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DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

 

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I DISTURBI ALIMENTARI:
che cosa sono e come si manifestano

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di Laura Fornari

Con il termine "Disturbo alimentare" si indica una vera e propria malattia, la prima causa di morte fra le malattie psichiatriche, e si riscontra sempre più frequentemente in ragazze giovani, ma anche in soggetti di trenta, trentacinque anni. E’ un "male di vivere" che forse nasce da un rapporto distorto con la famiglia e con gli altri, ma prima di tutto con sé stessi, con la propria individualità.

Questa malattia ha una lunga storia, ma la sua esplosione è avvenuta particolarmente dopo la seconda guerra mondiale e in prevalenza nei paesi industrializzati. Sia l’anoressia che la bulimia, sono praticamente sconosciute al di fuori del mondo occidentale. Alla fine degli anni Sessanta le patologie alimentari hanno subito un impressionante aumento, dovuto al fatto che questi disturbi costituiscono l’espressione estrema del cambiamento delle aspettative sociali nei confronti delle donne.

Quasi sempre inizia con una dieta, ma alla base ci sono molte altre cause scatenanti che portano queste ragazze a cercare l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che pensano di non avere sulla propria vita.

Allora cerchiamo di capire quali sono questi fattori scatenanti e di spiegare su quali basi si fondano e come mai si automantengono.

Ci sono delle difficoltà di relazione in famiglia e nei rapporti con gli altri che si accompagnano ad una insoddisfazione nei confronti del proprio aspetto e delle forme del proprio corpo.

Si decide di mettersi a dieta; all’inizio solo con l’intenzione di modificare il proprio corpo, ma in seguito questo comportamento rinforza il senso di autocontrollo e di conseguenza la sensazione del proprio valore (io sono più brava di altri nel fare questa cosa perciò valgo di più). In questa fase hanno un grosso peso i rinforzi sociali!

Le amiche le invidiano perché riescono a stare a dieta e a dimagrire, le persone in genere fanno loro complimenti per la loro forma fisica. Per i primi giorni digiunare è faticoso ma i risultati le compensano della fatica, anzi rinforzano la loro autostima.

Purtroppo, quando le diete sono troppo drastiche, portano il corpo ad avere comportamenti biologici funzionali alla sopravvivenza; viene così prodotta una quantità di serotonina (neurotrasmettitore che seda la sofferenza e il dolore) molto superiore alla norma e così, per i primi tempi, queste ragazze sentono di avere una forza e delle capacità superiori alla norma. Questo periodo, che è quello più critico per l’instaurarsi della malattia, viene definito "luna di miele con l’anoressia". A questo punto si instaura un meccanismo che è quello che rende così difficile la cura di questa malattia: la sensazione che provano queste ragazze di aver trovato la cura per i propri problemi. Così come l’alcolista considera l’alcol il sostegno di cui ha bisogno per affrontare delle situazioni in cui si sente inadeguato e poi cade in una dipendenza invalidante.

Con il protrarsi della dieta, che diventa sempre più restrittiva, anche questo vantaggio iniziale viene a mancare ed inizia la fase della depressione, della fobia per il cibo, della percezione errata della propria immagine corporea, la scomparsa del ciclo mestruale.

Molte ragazze ed anche adulti, per motivi diversi, devono osservare una dieta dimagrante, ma non per questo sviluppano questa malattia. Questa è la perplessità di molte persone. In effetti ci si è molto interrogati su questo punto e tuttora gli studi sono in corso, sia a livello biologico che psichico. Una cosa che si ritrova sempre in questi casi è la presenza di un fattore precipitante che scatena il disturbo. Possono esserci tutti i fattori che predispongono a sviluppare la malattia, ma non si sviluppa perché manca il fattore precipitante. Una ragazza che soffre di questo disturbo l’ha definito <<la goccia che fa traboccare il vaso>>. Quella goccia dà inizio all’insoddisfazione corporea. L’insoddisfazione per il proprio peso, per l’aspetto fisico, porta a fare una dieta. Come già detto, la cosa particolare è che in questi casi la dieta è severa e viene utilizzata per aumentare la propria autostima, ci si gioca il senso di autocontrollo ed il proprio valore personale; questa è la differenza rispetto al semplice perdere qualche chilo.

Anche il clima culturale in cui oggi le ragazze crescono, ha un peso fondamentale nell’instaurarsi di questa malattia. La dove il ruolo femminile viene vissuto con confusione, è più difficile per una donna sviluppare un’identità femminile chiaramente definita ed armonizzare le aspettative e le esigenze personali con quelle del mondo esterno. Il fatto che questo disturbo si sia diffuso in forma epidemica negli Stati Uniti, ci riporta alle richieste sociali di quella cultura rispetto al ruolo femminile: il modello della donna di successo, competitiva e autonoma. A questo tipo di donna moderna, vengono associati la magrezza, la forma fisica e l’autocontrollo.

La bulimia, pur avendo alla base gli stessi valori culturali che stanno alla base dell’anoressia, ha alla base anche una difficoltà molto evidente di autonomizzazione dalla propria famiglia d’origine, oppure si instaura dopo l’anoressia, la dove c’è un carattere più impulsivo e meno volitivo. Allora si cede alla "tentazione" del cibo abbuffandosi in modo compulsivo ed ossessivo, poi si ricorre al vomito per rimediare. In questi casi i problemi fisici sono ancora più gravi che nell’anoressia, meno evidenti e più subdoli, come ci si accorge di queste malattie, dei segnali da non sottovalutare e perché è importante intervenire molto presto.

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, Ottobre 2001


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