HOME

DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

I DISTURBI ALIMENTARI
La relazione genitori-figli: le domande sempre presenti
(Di chi è la colpa? Perché proprio a noi?)

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

 

di Laura Fornari

La prima cosa che i genitori si chiedono di fronte ad una diagnosi di anoressia nervosa è proprio questa: di chi è la colpa? Soprattutto le madri, pensano che la malattia della figlia sia una conseguenza della loro incapacità di essere buone madri. Tutto questo perché per molti anni giornali e trasmissioni varie hanno fatto risalire questo disturbo ad un cattivo rapporto con la madre.

Il vero problema è che l’adolescenza è sempre un momento di conflitto con i genitori ed in particolar modo con il genitore dello stesso sesso. Poiché l’anoressia è una malattia che colpisce prevalentemente ragazze giovani, in tempi passati, quando si era ancora alla ricerca di spiegazioni, il rapporto conflittuale tra adolescenti e madri è stata un’ipotesi da molti ritenuta plausibile. Molte mamme sono iperprotettive ed ansiose con le loro figlie, ma non per questo le ragazze diventano anoressiche.

Come abbiamo già visto nell’intervento precedente, ci sono delle caratteristiche caratteriali e situazioni sociali particolari che possono favorire l’insorgere di questa malattia; favorire, non causare!

Spesso sono proprio i padri che accusano le mogli di aver troppo viziato le figlie: "Le hai sempre dato tutto quello che voleva…" oppure il contrario: "le stai sempre troppo addosso… sei troppo apprensiva…" e rimproveri di vario tipo sulle loro capacità educative. In realtà non è il comportamento educativo delle mamme che può favorire lo strutturarsi di certe caratteristiche caratteriali, ma piuttosto lo stile di vita di tutta la famiglia. Ad esempio: la preoccupazione del giudizio esterno, che come conseguenza porta ad attribuire al pensiero degli altri una maggior importanza del proprio, è un atteggiamento che hanno molte famiglie.

I padri si sentono meno in colpa per questo comportamento delle figlie, anche perché spesso non si sono occupati molto della loro educazione. Si sono limitati a fornire i mezzi per "viziare" le figlie.

Questa è una delle accuse che vengono rivolte ai padri dalle mogli: "Non ci sei mai… non ti interessi di niente per quanto riguarda l’educazione dei figli, e poi dici a me che vi stresso, ma tu ti sei sempre disinteressato dei suoi problemi….".

A questo punto i genitori sono esasperati… ed è facile che questa situazione crei una profonda frattura tra la ragazza ed i suoi famigliari… situazione che accentua il senso di impotenza dei genitori e l’atteggiamento oppositivo dell'adolescente.

Non è facile per queste famiglie uscire dall’ottica che non ha senso parlare di colpe o ad un’unica causa per spiegare l’insorgere dell’anoressia e della bulimia. E’ più giusto appellarsi ad una serie di fattori che interagendo tra loro, concorrono a determinare questa patologia: predisposizione, relazioni, contesto e fattore scatenante. Uno solo di questi fattori, preso separatamente, non significa nulla. Anche l'origine genetica è stata presa in considerazione, ma per il momento è solo un’ipotesi.

Se si fa una ricerca a ritroso nella storia di queste ragazze, si trova quasi sempre un quadro generale caratterizzato da bisogni affettivi quasi ossessivi, non espressi e di conseguenza difficilmente soddisfatti. In molte situazioni di disturbi dell'alimentazione, la tipologia di coppia genitoriale è questa: una mamma molto rigida e normativa, spesso ipercritica ed un papà poco presente ma molto materno (quando c’è).

Da qui può scaturire la confusione nella percezione del proprio ruolo affettivo e sociale che spesso caratterizza le ragazze che soffrono di anoressia e bulimia. Si è anche ipotizzato una confusione di fondo nell’appartenenza di genere ed una probabile omosessualità latente.

Un altro comportamento tipico della famiglia delle ragazze anoressiche, ancor più evidente per le bulimiche, è una falsità velata nei comportamenti relazionali; non si deve mai dire apertamente ciò che si pensa! Se esprimono il proprio pensiero gli altri non li accettano oppure pensano di poter "perdere il controllo" e di arrivare ad offendere l’interlocutore. Meglio inventare delle scuse accettabili ma continuare ad avere l’approvazione altrui!

Un altro atteggiamento dei genitori che fa star molto male le ragazze anoressiche, è l’abitudine di scusare e giustificare sempre il comportamento degli altri rispetto al loro. Molte ragazze dicono: "non ho mai capito se i miei genitori mi volessero veramente bene o se per loro fossero più importanti gli altri" oppure "ho sempre pensato che i miei genitori si vergognassero di me". L’errore educativo che sta alla base di questo di questo comportamento è l’utilizzo del "senso di vergogna" anziché del "senso di responsabilità". E’ un errore gravissimo e purtroppo ancora molto diffuso; quante volte si sentono genitori, anche in pubblico, dire ai propri figli "VERGOGNATI" oppure "MA NON TI VERGOGNI?".

Ed a questo punto si suppone che se un figlio non si vergogna, dovrebbe "almeno" provare senso di colpa. Ecco che la propria disistima ed il senso di colpa mettono radici profonde e difficili da estirpare.

Spesso a questi comportamenti si aggiungono percosse e violenze verbali, che non sono meno dolorose di quelle fisiche.

I bambini, di fronte a questi comportamenti, non esprimono la loro collera per essere stati umiliati o maltrattati ed allora che cosa ne è della sofferenza che non è e non deve essere espressa? Purtroppo non scompare nel nulla, ma con il tempo si trasforma in un odio, più o meno consapevole, contro il proprio sé. Il bambino deve reprimere e soffocare i suoi sentimenti e per continuare a vivere con le persone che "lo maltrattano" deve cercare di dimenticare il comportamento umiliante che ha provocato la sua rabbia.

Ma se impiega tutte le sue energie nel lavoro di rimozione, che al momento gli è assolutamente necessario, anzi vitale, ne paga le conseguenze, molto frequentemente, a lungo termine, poiché la "rimozione" è un’ingannevole illusione, la cui funzione adattiva nella fanciullezza, si trasforma nell’adolescenza e nell’età adulta in una forza distruttiva. Ecco che allora i sentimenti d’impotenza, d’ira, di frustrazione, estrapolati dalle cause che li avevano generati, si esprimeranno in atti distruttivi rivolti agli altri o contro sé stessi, con effetti patogeni. Sono atteggiamenti sottovalutati dai genitori, perché si ritengono comportamenti accettabili in educazione, in realtà non è così. Si dovrebbe imparare a trattare i figli come trattiamo i nostri amici, perché spesso si è più gentili con gli estranei che con i figli. Nel prossimo articolo si parlerà di come tradurre in pratica la teoria, nella prevenzione e nella cura di questa patologia.

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001

 


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000