organizzative e sociali rendendo l’allievo disponibile alla riflessione comparativa tra il passato e il presente, senza mai dimenticare la componente spaziale e geografica.

Tab. B - Dalle Raccomandazioni per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio personalizzati nella Scuola Primaria (Legge n. 53, 28.03.03). [2]

Note:
[1] Le parti evidenziate si riferiscono alle tematiche specificatamente trattate dal Progetto di storia della scuola
[2] Le parti evidenziate si riferiscono alle tematiche specificatamente trattate dal Progetto di storia della scuola


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